Lo chiamano pop, ma è disco music
Lo chiamano pop, ma è disco music
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Lo chiamano pop, ma è disco music

Gli ultimi album di Dua Lipa, Jessie Ware e Kylie Minogue si ispirano apertamente alla musica che ha dominato le classifiche tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta

C'è una data che ha rappresentato un autentico spartiacque per il rilancio in grande stile della disco music: il 17 maggio 2013. Quel giorno è uscito in tutto il mondo l'album-kolossal Random Access Memories dei Daft Punk, diversissimo dai loro lavori precedenti all'insegna della dance elettronica, realizzato interamente attraverso strumenti veri, senza ricorrere a suoni campionati. L'album del duo francese composto dai "robotici" Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, i cui volti sono immancabilmente celati dai caschi, ha rilanciato clamorosamente le quotazioni degli "ospiti" Nile Rodgers e Giorgio Moroder e, più in generale, delle sonorità funk-disco degli anni Settanta, genere ingiustamente sottovalutato dalla critica militante, ma mai dal pubblico, che l'ha sempre amato e celebrato.

Una tendenza che ha contagiato immediatamente i maggiori dj e producer di musica house ed elettronica, ma soprattutto artisti mainstream come Bruno Mars, Justin Timberlake e The Weeknd, che hanno omaggiato quelle atmosfere con singoli di grande successo.

Si sono spinte ancora più in là, negli ultimi mesi, tre popstar femminili appartenenti a tre diverse generazioni, Dua Lipa (25 anni), Jessie Ware (36 anni) e Kylie Minogue (52 anni), i cui ultimi album sono un aperto omaggio alle sonorità che hanno dominato le classifiche tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. L'ultimo lavoro della popstar australiana, anticipato dal singolo Say Something e in uscita il 6 novembre, si intitola addirittura Disco, un tributo evidente fin dalla copertina dell'album. "È tutto quello che i fan desiderano dal prossimo album di Kylie. I fans lo ameranno", ha assicurato l'etichetta. La cantante ha collaborato a quasi tutte le composizioni, dieci su dodici, oltre a registrare i brani, utilizzando il software musicale Logic Pro, anche durante il periodo del lockdown, nello studio di registrazione all'interno della sua abitazione. Grazie alle sonorità retro di Future Nostalgia, un titolo che è già una dichiarazione programmatica dei suoi intenti artistici, Dua Lipa è diventata la nuova diva del pop, oltre che la prima donna ad avere 4 brani con oltre 1 miliardo di streaming su Spotify. Future Nostalgia, pubblicato il 27 marzo in pieno lockdown, è un album dalla forte impronta dance formato da undici canzoni pop nelle quali Dua riesce a prendere in prestito dalle sonorità del passato, spaziando dalla disco anni 70 alla dance pop degli anni 90, per creare canzoni che suonano "familiari" all'ascolto, ma che sono in realtà fresche e inedite come Levitating, Love Again, Break My Heart e Physical. "Volevo fare musica che ti distogliesse dai pensieri" – ha dichiarato recentemente la popstar inglese di origini kosovare in un'intervista– "Volevo solo rendere un po' più facile alzarsi al mattino e non pensare alle cose negative che accadono al mondo".

Obiettivo riuscito, tanto che, sull'onda del successo dell'album, è stato pubblicato da poco in digitale il mixtape Club Future Nostalgia, una raccolta di nuovi remix curata da The Blessed Madonna, in cui la house anni '90 che si unisce al miglior pop del 2020, con un tocco di soul anni '80 e l'aggiunta di alcune chicche musicali. Davvero prestigiosi gli ospiti coinvolti in "Club Future Nostalgia", tra cui spiccano i nomi di Madonna, Missy Elliott, Gwen Stefani, BLACKPINK Masters At Work, Mark Ronson, Horse Meat Disco e Moodymann. Dopo tre album che avevano messo in mostra le sue notevoli doti vocali, ma che non hanno lasciato il segno, Jessie Ware ha pubblicato il 26 giugno il suo capolavoro, What's Your Pleasure?, un gioiello disco-pop che è tra i migliori album del 2020. Grazie al tocco magico del produttore James Ford (Depeche Mode, Arctic Monkeys, Foals), Jessie ha trovato quel suono che cercava da tempo, spaziando con naturalezza tra il funk di Ooh La La e Read My Lips, la disco elettronica a la Moroder di What's Your Pleasure?, Soul Control e The Kill, la classic disco, tutto ritmo in 4/4, chitarrine funky e archi ariosi, in Spotlight e Step into my life, passando per l'ipnotica Adore You e la lenta jam finale Remember Where You Are. Un album pop semplicemente perfetto, sia nei testi malinconici che nei suoni scintillanti, che in un mondo normale, con una alfabetizzazione musicale appena sufficiente, avrebbe dominato per mesi le classifiche di vendita internazionali. Insomma, pare proprio che il pop di oggi, per essere di qualità, debba necessariamente allontanarsi dalle esiziali e monotone ritmiche reggaeton e trap tanto in voga per abbracciare le più raffinate sonorità disco/funk, come rivelano anche i fortunati singoli Say so di Doja Cat, Midnight sky di Miley Cyrus e Champagne problems di Katy Perry.

D'altra parte, una delle capacità della disco, fin dalle sue origini, è proprio quella di mutare e di trasformarsi negli anni, ispirando ciclicamente il pop, senza però perdere il suo imprinting sonoro. Illuminante, in questo senso, è l'ultimo capitolo del libro La storia della Disco Music di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano (Hoepli Editore), dall'eloquente epilogo From Here to eternity: I will survive. C'è vita dopo la disco? "La disco music, sin dalla sua nascita e nelle sue continue evoluzioni, ha sempre permeato di sé il dna della musica pop internazionale – sottolineano Bufalini e Savastano nel capitolo conclusivo del libro- Tramite le sue numerose palingenesi la musica da dancefloor, in sintonia con l'anima e con il corpo, interclassista e interrazziale, è sempre stata in grado di inglobare in sé contaminazioni provenienti da altri stili musicali e, contemporaneamente, capace di sviluppare nuove sonorità tra le più variegate".

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