Negramaro: «Dobbiamo sopravvivere fino al ritorno del vero "Contatto"»
Negramaro: «Dobbiamo sopravvivere fino al ritorno del vero "Contatto"»
Musica

Negramaro: «Dobbiamo sopravvivere fino al ritorno del vero "Contatto"»

La band salentina, a tre anni dal successo di 'Amore che torni', pubblica il 13 novembre un concept album sul cambiamento, personale e al tempo stesso collettivo

Le canzoni dirette e appassionate dei Negramaro, in cui si fondono rock, pop ed elettronica, hanno permesso alla band salentina di abbattere il muro "watersiano" che separa la musica radiofonica da quella di qualità, grazie ad un sound personale ed elaborato, di respiro internazionale, che non rinuncia, però, al gusto per la melodia italiana e alle raffinatezze cantautorali nei testi. Il nome Negramaro deriva da uno dei vini tipici del Salento, di colore rosso rubino acceso, fruttato e con un fondo amaro, caratteristiche che ben si adattano anche alla musica ricca di sfaccettature del gruppo capitanato da Giuliano Sangiorgi. A tre anni di distanza dal successo del precedente Amore che torni, certificato doppio disco di platino, la band salentina torna dal 13 novembre in tutti gli store fisici e digitali con il nuovo album Contatto (Sugarmusic).

Non una semplice playlist di canzoni, come sono oggi la maggior parte dei lavori discografici pensati per la fruizione rapsodica via streaming, ma un vero e proprio concept album sul cambiamento, personale e al tempo stesso collettivo, rappresentato plasticamente dalla farfalla. Merita un plauso la produzione di Andrea Mariano, che ha realizzato, con perizia artigianale, un sound potente e personale, in cui l'elettronica e la musica urban si sposano con naturalezza con i grandi arrangiamenti orchestrali e i fiati. I tre brani centrali dell'album Come se non fosse successo mai niente, E se domani ti portassi al mare e Scegli me sono un tributo agli anni Novanta, il decennio che ha maggiormente influito sulla formazione musicale di Giuliano Sangiorgi, Emanuele "Lele" Spedicato, Andrea "Andro" Mariano, Ermanno Carlà, Andrea De Rocco e Danilo Tasco. Noi resteremo in piedi è una vibrante stand up song di protesta, la canzone più politica, insieme a Dalle mie parti, di Contatto, al cui interno troviamo le voci campionate dei manifestanti durante le proteste del movimento Black Lives Matter. Un potenziale futuro singolo è l'irresistibile Devi solo ballare, canzone dedicata a Stella, la figlia di Giuliano, a cui si chiede solo una cosa, come a tutti i bambini del mondo: di essere felice qui e ora. Unico featuring presente è quello della talentuosa Madame, che aumenta il tasso di sensualità di Non è vero niente. Tra le fonti di ispirazione dell'album, spiccano Lucio Dalla, evocato ne La terra di nessunocon un riferimento alla sua magnifica Anna e Marco, e il Maestro Ennio Morricone, omaggiato nel brano Dalle mie parti, le cui orchestrazioni sono arrangiate dal M° Stefano Nanni, storico collaboratore di Luciano Pavarotti, che ha diretto per l'occasione l'Orchestra Roma Sinfonietta.

L'intensa title track Contatto è da tre settimane la canzone più trasmesse dalla radio italiane, niente male per un gruppo che ha quasi vent'anni di carriera alle spalle. «Contatto è un concept album, che nasce dall'urgenza di comunicare un contenuto centrale», sottolinea in conferenza stampa Sangiorgi. «Contatto è oggi la parola più importante e ambita, che racconta ciò che sta succedendo oggi nel pianeta. Eravamo abituati alla fisicità, agli abbracci stretti, alla carne, alla pelle e al tatto, mentre in pochi mesi è cambiato tutto. Volevo ridare fisicità a questa parola, che ha acceso automaticamente, dentro sei fratelli, un sogno. Anche se può essere interpretata maliziosamente come una parola "paracula", la verità è che ne avevamo un bisogno profondissimo». Contatto è stato fortemente influenzato dal clima di smarrimento e di preoccupazione del lockdown primaverile, che ha avuto anche il merito di farci concentrare su ciò che è davvero essenziale. «La pandemia è come un imbuto che ingoia tutto, ma che ti costringe a tirare fuori una sensibilità molto più ampia», ha spiegato il frontman della band. «Oggi nei social vediamo troppa leggerezza nell'affrontare determinati argomenti, forse anche perché abbiamo tutti i nervi scoperti. In questo album, dal punto di vista umano, abbiamo trattato tutte le tematiche che avremmo affrontate se avessimo scritto un lungo post sui nostri canali social. Non sopporto quelli che mi scrivono "sei un cantante, canta": un artista deve dire quello che pensa e a volte anche una canzone d'amore può essere politica».

La produzione dall'album è stata affidata interamente ad Andrea "Andro" Mariano, che si è diviso tra tastiere e console. «Non abbiamo forzato le dinamiche del processo produttivo, ci siamo presi il tempo per guardare ai nuovi linguaggi che oggi vanno in questo periodo perché non volevamo ripeterci: siamo i primi ad annoiarci di noi stessi. Il live ci ha permesso di immaginare una futura produzione, per la quale devo ringraziare tutti i miei compagni per avermi sostenuto fin dall'inizio. Mi hanno dato la libertà di poter fare scelte coraggiose, come l'uso dei fiati e degli archi accanto all'elettronica». Inevitabile, da parte di Giuliano, un accenno alla malattia di Lele Spedicato, che ha superato l'emorragia cerebrale che lo ha colpito due anni fa, e alla mancanza di concerti davanti al pubblico. «Se non fosse tornato Lele con noi, oggi la mia vita sarebbe stata un'altra: probabilmente avrei smesso per sempre con la musica. Adesso non riesco a pensare a due anni senza live: mi manca il contatto, il sudore e il caos dei concerti. In una sola parola, la vita. La vera rivoluzione, oggi, è pensare all'altro».

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