L'album del giorno, Giorgio Moroder, From here to eternity
L'album del giorno, Giorgio Moroder, From here to eternity
Musica

L'album del giorno, Giorgio Moroder, From here to eternity

Il suono del futuro: questo è quello che racchiude il leggendario disco di "King George" uscito nel 1977

Ci sono album che segnano l'inizio di una nuova epoca, un nuovo modo di fare musica che diventa uno standard per tutti quelli che verranno dopo. Ecco, From here to Eternity di Giovanni Giorgio, l'uomo che tutti chiamano Giorgio, è uno di quei dischi che tracciano una linea di demarcazione tra il prima e il poi.

From here to eternity arriva nei negozi di dischi nel luglio del 1977, una manciata di giorni dopo l'uscita I feel love di Donna Summer, il secondo colpo di genio di Moroder con la vocalist di Boston, successivo ai diciassette minuti di puro erotismo "disco" di Love to love you baby.

La voce robotica che apre la title track suona come un potente warning agli ascoltatori: "Quello che ascoltate in queste canzoni è il suono del futuro". Del futuro prossimo, e del futuro che ancora non si riesce ad immaginare. Quello dalle scena house di Chicago o Techno di Detroit, per esempio, entrambe enormemente debitrici nei confronti delle intuizioni di Moroder.

Al di là dei singoli brani, il masterpiece di Giovanni Giorgio è una formidabile sequenza di ritmiche in quattro quarti, sequencer, drum machine, vocoder e synth, impreziosite da linee vocali perfettamente integrate nel sound di insieme. In altre parole, avanguardia pura, un territorio musicale completamente nuovo, frequentato esclusivamente in quegli anni dai teutonici Kraftwerk.


Giorgio Moroder - Lost Angeles [Remastered] (HD) www.youtube.com


Quella di Moroder non è una sperimentazione sonora accessibile soltanto ad un manipolo di eletti, il Moroder-sound è qualcosa che arriva a tutti, perché la sua filosofia era questa, perché il suo obiettivo era quello di creare una nuova musica popolare che animasse le serate della Saturday Night Fever e anche oltre. In From here to eternity non c'è il vezzo delle complessità sonora inarrivabile, ma un geniale senso della prospettiva. Come se in quei suoni e in quei brani Giorgio avesse voluto scrivere la storia in anticipo. Non sappiamo se il suo piano fosse consapevolmente questo, ma quello che possiamo dire con certezza è che si è pienamente realizzato.




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