Medicine at midnight recensione
Foo Fighters/ Foto ufficio stampa Sony
Medicine at midnight recensione
Musica

I Foo Fighters alla scoperta del groove in Medicine at midnight​

"Questo disco è il nostro Let's Dance" dice convinto Dave Grohl. E in effetti, è proprio il capolavoro del Duca Bianco ad ispirare la title track di un disco che spiazza e sorprende. Piacevolmente...

C'era un motivo quando Dave Grohl giurava che il nuovo album sarebbe stato il Let's Dance del suo gruppo. Quale fosse la connessione tra i Foo Fighters, l'ultima grande rock band in attività, e uno degli album più mainstream di David Bowie (quello di China Girl e Modern Love) lo si scopre già dalla prima canzone, con tanto di "na na na" a metà strada tra i Commodores di Lionel Richie e i singoli più catchy di Lenny Kravitz.

Gran pezzo, così come il successivo Shame Shame, un gioiello di scrittura pop su base ritmica funky soul, con Dave Grohl nei panni del vocalist black oriente. Splendido. A fare da regista del suono in questo decimo capitolo della discografia dei Foo Fighters è Greg Kurstin (Adele, Maren Morris). Magistrali l'arrangiamento e la scelta dei suoni nella semi acustica Waiting on a war, ennesimo esempio di come Grohl sia uno dei pochi autori rock in circolazione capace di rimanere fedele se se stesso senza suonare fuori dal tempo.

Medicine at midnight è una dichiarazione d'amore esplicita nei confronti del Duca Bianco di Let's Dance. In questo pezzo dal groove formidabile tutto richiama quel leggendario album del 1983 prodotto da Nile Rodgers. Forse l'ala più visceralmente rock and roll dei fan della band storcerà un po' il naso, ma la title track è un singolo memorable. Alle percussioni, poi, c'è uno dei più ispirati drummer di sempre, Omar Hakim, che non caso era dietro i tamburi in Let's Dance.

L'aspetto più intrigante di Medicine at midnight è la liberazione definitiva dell'anima pop di Grohl e soci, mai così solari come in questo album, mai così inclini alla melodia che resta nell'aria, che diventa familiare in una manciata di minuti. Chasing Birds è un virtuoso esempio di questo approccio ed emana vibrazioni che rimandano ai Beatles, agli Eagles, alle ballad dei Red Hot Chili Peppers. Chiude il disco Love Dies Young, una cavalcata potente dal suono caldo e rotondo. Il gran finale.

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