Ford
Tecnologia

Viaggio nella fabbrica hi-tech di Ford

Robot che assemblano le auto, piume di struzzo per la verniciatura, selfie per il controllo qualità, mani e occhi a vigilare sui dettagli

da Valencia

Sì, è vero, l’effetto catapulta nel film di fantascienza c’è tutto, con i robottoni che sollevano pezzi di carrozzeria come fossero fogli di carta e aprono sportelli con delicata perizia per spruzzare zampilli di vernice all’interno. Ma mani, occhi e piedi umani restano centrali, cruciali, nell’avveniristica fabbrica di Valencia di Ford, che solo quest’anno sfornerà 400 mila automobili esportando l’80 per cento della sua produzione in 75 mercati.

Certo, ci sono gli addetti che non si vedono, intenti a trafficare con pulsanti e tastiere di computer dietro vetrate alte e trasparenti, ma tantissimi sono lì sul campo, anzi sul pavimento lucido delle linee che ogni 40 secondi mettono a punto un nuovo veicolo, dalla Mondeo alla Galaxy fino alla Vignale.

Caso estremo quest’ultimo, in grado di trasformare il gigantesco complesso che negli ultimi quattro anni ha raccolto oltre 2,3 miliardi di euro di investimenti, in un atelier d’alta moda, in cui l’attenzione al dettaglio tende al maniacale. Dunque, via le scarpe, è obbligatorio indossare un paio di calzature speciali, poi eccoci dentro. Per la prima volta la stampa è ammessa a visitare lo stabilimento e raccontarne i segreti. O almeno la sua piccola orchestra di sparpagliate ossessioni.

Prima del puzzle

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Come in un magazzino dell’Ikea, c’è un’area in cui tutti i pezzi che comporranno il mosaico della vettura sono conservati. I pannelli finali, pronti all’assemblaggio, sono il parto di grandi lastre d’acciaio, stampate con presse da 2 mila tonnellate. A farli combaciare provvedono alcuni robot a guida laser.

Muscoli d'acciaio dal volume basso

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La foto lo testimonia: le loro braccia sono oltremodo grosse e potrebbero incutere un po’ di timore, eppure c’è una certa grazia oltre a una coordinazione totale nel loro agire, presidiata da fitti sistemi di sensori che li arrestano all’istante in caso di qualsiasi anomalia. Anche affiancandoli, costeggiandoli a pochi centimetri, il cuore non accelera né si corre il rischio di rimanere assordati. E non stiamo indossando cuffie isolanti durante il tour. Il volume è basso, è possibile conversare senza particolari disagi. Per noi il fastidio sarebbe stato passeggero, sono i timpani dei lavoratori a ringraziare.

Largo al fatto a mano

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Una volta pronto, ogni telaio riceve il suo motore corrispondente con l’intervento di un addetto, è accoppiato alla sua trasmissione. Accoglie un chilometro e mezzo di cavi, i finestrini, gli elementi fondamentali degli interni, mentre i cerchi, 30 mila a settimana, sono aggiunti in un’area apposita.

Qui robot e uomo improvvisano una danza quasi ipnotica, in cui uno sembra il completamento, l’appendice dell’altro. L’impressione, confermata con una risata compiaciuta da chi ci scorta, è che da soli questi arti di silicio non basterebbero a sé stessi. Intelligenza artificiale, siamo spiacenti, non è ancora il tuo momento.

Catena di montaggio con variazioni sul tema

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Alzando gli occhi ci si accorge che non c’è spazio e ruolo per la monotonia. I modelli, ultimati al ritmo di 100 all’ora, non sono in rigida sequenza. Una Mondeo può essere seguita da una S-Max, una litania di colori spezzata da un improvviso tono accesissimo.

La ricetta della fabbrica di Valencia è la sua versatilità, il poter gestire gli ordini, gli output della gamma europea in base alle domande del mercato. «Vedere realizzare nella stessa struttura modelli anche molto diversi come Mondeo, Kuga o il Transit Connect è incredibile e senza precedenti» commenta Barb Samardzich, chief operating office di Ford Europa.

Piume di struzzo

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Nessun consapevole riferimento cinematografico, ma una scoperta inaspettata. Già, in mezzo a tanta tecnologia, convivono frammenti d’altri tempi. Li troviamo accedendo all’area verniciatura, dove è obbligatorio indossare un camice bianco e soprattutto fare un passaggio in una sorta di galleria del vento, per levarsi di dosso fibre e peletti che potrebbero sporcare le vetture.

Qui, in una sorta di autolavaggio a secco, vengono usate decine di migliaia di piume di struzzo, che il pennuto perde naturalmente durante i suoi frenetici spostamenti. A cosa servono? A quanto pare sono perfette per cancellare ogni traccia di polvere prima del trattamento con la vernice.

Robot a dieta

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E riecco le braccia meccaniche, stavolta con meno bicipiti rispetto ai fratelli nerboruti degli altri reparti. Da piccoli ugelli zampilla la vernice necessaria per dare il colore desiderato a ogni modello, operazione che viene effettuata all’esterno ma anche all’interno della vettura. Ad aprire gli sportelli, con ganci portentosi, provvedono i robot medesimi. I telai sono inoltre rivestiti con un trattamento contro la corrosione, classica deriva figlia di tempo e intemperie, e un sigillante che combatte l’umidità.

Il punto di forza è che tra una mano (diciamo così) e l’altra di vernice non serve il passaggio nel forno, risparmiando energia e riducendo fino al 25 per cento la quantità di CO2 spedita nell’atmosfera. In generale tutto lo stabilimento spagnolo è ecosostenibile e nel 2015 prevede di tagliare le emissioni di oltre 36 mila tonnellate.

Selfie plurimi

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Non saranno vanitose, ma le auto che Ford costruisce nella sua fabbrica finiscono di continuo sotto i flash. L’ovale blu, in collaborazione con il Politecnico di Valencia, ha elaborato un sistema che scatta 3.150 fotografie alle superfici e le manda a un cervellone che, tramite un software, le confronta con una carrozzeria priva di imperfezioni. Così può mostrare in tempo reale in quali punti bisogna intervenire.

Non è sfiducia verso le capacità di sorveglianza degli addetti al controllo qualità, ma un supporto ai loro sforzi: «Le ispezioni effettuate a occhio nudo possono essere meno agevoli quando si ha a che fare con superfici o angoli complessi da esaminare. Questo sistema evidenzia anche le variazioni microscopiche» spiega Dirk Holzer, ingegnere della verniciatura.

Mai abbastanza

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La produzione dei veicoli nello stabilimento di Valencia passa per 34 fasi e coinvolge 18 mila diversi componenti. Tutto è monitorato e controllato, persino l’impianto audio e la sua resa sonora nell’abitacolo. Ma l’apoteosi, l’eccesso dello scrupolo si raggiunge nel Vignale Centre, edificio a un piano appena un po’ defilato rispetto al resto della produzione, proprio accanto all’enorme circuito interno dove le auto vengono stressate su terreni accidentati o lanciate al massimo della velocità. 

Qui lavorano sei esperti che effettuano ogni tipo di ispezione: sulla carrozzeria, lucidata a mano durante un processo lungo oltre due ore, sui sedili in pelle, sulla verniciatura. Di nuovo, fanno affidamento sui loro occhi chiedendo un aiutino a laser e telecamere. È la norma qui a Valencia, dove artigianalità e tecnologia, produzione in serie e cura del dettaglio sono una sintesi quotidiana possibile.

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