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Windows 95 è tornato (e un po’ ci mancava)

Un programma gratuito permette di usare di nuovo lo storico sistema operativo di Microsoft. Scatenando l'effetto nostalgia

Non c’erano le sfide di massa a Fortnite, i video scemi su WhatsApp, il continuo lampeggiare delle mail. Il concetto stesso di multitasking sembrava un’utopia fantascientifica. Ci si distraeva rompendo i cuori su Hearts (e non facendoselo rompere su Tinder) o con un’incursione bombarola nel Campo minato, poi mutato in Prato fiorito per una ventata di perbenismo digitale ante litteram. Il massimo del piacere via bit era un Solitario, inteso come il gioco di carte. Troppo presto per la voracità di dati di YouPorn in un’era di connessioni lumaca, dei cinguettii sgraziati del modem, mica di Twitter.

Si sfogava l’estro artistico non con i filtri su Instagram ma con astrattismi infantili su Paint, tra linee, forme e secchiate di colore, mentre il desktop s’ammucchiava d’icone e il cestino supplicava d'essere vuotato per recuperare un alito di spazio. Era 23 anni fa, quasi un quarto di secolo a pensarci purtroppo bene, quando Windows 95 entrava nei computer come l’ultimo dei prodigi strizzato in un software. Avrebbe velocizzato, razionalizzato, aggiustato e riassettato l’esperienza su pc, così giurava Microsoft. Sarebbe entrato inevitabilmente nelle nostre vite, in parallelo alla fondazione di eBay, allo sbarco in Europa della PlayStation, a Boombastic di Shaggy («say me fantastic») e a Micheal Jackson che, rassicurante, giurava nel microfono: «You are not alone».

L'avvio della app

Oggi Windows 95 è stato dismesso, è archeologia tecnologica, ci sono le icone stroboscopiche, gli smartphone e i tablet, l'intelligenza artificiale e la banda stralarga. Ma c’è di nuovo lui, in un’applicazione da 100 mega e rotti, briciole nell’unità di misura universabile dei giga, scaricabile e usabile gratis in pochi minuti su Mac, Linux, naturalmente Windows. Si va su questo sito, si sceglie il formato preferito, si attende con la leggera ansia di vedere l’effetto che fa imbarcarsi sulla macchina del tempo di un sistema operativo. Nemmeno troppi secondi per rifletterci ed eccolo pronto a partire.

Internet Explorer non naviga sul web, la posta non si riceve, gli allegati rimangono punti interrogativi. Non ci vedrete i video su YouTube (e poi, perché mai dovreste), ma tante altre applicazioni presenti di serie funzionano bene. I giochi innanzitutto, perché subito lì si finisce, rispolverando la liturgia del cazzeggio antico, le memorie del tempo speso - investito? - in una grafica scarna che catturava più dei videogame trascendentali, complessi, brutali, degli Anni Dieci.

I giochi Solitario e Campo minato

Paint è presente all’appello, la calcolatrice sa fare i conti, il notepad prende appunti, ci sono la versione povera di Word e quel telefono virtuale che pareva capace di far chiacchierare con il mondo. E poi Media Player e il volume da alzare e abbassare, la prima resa dell’analogico, del tasto fisico, della manopola tangibile, di fronte all’agilità fluida di una freccetta cursore. Un aggiornamento da poco rilasciato supporta persino i floppy disk, per smontare soffitta o cantina e torturarsi di lentezza nel recuperare foto, file e ricordi che pensavamo ormai illeggibili.

Calcolatrice e Paint

Quello che colpisce, sin dai primi minuti, è la confidenza, il senso di familiarità. Sappiamo cosa fare, come cercare. È come quando si torna in bicicletta dopo una lunga assenza dai pedali, ci si rituffa in piscina smaltito un infinito infortunio: il cervello non dimentica, procede a tentoni ma a memoria, nonostante sia ubriaco di touch, impigrito dalle notifiche che dicono cosa aprire, dove leggere, a chi rispondere con mitraglie di faccine. Si riaffaccia persino l’incubo di sbagliare qualcosa, di precipitare nel baratro oscuro della schermata blu, frustrazione in agguato, implacabile manifesto della nostra fallibilità informatica.   

Il recupero di Windows 95, serie tv come «Stranger things», applicazioni che danno l’effetto di un nastro consumato ai video, che distorcono e sporcano d'usura le foto digitali, hanno diagnosticato quanto siamo malati d’innocua nostalgia. Ci ricordano che il passato ci affascina perché, semplicemente, ci appartiene. E che, pur non potendo riviverlo, rimane bello ripercorrerlo anche così, a passeggio con il mouse attraverso vecchie icone.

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