Maria Rosa Petolicchio: «Così Il Collegio è diventato un fenomeno tv»
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Maria Rosa Petolicchio: «Così Il Collegio è diventato un fenomeno tv»
Televisione

Maria Rosa Petolicchio: «Così Il Collegio è diventato un fenomeno tv»

Intervista alla professoressa di matematica e scienze del docu reality di Rai 2. La quinta edizione, in onda da martedì 27 ottobre, è ambientata nel 1992 e Giancarlo Magalli è la voce narrante delle otto puntate. «Niente copione, è tutto vero», spiega la docente

Se persino le sue figlie la definiscono un «soggettone», un motivo ci sarà. Maria Rosa Petolicchio, per tutti «La Petolicchio», è in assoluto una delle insegnanti più amate e discusse d'Italia. Lavorativamente nasce come biologa esperta di genetica, poi ha seguito la «vocazione» per l'insegnamento ma deve la notorietà alla scuola più mediatica d'Italia, quella de Il Collegio, la cui quinta edizione va in onda da martedì 27 ottobre su Rai 2. Perché il docu-reality prodotto da Banijay Italia è diventato un fenomeno? Come sarà il tuffo temporale nel 1992, anno in cui è ambientata nuova stagione? Panorama.it lo ha chiesto alla prof più famosa del piccolo schermo.

Prof Petolicchio, racconti: perché le sue figlie la definiscono «un soggettone»?

(ride) «Perché secondo loro ho degli atteggiamenti che fanno divertite. Dicono che ho un modo di fare buffo, che incuriosisce: sono una precisa, schematica e ligia sul lavoro, ma al tempo stesso balzo volentieri fuori dalle righe».

Lei nella vita vera insegna (è docente di matematica e scienze presso l'istituto comprensivo Pontecagnano S.Antonio, in provincia di Salerno,) ma la sua prima passione fu per la biologia.

«Ancora prima di laurearmi già lavoravo in laboratorio e mi occupavo di analisi chimico-clinica di base. Poi feci un tirocinio post laurea e mi specializzai in genetica. Ma in parallelo fui incuriosita dal mondo della scuola».

Cosa accadde?

«Scoprii che insegnare mi piaceva, stare a contatto con i ragazzi anche. Così presi la decisione di votarmi alla scuola. E al primo concorso utile mi sono abilitata».

Dopo vent'anni d'insegnamento, questo è stato un inizio di anno scolastico decisamente complicato.

«Non vedevamo l'ora di trovarci con gli alunni e pur con tutte le difficoltà del caso stiamo lavorando bene visto che siamo un istituto al passo con i tempi dal punto di vista tecnologico. Certo, non in tutte le scuole è così, me ne rendo conto».

Il collegio ai tempi del Covid si è dovuto spostare per esigenze produttive da vicino Bergamo al Regina Margherita di Anagni. È stato difficile girare questa edizione?

«Solo in parte, ma ci siamo adeguati subito alle necessità di questo momento, rispettando i protocolli e facendo costanti controlli tra sierologici e tampone. Non ci siamo mai allontanati dal luogo di produzione e per quanto mi riguarda non è cambiato molto: sono nel cast de Il Collegio dalla seconda edizione e ho sempre vissuto lontana da casa per un mese. Le considero le mie ferie alternative.


I professori de Il Collegio 5 Ufficio Stampa Rai


Tra tamponi e mascherine, siete riusciti a garantire il distanziamento fisico tra gli alunni?

«Erano super controllati anche loro, siamo stati per un mese in una sorta di bolla al riparo da tutto. I ragazzi non hanno risentito della situazione».

Perché secondo lei Il Collegio è diventato un fenomeno tv?

«Perché ha colmato un vuoto, rivolgendosi a una fascia di pre-adolescenti che rivedono loro stessi nei protagonisti del docu-reality, ragazzi che vivono una fase complicata della vita in cui domina la ribellione e il bisogno di affermare la propria personalità. E poi è un programma che è riuscito a mettere i ragazzi e i genitori davanti allo stesso schermo, ha coinvolto il gruppo familiare, è un collante tra generazioni».

A proposito degli allievi: è evidente che arrivano più sgamati al provino, avendo visto le precedenti edizioni sanno che calarsi in un personaggio paga in termini di visibilità soprattutto sui social.

«È un quesito che mi sono posta qualche volta, quando vedevo delle cose già viste e atteggiamenti sentiti. Anch'io mi chiedo quanto ci sono e quanto ci fanno. Partecipando a questo esperimento dall'interno, posso dire che il ragazzo che si vede scelto al provino già si sente personaggio: ma vivendoli, vedendo come evolvono i rapporti e il loro percorso, capisco che arrivati lì cadono le maschere ed escono poi per ciò che sono».

E lei quanto recita e quanto è se stessa?

«Sono io nel bene o nel male, non sono un'attrice e nemmeno faccio più caso alle telecamere».

Le piace il ruolo di «iena benevola» che si è cucita addosso?

«La iena viene fuori solo quando mi si manca di rispetto. E siccome io rispetto sempre tutti, lo esigo anche per me. Penso di lanciare un messaggio importante: bisogna seminare bene, non maleducazione. Chiaramente le reazioni sono più accese soprattutto quando colgo le provocazioni ma poi quando mi rivedo mi diverto: per fortuna so ridere di me stessa».


Il cast de Il Collegio 5Ufficio Stampa Rai


Nella scuola vera, invece, com'è la Petolicchio?

«Sto sempre dalla parte dei ragazzi, cerco di instaurare un canale relazionale. La severità è nelle mie corde ma i miei alunni mi dicono che di base sono benevola».

Quest'anno la macchina del tempo approda nel 1992 e tra le novità c'è un'ora di educazione sessuale tenuta da Roberta Sette. Com'è cambiato il suo metodo educativo?

«Nell'edizione ambientata negli anni '60 non sorridevo mai se non alla festa finale. Quest'anno cambia tutto: sono più ironica, meno Signorina Rottenmeier, meno istitutrice. Mi sono piaciuta di più, lo ammetto, anche da un punto di vista estetico: c'è stato un bel cambio look, mi piacciono i vestiti e le pettinature e sono anche dimagrita».

Una cosa è certa: nel '92 non c'erano le chat di classe e quelle dei genitori.

«Per fortuna (ride). Io sono in quelle dov'è necessario stare, le altre le evito. M'infastidiscono certi atteggiamenti da chat, non mi piacciono gli inciuci di gruppo e scoraggio le chat: spesso sono solo la versione moderna del pettegolezzo».

Sui social riceve più complimenti o critiche?

«Delle tre edizioni de Il Collegio cui ho partecipato, ho avuto una sola segnalazione: con molto tatto mi si diceva che avevo pronunciato un'inesattezza durante un esame. Non l'ho vissuta come una critica ma per altro non ho problemi a mettermi in discussione. Per il resto vedo molti commenti divertenti e simpatici».

Quando la fermano per strada qual è la domanda più ricorrente?

«Dopo lo stupore iniziale, mi chiedono una foto. Poi la solita questione: "Ma è tutto vero? Non c'è copione?"».

Lei cosa risponde?

«Che io stessa so qual è la mia giornata di scuola, i miei impegni, ma non so altro e non siamo imboccati dagli autori. Il montaggio in post produzione crea una narrazione che ovviamente mette in risalto i momenti più spettacolari o divertenti. Stiamo pur sempre parlando di tv».

Se le sue figlie volessero partecipare a Il Collegio, cosa farebbe?

«Per fortuna hanno 30 e 28 anni e non corro questo rischio. Certo, magari capiterà con i nipoti, chi può dirlo».

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