Denis O'Regan: «Fotografare i Queen al loro apice è stato un privilegio»
Ufficio stampa Medmex
Denis O'Regan: «Fotografare i Queen al loro apice è stato un privilegio»
Musica

Denis O'Regan: «Fotografare i Queen al loro apice è stato un privilegio»

La mostra del grande fotografo inglese, con 60 scatti realizzati prevalentemente nel periodo 1985-86, è in programma fino al 28 agosto nello Spazio Murat di Bari

«Nella mia foto più importante dei Queen, i Queen non si vedono, ma questo è anche la testimonianza di quanto fossero diventati grandi». Parola di Denis O'Regan, uno dei più importanti fotografi nella storia del rock, a proposito del leggendario scatto del pubblico di Knebworth (115mila spettatori) realizzato da un elicottero il 9 agosto del 1986, in quella che è stata l'ultima esibizione con la formazione della Regina al completo. Il grande fotografo inglese è venuto in Italia per inaugurare, nell'ambito del programma del Medimex 2022, la mostra in anteprima nazionale Denis O'Regan with Queen a cura di Ono Arte Contemporanea, in programma fino al 28 agosto nello Spazio Murat di Bari.

L'esposizione, che include opere presentate in anteprima nazionale, comprende 60 fotografie esposte all'interno di un allestimento immersivo di grande suggestione. Dall'iconica foto di Freddie Mercury con la corona e il mantello alla celebre linguaccia al fotografo, dai tanti travestimenti di Mercury alle immagini di relax nel backstage (tra cui l'incontro di Freddie con David Bowie), fino ai leggendari concerti del Live Aid nel 1985 e di Wembley nel 1986, la mostra racconta l'apice di una delle band rock più influenti e amate di sempre, attraverso scatti che sono entrati prepotentemente nell'immaginario collettivo. Alla cerimonia di inaugurazione della mostra, a cui erano presenti anche il sindaco Antonio Decaro, il Prefetto di Bari Antonella Bellomo e il direttore artistico di Puglia Sounds/Medimex Cesare Veronico, il fotografo ha incontrato prima la stampa e poi si è raccontato ad Ernesto Assante nel vicino Teatro Margherita. O'Regan vide per la prima volta i Queen nel dicembre 1973, quando, come gruppo di spalla, oscurarono con la loro straordinaria performance i Mott the Hoople all'Hammersmith Odeon di Londra. «La band era gestita allora dal manager di Elton John, John Reid», ricorda O'Regan.

«Andai nel suo ufficio per cercare di vendergli delle foto, ma sbagliai stanza e mi ritrovai davanti allo stesso Elton. Stavo quasi per chiedergli un'indicazione, ma poi ho rinunciato». Allora O'Regan non era ancora un fotografo professionista, anche se la scintilla scattò grazie a un certo David Bowie: «In quel periodo avevo visto in concerto band come i Led Zeppelin, The Who e i Rolling Stones. Poi, un giorno, un mio amico mi suggerì di andare a vedere dal vivo David Bowie: era il periodo di Ziggy Stardust. Mi aspettavo di assistere a un normale concerto rock, e invece è stata un'esperienza così coinvolgente, tra diversi tipi di arte, che ha cambiato completamente la mia percezione della musica. Decisi allora di voler fare il fotografo rock, anche se i miei genitori avrebbero preferito, per me, una carriera più sicura nella City di Londra». O'Regan ha vissuto in prima persona l'esplosione del fenomeno punk, che l'ha aiutato molto a farsi largo nel competitivo mondo della fotografia musicale: «Allora era complicato fotografare le grandi rock band, mentre con i gruppi punk era molto più semplice, anche perché i biglietti dei concerti costavano una sterlina. I giornali erano molto incuriositi e interessati al fenomeno, volevano quelle foto e me le pubblicavano senza problema. Così il mio nome ha iniziato a circolare nel circuito della musica live». I Queen furono tra le poche band a non farsi travolgere, allora, dall'ondata iconoclasta del punk, anche se si sentivano in qualche modo minacciati da quel movimento così rabbioso: «I punk chiamavano gruppi come loro, i Led Zeppelin e i Rolling Stones “vecchi scoreggioni", anche se erano musicisti appena trentenni o poco più». Il fotografo riuscì un po' per volta a guadagnarsi la fiducia dei Queen, che stavano diventando una band sempre più grande e importante: «Fotografavo i Queen ogni volta che suonavano a Londra perché mi piacevano tantissimo: li ho seguiti anche nel loro tour in Scandinavia. Dal 1982 iniziai a lavorare molto con la band, e questo mi permise di essere chiamato dai Duran Duran per il tour di Rio».

Seguire in tour i Queen ed essere l'unico fotografo autorizzato a fotografarli dal palco ha permesso a O'Regan di conoscere bene i quattro componenti della band: «La loro forza era di essere davvero amici tra loro e di essere tutti e quattro autori e compositori: ho visto troppe band litigare per i diritti discografici. Freddie, quando saliva sul palco, sembrava arrogante e sicuro di sé, mentre, nella vita di tutti i giorni, era timido e riservato: parlava piano, diceva molte parolacce e aveva uno straordinario senso dell'umorismo. Era molto gentile con tutti: ti chiedeva sempre se avevi bisogno di qualcosa». Il fotografo inglese ha avuto il privilegio di seguire in tour anche i Rolling Stones, assistendo da vicino ai leggendari screzi tra Mick Jagger e Keith Richards: «Una sera Keith era arrabbiato e così decise di complicare la vita Mick: durante una canzone andò a sedersi alla fine della passerella e si mise a suonare un assolo di chitarra che non finiva mai. Mick restò sul palco a fare i suoi consueti balletti, anche se, dopo un po', era chiaramente imbarazzato e non sapeva cosa fare. Ronnie Wood si avvicinò a Keef per chiedergli che cosa stesse succedendo e il chitarrista gli rispose: “Ti manda Mick? Se è così, digli di andare affanculo!”. Così Ronnie, con la coda tra le gambe, andò da Mick a riferirgli l'insulto, che incassò con aplomb, senza fare una piega. Tutto questo avveniva davanti a 80.000 spettatori in delirio, anche se probabilmente nessuno, allora, se ne accorse: magari pensavano solo di assistere a un grande assolo di Keith Richards».

Alla domanda se si sentisse fortunato ad aver fotografato e vissuto per anni al fianco di alcune delle più importanti band del rock inglese, O'Regan, con la sua flemma inglese, ha risposto: «Sono stato sicuramente fortunato, ma forse la mia fortuna maggiore è stata che, a un certo punto della vita, avevo capito esattamente che cosa volessi fare con il mio lavoro: essere testimone diretto di un periodo fondamentale del rock, quando ancora non c'erano internet e i social network. Grazie a quegli scatti, in tanti hanno potuto rivivere l'atmosfera di questi concerti, che, altrimenti, sarebbero stati dimenticati. Quando le opportunità lavorative si sono presentate, io non ho avuto alcuna esitazione e sono andato a prendermele». Verso la fine della mostra Denis O'Regan with Queen allo Spazio Murat di Bari, si trova una suggestiva foto della band in bianco e nero scattata a Mannheim (Germania) nel 1986, con una citazione di Freddie Mercury in bianco su sfondo grigio: «O hai la magia o non ce l'hai. Non c'è modo di lavorare per raggiungerla». Una magia che Denis O'Regan è riuscito perfettamente a immortalare nelle sue foto e a tramandare fino ai giorni nostri.

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