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Lifestyle

'Il libro digitale dei morti', l'immortalità digitale nei social network

Oblio o immortalità virtuale? Cosa succede alle nostre identità online dopo la morte? Tutto questo nel libro del giornalista Giovanni Ziccardi

Milioni di persone in tutto il mondo possiedono uno o più profili sui vari social network. Si stima che ogni giorno ognuno di noi passa in media 7 ore connesso a Internet, aggiornando i propri status su Facebook, postando foto su Instagram, mandano mail o “cinguettando” su Twitter. Per non parlare poi delle chiacchierate su Whatsapp o degli acquisti su iTunes o Amazon. Sono tutte attività che si lasciano dietro una gigantesca mole di dati e informazioni personali. Ma quando la vita vera finisce, quando inevitabilmente si muore, tutto questo che fine fa? Se lo chiede e prova a darne una spiegazione  il giornalista Giovanni Ziccardi, nel volume intitolato Il libro digitale dei morti, edito da Utet (in uscita a maggio).

Vita digitale e morte reale

il-libro-digitale-dei-morti-ziccardi-utet Copertina de 'Il libro digitale dei morti', di Giovanni Ziccardi Utet

Il rapporto tra vita digitale e morte reale è analizzato da Ziccardi seguendo due sentieri di riflessione opposti e allo stesso conviventi: il diritto all'oblio e il desiderio di sopravvivere alla morte. Un sistema in cui le nostre identità sono potenzialmente accessibili da parte di tutti, effetto collaterale intrinseco alle logiche dei social network, può anche diventare uno strumento (bizzarro) per sconfiggere la caducità dell'uomo e dare magari anche conforto ai cari alle prese con il lutto. 

Immortalità digitale

Non a caso esistono già servizi online basati sull'intelligenza artificiale, che hanno l'obiettivo di mantenere attiva l'identità delle persone anche dopo la morte. Due esempi, che sembrano usciti da una puntata di Black Mirror, sono Eter9 ed eterni.me. Il primo è un social network che registra le abitudini dei propri iscritti, ricreando delle controparti virtuali che si comportano nel modo più vicino possibile al reale. Il secondo è un portale nel quale si possono immagazzinare i propri ricordi, pensieri, storie e immagini, creando un archivio attorno a un avatar digitale.

Oblio online

Ma se da una parte dunque è possibile rendersi immortali, c'è anche chi ha sviluppato sistemi che permettono di cancellare tutti i nostri dati dopo la morte. Google, ad esempio, ha attivato un servizio che elimina automaticamente gli account inattivi dopo un determinato periodo di tempo, avvisando preventivamente i contatti fidati designati dall'utente. Facebook, dal canto suo, sembra stare nel mezzo, tra oblio e mantenimento. Può cancellare gli account di persone decedute, attraverso le segnalazioni dei suoi familiari, ma ha anche una funzione che permette di designare un cosiddetto erede che può gestire alcuni aspetti di un profilo reso “commemorativo”.

Tale argomento è molto affascinante e apre numerose linee di approfondimento. Il libro digitale dei morti di Giovanni Ziccardi può dunque essere utile come una sorta di bussola, esplorando i pro e i contro dell'oblio e dell'immortalità digitale. L'autore, del resto, sembra avere un background appropriato: classe 1969, è avvocato e giornalista esperto di investigazioni digitali e diritto informatico. Insegna Informatica giuridica all'Università Statale di Milano, dove ha fondato e dirige il corso di post-laurea in Computer Forensics e Investigazioni Digitali. Tra le sue pubblicazioni citiamo due saggi editi da Raffaello Cortina – Internet, controllo e libertà: trasparenza, sorveglianza e segreto nell’era tecnologica e L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete – e il romanzo L'ultimo hacker (Marsilio).

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