L'album del giorno: Pino Daniele, Nero a metà
L'album del giorno: Pino Daniele, Nero a metà
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L'album del giorno: Pino Daniele, Nero a metà

Il disco ha segnato nel 1980 una svolta non solo nella nuova canzone napoletana, ma soprattutto nella musica italiana, che si è aperta in modo compiuto al blues e al funk

Lo straordinario moto di commozione che ha accompagnato, il 4 gennaio 2015, la scomparsa prematura di Pino Daniele ha dimostrato, molto meglio di qualsiasi discorso tecnico-musicale, l'impatto che l'artista napoletano ha avuto nella canzone e nel costume italiano. Grinta e dolcezza, virtuosismo chitarristico e cantabilità, ricerca di nuove sonorità, ma sempre al servizio della forma canzone. Sono questi gli ingredienti che hanno permesso a Pino Daniele di restare sulla cresta dell'onda per trentotto anni, allargando costantemente i suoi confini musicali senza mai tradire le sue radici partenopee. La sua ricca e articolata discografia, con 24 album in studio e 5 live, ha probabilmente raggiunto il suo apice nel 1980 con il capolavoro Nero a metà. L'album è dedicato a Mario Musella, il cantante degli Showmen, scomparso poco prima della pubblicazione del disco. Musella fu definito da Pino Daniele "Nero a metà" in quanto figlio di madre napoletana e di padre americano. Il terzo album di Daniele, che ne ha consacrato compiutamente il talento, è al diciassettesimo posto dei 100 album più belli di sempre della musica italiana secondo la rivista Rolling Stone. Nero a Metà ha segnato una svolta non solo nella nuova canzone napoletana, ma soprattutto nella musica italiana, che si apriva in modo compiuto al blues e al funk, generi da noi sempre di nicchia, non dimenticando, però, la tradizione mediterranea colta.

Nel 1980 Pino Daniele, a soli venticinque anni, vantava già una notevole esperienza nel mondo della musica: dopo aver militato nel gruppo jazz-rock Batracomiomachia, ha accompagnato alla chitarra Jenny Sorrenti ed è stato il bassista dell'ultima formazione dei Napoli Centrale, il cui sassofonista James Senese diventerà una colonna dei suoi dischi. In Nero a Metà, il suo terzo album dopo Terra Mia del 1977 e il disco eponimo del 1979, Pino è affiancato dai migliori musicisti del cosiddetto "Neapolitan Power": il già citato James Senese al sassofono, Gigi De Rienzo e Aldo Mercurio al basso, Rosario Jermano alle percussioni, Agostino Marangolo e Mauro Spina alla batteria, Ernesto Vitolo alle tastiere, Tony Cercola e Karl Potter alle percussioni, Bruno De Filippi all'armonica ed Enzo Avitabile ai cori. L'album parte in quarta con l'irresistibile I say 'i sto 'ccà, in cui è in grande evidenza l'armonica di Bruno De Filippi, caratterizzata da un godibile contrasto tra le sonorità solari e il testo malinconico, un mix tra napoletano e inglese mutuato dal grande Renato Carosone. L'effervescente funk di Musica Musica, dominata dal suono del sax tenore di James Senese, è quasi un manifesto programmatico della sua poetica: "Per la musica musica/quanto ho pianto non lo so/ma la musica musica/è tutto quel che ho".


Pino Daniele - Quanno Chiove www.youtube.com


La delicata ed emozionante Quanno Chiove, incentrata sulla catarsi procurata dalla pioggia, è uno dei (tanti) capolavori nella discografia del cantautore napoletano, incredibilmente composta in pochi minuti perché serviva un ultimo brano per completare l'album. Tutte le sue straordinarie doti di chitarrista emergono nel rock-blues elettrico di Puozze Passà Nu Guaio, mentre Voglio di piùè uno dei testi più belli e al tempo stesso amari di Daniele, per non parlare dell'assolo struggente di chitarra elettrica. La rumba diAppucundria dura solo un minuto e trentotto secondi, eppure, con la sua chitarra latina a la Paco De Lucia, le congas suonate da Karl Potter e la magnifica descrizione di un stato d'animo dolceamaro, personale e al tempo stesso collettivo, è l'ennesimo brano indimenticabile in un album che riesce a stupire, canzone dopo canzone, per la sua eccezionale qualità. Atmosfere completamente diverse caratterizzano l'irresistibile A me me piace 'o blues, che, a differenza di quanto lasci intendere il titolo, è un brano decisamente funky, un'originale dichiarazione d'amore, a modo suo, alla città natale: "Ma po nce resta 'o mare/e 'a pacienza 'e suppurtà'/'a gente ca cammina/miezo 'a via pe sbraità'/i' vengo appriesso a te/pecchè so nato ccà". La sorniona, languida e avvolgente E so' cuntento 'e stà è una canzone ricca di pathos, ideale da dedicare alla persona amata, mentre la beffarda Nun m scoccià è un blues tradizione nelle sonorità a dodici barre, ma decisamente rock nell'attitudine irriverente, in cui il cantato e gli stop veleggiano su un'armonia originalissima.

A testa in giù è un magnifico brano fusion, dove emerge compiutamente tutto il suo amore per la black music ("Il feeling è sicuro/quello non se ne va/lo butti fuori ogni momento/è tutta la tua vita e sai/di essere un nero a metà"), mentre strizza l'occhio alle languide atmosfere della bossa nova Sotto 'o sole, dove Daniele si produce in uno scat memorabile alla Al Jarreau, rivelando tutte le sue qualità di cantante. La jazzata e morbida Alleria, con i suoi memorabili intrecci di piano e contrabbasso, è l'ultimo capitolo di un libro avvincente e perfetto che, appena finito, invoglia immediatamente l'ascoltatore a premere di nuovo play sul lettore cd o a rimettere la puntina all'inizio del lato A, anche perché un album come Nero a Metà necessità della massima qualità sonora per apprezzarne appieno le sue meraviglie melodiche e armoniche.

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