La morte ​ti fa mito. Gli anniversari delle scomparse dei grandi del rock
(Mark and Colleen Hayward/Getty Images)
La morte ​ti fa mito. Gli anniversari delle scomparse dei grandi del rock
Musica

La morte ​ti fa mito. Gli anniversari delle scomparse dei grandi del rock

Nel 2008 su MTV approdava una mini-serie chiamata Lazarus. Il programma vedeva come protagonisti Alessandro Cattelan e Francesco Mandelli in un viaggio on the road alla scoperta dei personaggi celebri entranti nella leggenda grazie alle loro morti. Ad eccezione di alcuni personaggi estranei al mondo musicale - come il presidente Ronald Reagan e gli attori Heath Ledger e James Dean - Lazarus offriva una prospettiva nuova sulle vite, troppo spesso tormentate, dei protagonisti della scena musicale. Lo scorso novembre, oltre 10 anni dopo, il giornalista Ezio Guaitamacchi ha pubblicato un libro intitolato Amore, morte e rock'n'roll che racconta le ultime ore di 50 rockstar.

«Qual è il prezzo da pagare per essere consegnati all'immortalità, per entrare nella ristretta cerchia delle leggende del rock? A questa domanda se ne aggiunge un'altra: è veramente impossibile condurre un'esistenza che abbia un barlume di serenità quando la vita ti scaraventa nel centro della scena?» si legge nella prefazione firmata da Enrico Ruggeri. «Tutti i personaggi dei quali leggerete hanno un punto in comune: hanno sofferto le pene dell'inferno». A partire dai membri del cosiddetto “Club 27" che raccoglie tutti i musicisti morti prematuramente all'età di 27 anni.

La prima volta che si è parlato di questo fenomeno è stato nel 1994, dopo il suicidio del leader dei Nirvana Kurt Cobain. I giornalisti - così come gli appassionati del rock - fecero presto a collegare la scomparsa del giovane a quella di Jim Morrison, Janis Joplin, Brian Jones e Jimi Hendrix. La stessa madre di Cobain dichiarò: «Ora se n'è andato ed è entrato in quello stupido club. Gli avevo detto di non entrare in quello stupido club». E la teoria non ha fatto altro che cementarsi quando nel 2011 Amy Winehouse è stata trovata morta all'età di 27 anni.

Gli studi fatti in merito all'esistenza del “Club 27" hanno stabilito che non esiste un vero e proprio aumento statistico di morti al compimento del ventisettesimo anno di vita. Secondo uno articolo del BMJ (British Medical Journal): «La fama può aumentare il rischio di morte tra i musicisti, ma questo rischio non è limitato ai 27 anni d'età». L'età più a rischio sarebbe in realtà 56 anni, ma questo non ha fermato il processo di costruzione di una vera e propria cospirazione attorno al numero 27. C'è chi sostiene che tutti i membri del “Club" abbiano stretto un patto col diavolo per avere successo, anzi essere i migliori nel loro campo. Una teoria di cui si è tornato a parlare proprio recentemente, con l'uscita di una canzone di Nessa Barret, una giovane diventata popolare grazie all'app Tiktok con aspirazioni da musicista.

In una strofa della sua La Di Die, la ragazza canta: «Sarò morto a 27 anni, mancano solo altri nove anni». Un verso che ha suscitato la preoccupazione dei fan, considerando che la Barret ha raccontato di aver avuto problemi di salute mentale e di aver tentato il suicidio in passato. La discussione si è fatta talmente accesa che la ragazza ha dovuto scrivere su Twitter un messaggio per smentire le voci sempre più insistenti. «Non venderei mai la mia anima» ha cinguettato, ma la situazione - accantonate leggende e cospirazioni - mette ancora al centro il rapporto precario con la fama e come questa può distruggere i più giovani e fragili.

In merito al “Club 27", Ezio Guaitamacchi ha dichiarato: «Io non ho una tendenza esoterica, secondo me è solo una triste coincidenza. Salvo il fatto che i protagonisti principali di quel club sono morti tra il 69 e il 71, in un momento in cui non c'era ancora la percezione del pericolo di alcune sostanze. Se ci si pensa, a parte Brian Jones la cui morte è molto sospetta, tutte le altre sono legate alla droga».

Jim Morrison (1943 - 1971)

L'anniversario più importante. Sono passati 50 anni dalla morte di Jim Morrison, quel fatidico 3 luglio. Il cantante dei Doors viene trovato morto a Parigi. La capitale francese, dove il cantante "fugge" dopo aver registrato tutto il giorno con il suoi compagni. C'è chi dice si sia recato in Francia per incontrare Pamela Susan Courson - la sua fidanzata al tempo - c'è chi pensa invece volesse solo fuggire dalla pressione della fama.

Jim Morrison muore a 27 anni, ed entra così di diritto nel "Club 27". Ufficialmente si tratta di un'insufficienza cardiaca provocata da un'overdose di eroina su un fisico già distrutto dall'abuso di alcool, ma sul corpo del cantante non viene mai eseguita un'autopsia e viene sepolto frettolosamente a Parigi impedendo qualsiasi indagine.

Sono tante le teorie sulla notte in cui la sua vita si è spezzata, soprattutto dopo la morte nel 1974 dell'unica testimone oculare: Pamela. C'è chi dice che Jim sia morto in un night, non nella vasca da bagno di casa sua e che sia stato portato in hotel dai suoi spacciatori per coprire le loro tracce. C'è chi pensa che qualcuno gli abbia dato una dose troppo forte di eroina, uccidendo il ragazzo che cercava solo "uno sballo". Ma la teoria più strampalata è quella che immagina Jim Morrison ancora vivo, in un paradiso delle Seychelles, dove sarebbe stato persino avvistato dal Daily Mail nel 2008.

Bob Marley (1945 - 1981)

A quarant'anni dalla sua morte, Bob Marley è ancora una figura fondamentale per il mondo della musica. È uscito lo scorso 22 gennaio, l'album «Music for love» a cui hanno lavorato i suoi figli. Un progetto importante per aiutare il prossimo, come lui ha insegnato.

Bob Marley muore a causa di un melanoma maglino che gli compare sul piede nel 1977. Dopo aver ignorato i consigli del medico di amputare il dito malato (per motivi religiosi, aveva detto) il cancro si è diffuso nel resto del corpo portando così alla sua morte nel maggio 1981, un anno dopo il suo ultimo concerto.

Durante il funerale, il primo ministro della Jamaica ha dichiarato: «La sua voce era un grido onnipresente nel nostro mondo elettronico. I suoi lineamenti affilati, i suoi sguardi maestosi e il suo stile saltellante erano una vivida incisione nel paesaggio delle nostre menti. Bob Marley non è mai stato visto. Era un'esperienza che lasciava un'impronta indelebile ad ogni incontro. Un uomo così non può essere cancellato dalla mente. Fa parte della coscienza collettiva della nazione».

Freddie Mercury (1946 - 1991)

Freddie Mercury muore 30 anni fa a causa di una polmonite, aggravata dalle complicazioni dell'Aids, malattia che aveva contratto nel 1987. Una morte terribile e una malattia che il cantate aveva deciso di tenere a lungo nascosta dalle persone a lui cari.

Un mistero però avvolge la sua scomparsa. Quello sulle sue ceneri. Come spiega Ezio Guaitamacchi: «Le aveva fatto una richiesta specifica: una volta che il suo corpo fosse stato cremato lei avrebbe dovuto prendersi cura delle ceneri, per poi spargerle in un luogo privato assicurandosi che nessuno, mai e per alcun motivo, potesse scoprirlo. Freddie Mercury aveva validi motivi per chiedere all'adorata Mary Austin di occuparsi dei suoi resti. Nel 1991, anno della sua morte, l'AIDS era considerato un male terribile, una sorta di vendetta divina per chi aveva peccato contro natura. Freddie dunque temeva che la sua tomba potesse essere profanata da estremisti religiosi, psicopatici vari, fan ossessivi o da semplici vandali. Mary ha preso alla lettera i desiderata del musicista tanto da tener nascosto persino ai suoi genitori il luogo in cui le ceneri sono state disperse. Per due anni, le ha custodite nella camera da letto di Mercury a Logan Place. Poi, un giorno, Mary ha eseguito gli ordini del suo grande amore. E, da quel momento, sono nate le speculazioni più incredibili: alcuni hanno detto che erano state sparse a Zanzibar (l'isola in cui Freddie era nato) altri che sono seppellite sotto un ciliegio del giardino della Garden Lodge. Nel 2013, dopo la scoperta di una lapide nel cimitero di Kensal Green, c'è chi non avuto dubbi. Ma prontamente, però, Mary Austin ha smentito: le ceneri di Freddie Mercury non si trovano in quel cimitero. "E non dirò mai dove sono", ha ribadito, "perché questo è stato l'ultimo desiderio di Freddie"».

Tupac (1971 - 1996)

Tra le puntate di Unsolved, l'ultima serie di Netflix sugli omicidi irrisolti, una puntata è dedicata a Tupac. La morte del rapper, ucciso 25 anni fa, presenta ancora alcuni punti oscuri. Tupac aveva solo 25 anni, quando venne colpito da quattro proiettili esplosi da un'auto in corsa a Las Vegas.

Sono tante le teorie sulla sua morte. C'è persino che pensa che il cantante sia ancora vivo, nascosto in qualche parte del globo come Elvis. Ci sono tre teorie sulla morte di Tupac. La prima pista vede la sua morte come una lotta tra gang finita male (tre ore prima dell'omicidio l'entourage si era trovato in una rissa). Ad aver premuto il grilletto sarebbe stato Orlando Anderson, ma quando l'uomo fu ucciso nel 1998 la pista venne prontamente abbandonata. La seconda pista, individuata dai media, vede invece al centro del delitto The Notorious B.I.G., ex amico e rivale di Tupac. L'uomo morì solo un anno più tardi, in un altro caso rimasto irrisolto.

La terza teoria Suge Knight come il vero colpevole della morte di Tupac. Il produttore del rapper era infatti presente alla sparatoria ma rimase miracolosamente illeso. Iniziarono a parlare di una vendetta perché Tupac voleva abbandonare la sua etichetta. Oggi Knight è in prigione per omicidio volontario in un caso non legato alla morte del cantante.

Andrea di Quarto ha pubblicato un libro sulla sua storia, intitolato Tupac - Storia di un ribelle.

Amy Winehouse (1983 - 2011)

«È morta bevendo e guardando video di se stessa». Questa l'incredibile testimonianza della guardia del corpo di Amy Winehouse dopo che la giovane era stata ritrovata senza vita nella sua casa di Londra. Il suo però non fu suicidio. A dichiararlo la sua dottoressa, che in una testimonianza scritta, dichiarò: «Amy mi disse specificatamente che non voleva uccidersi, non voleva morire».

Amy Winehouse è l'ultimo membro del celebre "Club 27", morta due mesi prima di soffiare ventotto candeline. Dopo la sua morte, nel 2011 è stata fondata la Amy Winehouse Foundation per aiutare i giovani con problemi di dipendenza dall'alcool. Proprio la fondazione ha appena lanciato una capsule collection in collaborazione con Fred Perry, ispirata ad alcune grafiche realizzate dalla stessa Amy. Ispirata allo sportswear, alle silhouette delle pin-up e alle atmosfere dei diner americani degli anni Cinquanta, i capi sono declinati in nuovi colori. Ogni pezzo è firmato da due cuori ricamati, in riferimento ai tatuaggi della cantante. La giacca a bomber presenta sulla schiena la strofa «I told you I was trouble» dalla sua canzone You know I'm no good.

David Bowie (1947 - 2016)

Non a caso, nel suo libro Amore, more e rock'n'roll Ezio Guaitamacchi titola il capitolo dedicato a Bowie: La morte nera del duca bianco. A soli 5 anni dalla sua scomparsa, si parla della morte del cantante come «la miglior mossa di marketing di sempre». David Bowie muore infatti solo due giorni dopo l'uscita del suo ultimo disco, Blackstar, il più venduto con quasi 20 milioni di copie. Per Guaitamacchi, questo aneddoto è «una storia che racchiude gli ultimi momenti in modo poetico. La lucidità ma anche una visione poetica della vita. Vedi la morte parte della vita».

Da tempo malato - dal 2014 combatteva contro un tumore al fegato - sono molti i fan a credere che la morte di Bowie sia stata una "morte assistita". Alle pagine di Repubblica una fan ha infatti dichiarato: «Ha sempre curato perfettamente la coreografia della sua vita».

Fred Perry x Amy Winehouse Foundation

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