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L'album del giorno: Michael Jackson, HIStory

Il doppio album più venduto di sempre, con oltre 30 milioni di copie, è quasi un concept sulle ingiustizie, il materialismo, le bugie e l'oppressione.

Uno dei luoghi comuni più errati della critica musicale, oltre che nella percezione comune, è stato quello di ritenere che, dopo i tre straordinari album prodotti da Quincy Jones (Off The Wall, Thriller e Bad), la carriera di Michael Jackson abbia intrapreso una fase discendente. Un errore non solo dal punto di vista numerico, poiché il Re del Pop negli anni Novanta ha inciso più canzoni, pubblicato più album e girato più video che negli anni Ottanta, ma anche dal punto di vista musicale, con un sound ancora più moderno e innovativo che mescolava pop, new jack swing, hip hop e r&b, per non parlare della crescita nei testi delle canzoni.

A conferma di ciò, Dangerous (1991) ha superato, anche se di poco, le vendite di Bad (1987). Il successivo HIStory, che è ancora oggi, a 25 anni dalla sua uscita, il doppio album più venduto di sempre con oltre 30 milioni di copie, è stato il primo disco in cui Jackson ha mostrato compiutamente anche le sue abilità di musicista, suonando tastiera, sintetizzatori, chitarre, batteria e percussioni. L'album, pubblicato il 16 giugno 1995, è costituito da due dischi: il primo, HIStory Begins, è un greatest hits con 15 tra i migliori brani del cantante, da Billie Jean a Heal The World, mentre il secondo, HIStory Continues, contiene 15 tracce inedite.

Quest'ultimo è uno dei lavori più personali e al tempo stesso politici dell'artista, quasi un concept album sulle ingiustizie, il materialismo, le bugie e l'oppressione. Nella voce del cantante traspare tutta la rabbia e l'indignazione per i dolorosi eventi di quegli anni, in particolare per il caso di Jordan Chandler quando Jackson venne accusato di molestie (non ci fu un processo ma un accordo extragiudiziale, ndr) ma, come spesso accade nei suoi album, Michael trae spunto da un fatto personale per collegarlo a un problema sociale più ampio, in particolare quello del razzismo negli Stati Uniti. Il disco fu anticipato dall'adrenalinico singolo Scream, primo e unico duetto di Michael con l'amata sorella Janet, corredato dal video più costoso della storia con un budget superiore a 7 milioni di dollari.

La canzone si apre con suoni distorti, rumori compressi, vetri rotti e urla. Quel grido di ribellione, più volte ripetuto all'inizio di Scream, risuona ancora oggi con intatta forza. Un urlo per affermare: "Smettetela di farmi pressione". La voce di Janet, all'apice della sua popolarità, si armonizzava perfettamente con quella del fratello, a cui teneva testa anche nelle coreografie. Uno dei brani migliori di HIStory è certamente il rabbioso pop-rap di They Don't Care About Us, che, con il suo inconfondibile ritmo marziale, il suo adrenalinico bridge e il suo coinvolgente refrain, è un attacco in quattro quarti a un apparato di potere corrotto, un vero e proprio inno degli oppressi, privati dei più elementari diritti civili.


Michael Jackson - They Don't Care About Us (Prison Version) (Official Video) www.youtube.com


Atmosfere completamente diverse caratterizzavano la malinconica e delicata Stranger In Moscow, costruita sopra un ritmo lento e meccanico, una delle migliori canzoni del suo repertorio. La melodia che fluttua sulle note finali degli accordi era il perfetto complemento sonoro a una storia di solitudine, angoscia e alienazione che ha per protagonista un uomo vittima di una "rapida e improvvisa caduta in disgrazia". Indimenticabile il ritornello "Come ci si sente quando sei solo e sei freddo dentro", emblematico del suo stato psicologico. Jackson voleva che HIStory fosse un album caratterizzato da forti contrasti, così non stupisce di trovare, dopo la dolente Stranger In Moscow, i grintosi ritmi hip hop di This Time Around, il cui rabbioso messaggio è diretto ai suoi accusatori: "Questa volta non mi faccio fregare!". Il bridge ha per protagonista il rap funambolico di Notorius B.I.G., reduce dal trionfo dell'album d'esordio Ready To Die, che racconta le insidie di una vita costantemente sotto i flash e i riflettori, dove non ti puoi fidare di nessuno.

Michael Jackson non solo è stato un precursore della musica black e della videoarte, ma anche nel porre all'attenzione del mondo l'emergenza ambientale con la canzone-capolavoro Earth Song. Dalle guerre alla deforestazione, dall'inquinamento delle fabbriche all'uccisione degli animali a scopi di lucro, passando per il dramma della carestia e della povertà senza distinzioni di razza, Earth Song è un duro atto d'accusa nei confronti dell'uomo e dei suoi errori, che hanno compromesso non solo il pianeta, ma l'intera umanità. Il brano si è messo subito in evidenza, oltre che per il forte messaggio, anche per la capacità di tenere insieme gospel, opera, blues e rock in un solo brano, per non parlare dell'impatto emotivo del video, diretto da Nicholas Brandt, dove il Re del Pop canta in uno scenario post-apocalittico, deserto e in fiamme, intervallato da immagini di repertorio che mostrano senza filtro gli effetti devastanti dell'incuria che ogni giorno logorano il nostro pianeta.

D.S., costruita su un riff di chitarra alla AC/DC suonato da Slash e su una ritmica funky, è un attacco neanche troppo velato a Tom Sneddon, procuratore distrettuale della contea di Santa Barbara, che condusse con metodi poco ortodossi le indagini sul cantante. Il procuratore viene chiamato nella canzone Dom Sheldon per evitare ulteriori guai legali, ma il destinatario, che frequenta la Cia, dialoga con l'Fbi e ha imbarazzanti contatti con il Ku Klux Klan, è fin troppo chiaro. Money è incentrata sui danni provocati dal materialismo e dall'avidità, riferendosi a persone molto vicine a lui, come la sorella La Toya, disposte a tutto per denaro, anche a infangare il suo nome.

Jackson era notoriamente un fan dei Beatles, di cui da una decina d'anni deteneva la maggior parte dei diritti della canzoni, così non stupisce in HIStory la presenza di una cover di Come Together, registrata ai tempi di Bad con il produttore Bill Botrell e poi inserita nel film Moowalker. Michael, pur non discostandosi troppo dall'originale, la rese più funk e dura, mettendo in evidenza il celebre verso "L'unica cosa che posso dirti è che devi essere libero". La romantica ballad You Are Not Alone, composta dal re dell'r&b R.Kelly, fu la prima canzone a entrare direttamente al primo posto della Hot 100 di Billboard, grazie anche al sensuale video con Lisa Marie, dove entrambi erano coperti solo da un asciugamano attorno alla vita.

Childhood, tema del film per ragazzi Free Willy 2 che ha per protagonista un'orca, è una delle canzoni a cui il cantante era più legato: "Se volete davvero conoscermi, ascoltate Childhood: è la canzone più sincera che ho scritto". Il brano parla della sua infanzia perduta, trascorsa a lavorare invece che a divertirsi, e di come quel periodo doloroso si ripercuota ancora nella sua vita odierna. Nella canzone lancia un accorato appello a tutti i suoi detrattori: "Prima di giudicarmi/ prova davvero ad amarmi/ Guarda dentro il tuo cuore e poi chiediti/ Hai mai visto la mia infanzia?".

Nella corrosiva Tabloid Junkie, la cui ritmica è basata sul beatbox di Michael, il cantante esprime tutta la sua rabbia nei confronti delle fantasiose ricostruzioni giornalistiche sulla sua vita privata. 2Bad, che campiona all'inizio King Of Rock dei Run D.M.C., è uno dei brani più forti dell'album, in cui sono evidenti i richiami al sound di James Brown e di Sly & the Family Stone. In un trionfo di ottoni, percussioni e ritmi metropolitani, il cantante si diverte a provocare i suoi nemici, che "gli lanciano pietre per nascondere la mano". Il breve rap di Shaquille O'Neal, purtroppo, non regge il confronto con quello di Notorius B.I.G. in This Time Around.

La title track History, che si apre sulle note di Quadri da un'esposizione di Musorgskij, è un'ambiziosa, seppure sfilacciata, suite in quattro movimenti, intervallati da un ritornello melodico più tradizionale, sul potere della perseveranza e sul valore delle difficoltà per arrivare alla libertà e all'armonia tra gli uomini. Little Susie, scritta dal cantante nel 1979, ma rimasta nel cassetto fino al 1995, è un valzer inquietante che sembra composto da Kurt Weill. Alcuni pensavano che Michael avesse composto il brano sulla scia di un fatto di cronaca realmente accaduto, ma, più probabilmente, Jackson fu ispirato da un acquerello del 1974 dell'artista austriaco Gottfried Helnwein, di cui era un ammiratore, intitolato Beautiful victim. Smile era la canzone preferita del Re del Pop, che aveva una vera e propria venerazione per Charlie Chaplin, di cui conosceva a memoria tutti i film. Dopo tanta rabbia e indignazione, la delicata Smile era l'ideale per chiudere l'album con una luce di speranza.

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