Riparte «You» tra novità e conferme del passato
Riparte «You» tra novità e conferme del passato
Televisione

Riparte «You» tra novità e conferme del passato

«Penso che potremmo portare Joe Goldberg in qualsiasi luogo e la serie funzionerebbe lo stesso». Quando Penn Badgley, nel promuovere la seconda stagione di You, ha rievocato un suo incontro con il produttore dello show, Greg Berlanti, inconsapevolmente, ha riassunto le ragioni di un successo destinato a durare. You, serie Netflix che avrebbe dovuto essere adattamento dei romanzi scritti da Caroline Kepnes, potrebbe ripetersi all'infinito e, nel suo ripetersi, trovare motivi sufficienti ad andare avanti, ancora e ancora: una stagione via l'altra, in un loop eterno che niente, neppure l'inizio tentennante del terzo capitolo, ha potuto spezzare. You, la cui terza parte ha debuttato su Netflix venerdì 15 ottobre, è stato così rinnovato per una quarta, rimasta ad oggi senza data di uscita. Quando, dunque, sarà dato vedere chi e cosa attenda Joe Goldberg, squinternato in cappellino, non è chiaro. Ma, dal gran finale della terza stagione, una cosa è apparsa certa: Goldberg, il volto di Penn Badgley, non perderà il pelo e nemmeno il vizio. Perché, è bene tacerlo, onde evitare si incappi nei mai sufficientemente odiati spoiler. Basti dire, però, che la metamorfosi che l'inizio della stagione sembrava promettere non si è compiuta.

Joe Goldberg, la cui esistenza, nella prima stagione della serie televisiva, pareva essere legittimata dalla volontà di affrontare un tema caldo, lo stalking, si è evoluto negli anni. («Involuto», forse, sarebbe più appropriato). Il ragazzo timido, alla ricerca disperata di una donna con la quale costruire la famiglia che da bambino gli è stata negata, è stato rimpiazzato da uno stalker prima, un assassino poi. New York è diventata Los Angeles e Los Angeles, all'inizio della terza stagione, si è trasformata in San Francisco. Madre Linda, per l'esattezza, un paradiso per gente ricca, dove le case possiedono giardini immensi e le strade sono costruite con il rigore geometrico del Truman Show. Beck, l'oggetto del desiderio di un Goldberg alla prima stagione, è morta e, a rimpiazzarla, sono intervenute altre donne: Candance, Delilah, Love, l'unica che avrebbe visto il mostro. Lo avrebbe amato, emulato e poi «incastrato». Love Quinn (Victoria Pedretti), con una frase («Sono incinta»), ha rotto il circolo vizioso di ossessioni e ammazzamenti, inaugurando la terza stagione di You. Un matrimonio, un nuovo quartiere, la promessa banale di una vita borghese, convenzionale e ordinariamente noiosa. You, per il primo episodio della terza stagione, si è trasformato in una commedia romantica, il cui finale pareva destinato a cambiare per sempre (e in peggio) il ritmo della narrazione.

L'ossessione di Joe Goldberg per le creature di sesso femminile, con tanto di pedinamenti, atti di onanismo, feticci e feticismi, è sfociata nella gelosia morbosa della moglie, Love Quinn, una psicopatica senza paura d'uccidere. Così, con il primo episodio della terza stagione, è arrivato il primo cadavere. Con il secondo, la terapia di coppia. Con il quarto, la pianificazione di una realtà tragicomica, più adatta ad un B-Movie che ad una serie dalle ambizioni drammatiche. E, quasi, nello spettatore, si è fatta strada la tentazione di spegnerlo il televisore, Internet, di dare forfait. Ma, con gli episodi successivi, qualcosa è cambiato. La strada di You è tornata ad essere quella iniziale e il ciclo di morti e ossessioni a ripreso a scorrere, fino al gran finale. Il decimo ed ultimo episodio dello show ha segnato, al contempo, la fine e l'inizio. Non ci sarà più Madre Linda, San Francisco, la speranza che un figlio possa essere ragione sufficiente a raddrizzare la natura umana. Il mostro, seppur mitigato dalla volontà di essere un brav'uomo, tornerà a manifestarsi. Non negli Stati Uniti, ma altrove. In Europa, come promesso dall'ultimo minuto dell'ultima stagione, pagina bianca per sceneggiatori e produttori che l'avevano annunciato in tempi non sospetti: You può continuare all'infinito e in ogni luogo.

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