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Televisione

Andrea Scanzi: «La politica in tv, il narcisismo e la mia gaffe sul Covid»

Intervista al giornalista e scrittore, che venerdì 26 giugno condurrà l'ultima puntata del talk Accordi e Disaccordi, sul Nove. «Sì, sono uno dei cazzari del virus», confessa parlando del suo ultimo libro sulla pandemia.

Segni particolari: insaziabile. Andrea Scanzi non conosce le mezze misure: scrive di tutto e tantissimo - ultima fatica I cazzari del virus, pubblicato in tempi record nelle ultime settimane -, è un addicted delle dirette social, che spacca con chirurgica strategia scatenando reazioni puntualmente contrastanti. «Suscito tutto tranne indifferenza, anche al liceo era così», spiega a Panorama.it alla vigilia dell'ultima puntata di Accordi e disaccordi, in onda venerdì 26 giugno in seconda serata, il programma che conduce sul Nove in coppia con Luca Sommi.

Partiamo dai freddi numeri: la penultima puntata è stata vista da 600 mila spettatori. Un bel record per una "digitalina". Ve lo aspettavate?

«No, io ancora meno di Luca perché sono più pessimista di lui. Certo, abbiamo un traino forte come Maurizio Crozza e il fatto di essere diversi dagli altri talk aiuta».

Eppure i talk hanno sofferto dell'abbuffata d'informazione degli ultimi mesi.

«Non tutti, almeno non quelli che frequento io. Per noi c'è stata una controtendenza e qualcosa è scattato proprio durante il Covid. Non è un format rivoluzionario ma sicuramente diverso, senza gazzarre e tele-risse».

Il momento più intenso?

«Il premier Conte che, nel momento più tragico del lockdown, si è commosso».

L'ospite che ti ha colpito?

«Stupirò molti ma dico Matteo Salvini. Venne da noi nel dicembre 2018, era ministro dell'Interno, nonostante la freddezza – reciproca per altro – nei confronti miei e di Marco Travaglio, protagonista fisso del programma. A fine puntata pensai: "Cazzo che bravo". Mediaticamente era un caterpillar, dopo la stagione del Papeete ha perso totalmente il tocco magico».

Per altro tu e Salvini siete stati i protagonisti di uno scontro epico, dalla Berlinguer.

«Quando ha rotto con i 5 Stelle sono stato duro nei suoi confronti e il crash è stato totale. Il successo de Il cazzaro verde e I cazzari del virus ha fatto il resto. Penso di essere nel podio di quelli che detesta di più assieme a Saviano e Lerner. Infatti da noi non è più venuto».

Altri veti?

«Tanti. Non viene nessun leghista, la Meloni c'è stata a ottobre e poi mai più. Renzi e i renziani non vengono, Zingaretti non ha mai risposto al nostro invito: non è il mio idolo, ma non capisco perché rifiuti. La gente dice: "Invitate sempre gli stessi". In realtà noi invitiamo tutti ma molti rifiutano».

L'ospite che più ti ha incuriosito?

«Paolo Crepet. Ero scettico, quando lo vedevo da Costanzo pensavo: "Quanta aria fritta". Invece è profondamente intelligente».

Il virologo star?

«Massimo Galli. Televisivamente è il più efficace grazie alla sua vena "tremendista". Tutti dicono, "dai che siamo quasi alla fine del tunnel", e lui pare Troisi: "Ricordati che deve morire". Mi piace».

Nel finale, venerdì 26 giugno, con chi sarà?

«Massimo Cacciari, uno che in tv va solo dove si trova a suo agio».

Il desiderio irrealizzabile?




«Papa Francesco. Scendendo molto più in basso, vorrei avere ospite Grillo e Berlusconi. Entrambi non hanno mai risposto ai nostri inviti».

Intanto ti è dovuto accontentare di Alessandro Di Battista, non proprio uno statista.

«Ho quattro amici in politica e lui lo è. L'ho visto crescere, ci conosciamo da sette anni, e sa che non mi è piaciuta la sua uscita sugli stati generali del Movimento, perché minano Conte e il suo governo. A livello umano mi piace molto, politicamente non sa cosa farà da grande».

Punta alla leadership del Movimento?

«Sicuramente sarà l'uomo di punta della prossima campagna elettorale dei 5 Stelle. Ma non è uno che unisce, è un fantasista. E poi sta sulle palle a molti in un Movimento già spezzettato».

Il Governo dura?

«Lo vedo traballante, è difficile che duri. Ma se cade non credo si vada a votare, piuttosto si cerca un altro primo ministro e la maggioranza si allarga a Forza Italia. Conviene più a Meloni e Salvini andare a votare che ai tanti peones che sanno di non essere rieletti. Ma le previsioni sono fatte per essere smentite. Basti vedere cos'è successo con il Covid».

A proposito del quale, tu hai appena pubblicato I cazzari del virus, un diario della pandemia tra eroi e chiacchieroni. Chi sono gli eroi?»

«Medici, infermieri, volontari, i commessi dei supermercati, i corrieri e tutti quelli costretti a lavorare rischiando molto, spesso addirittura la vita».

Sei bulimico in fatto di scrittura.

«Faccio lo scrittore, mi sembra naturale. E i miei libri vendono bene, bontà dei lettori. Avevo voglia di raccontare tre mesi complicati e ho messo assieme molti degli spunti raccolti in tre mesi di dirette Facebook, seguite da 100 mila persone alla volta. È l'istantanea di un momento che spero non si ripeta più».

«Non succede una sega al 99,7% della popolazione», dicevi in un video virale in cui, a fine febbraio, in cui spiegavi che il virus era innocuo. Gaffe o leggerezza?

«Ho detto con troppa leggerezza una cazzata ma ho già chiesto scusa mille volte. Diciamo che ho fornito un bel proiettile per i miei detrattori».

Sei uno dei cazzari del libro?

«Ovvio! Lo ammetto nel primo capitolo e non mi scompongo davanti alle critiche dei satanassi della destra. Rosicano e fanno bene. Hanno sbagliato in tanti, all'inizio, sottovalutando ciò che stava capitando, da Salvini a Zingaretti, da Gori a Burioni e persino l'Oms. Io ho chiesto scusa, molti altri no».

Rispondi al volo. Come ne sono usciti dal Covid: Conte?

«Ha gestito bene un'emergenza senza precedenti. Ora fa ombra a molti, dai Dem, ai 5 Stelle e Renzi».

Sala.

«Ha cominciato male con la storia degli apertivi, poi ha avuto una fase di risalita, ora è in down. Da papabile segretario Pd a ridimensionato di lusso».

Zaia.

«È stato bravo, si è affidato a persone competenti, nonostante la regione fosse messa male quanto a contagi. Ha un potenziale nazionale e il primo a saperlo è Salvini: per questo lo teme».

De Luca?

«Mi fa incazzare l'esaltazione di cui gode. È un guascone divertente a livello dialettico ma resta lo sceriffo di pochi mesi fa. Ormai ha superato la parodia che gli fa Crozza».

Fontana.

«Disastroso come quell'altro, Gallera. Nella Regione più disastrata, tra mille difficoltà, sembrano due parvenu: non sono minimamente all'altezza del compito e hanno sbagliato tutto».

Bonaccini.

«È bravo, si è mosso bene nel pieno dell'emergenza. È serio, ambizioso, ha le idee chiarissime. Lo vedo lanciato verso la segreteria dei Dem ed è capace di far tornare molti all'ovile».

Cercando Scanzi su Google, tra le chiavi di ricerca più utilizzate c'è "orientamento politico". Eri bollato come 5 Stelle.

Sgarbi vs Scanzi


«Nel 2013 l'ho votato il Movimento, ma non sono grillino. Sono un deluso della sinistra, una pallina da flipper, indeciso tra Pd – che non ho mai votato – e sinistra radicale. Renzi mai, ovviamente».

Non escludi dunque di votare di nuovo 5S.

«Dipende da loro, mica da me. Non mi piace il Movimento che urla e non fa proposte, e non mi piacciono figure come Laura Castelli».

Castelli che per altro ti ha querelato.

«La denuncia è lì che vaga nel vuoto, peraltro per un pezzo debole che scrissi su di lei. È una delle querele più assurde che abbia mai ricevuto».

Le altre?

«Da molti, da Paola Ferrari alla D'Urso, contro la quale peraltro ho vinto. Poi ce n'è una reciproca con Sgarbi. Mi dispiace per quella che mi ha fatto Gianluca Di Marzio, il giornalista che si occupa di calciomercato: ho stima di lui».

La tv è balsamo per il tuo narcisismo?

«No, il mio narcisismo si alimenta di più in termini quantitativi, con la platea di un teatro pieno per un mio spettacolo o per un libro primo in classifica. La tv mi diverte farla, ma non mi considero un conduttore e non mi riguardo quasi mai».

Sei più narciso o vanesio?

«Mi piaccio, ma sono meno vanesio di quanto si creda».

Un sogno televisivo?

«Un programma alla Bignardi o alla Blitz di Minà».

Un no di cui ti penti?

«Non c'è, anche semi sarebbe convenuto dire sì: fui in lizza per la conduzione di Mi manda Rai Tre ma andai al provino – chiamato da Stefano Coletta che mi aveva visto qualche volta ospite in tivù- sperando che non mi prendessero. Scelsero Edoardo Camurri. Per fortuna».

Un sì di cui ti penti?

«L'ospitata da Barbara D'Urso. Nel 2007. Mughini mi mandò a parlare con Brachino, che mi disse: "Diventerai il nuovo Cecchi Paone". E per me non era un complimento. Ero un pesce fuori d'acqua. Mi dissero di "non essere troppo di sinistra". Presi la parola e "spaccai" tutto. Non mi hanno più richiamato».

Vice scrisse che Futbol, il tuo programma sul calcio, in onda su La7, fu il programma sportivo più brutto si sempre.

«Gli ascolti erano da sei politico. Era un programma dignitoso che piaceva a Cairo – che quattro anni fa mi propose di condurre In onda estate, anche se poi non se ne fece niente – e voluto da Salini, attuale dg Rai. Quanto all'autore di quel pezzo, se domani dicessi che l'acqua è bagnata, mi attaccherebbe ugualmente. E questo approccio antipatizzante a prescindere mi fa molto ridere».

Il teatro?

«Tornerò a farlo dal 26 luglio al 16 agosto. Farò quasi uno show al giorno – all'aperto, di fronte a un massimo di mille persone - con gli spettacoli su Gaber, Graziani e Pink Floyd».

La tua reputazione social, citando un tuo programma tv, di che salute gode?

«Quantitativamente ottima, ho superato anche Mentana. Sono il giornalista più "potente" in Rete e durante il lockdown la mia pagina Facebook è esplosa. Qualitativamente ho un voto da 6.5. Ci sto. Divido molto, per fortuna. Non ho mai suscitato indifferenza nemmeno da ragazzo a scuola: o piacevo o stavo sui coglioni».

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