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Tecnologia

Facebook chatbot: perché sono importanti

Prima Telegram poi Skype, presto anche Messenger accoglierà gli assistenti virtuali pronti a rispondere alle chat. Ecco in che modo

Tra qualche ora comincerà in California l’edizione 2016 di F8, la conferenza che Facebook dedica agli sviluppatori. Durante l’evento sono attese diverse novità, tra cui l’arrivo dei cosiddetti chatbot all’interno dell’applicazione di messaggistica Messenger. Ma a cosa servono? I chatbot, sono appunto dei robot virtuali, avatar e assistenti intelligenti, che possono rispondere ai messaggi di testo inviati dagli utenti, per simulare una reale conversazione. Il loro utilizzo, nei prossimi anni, potrebbe crescere a dismisura e c’è già chi li ha integrati per supportare i navigatori durante la prenotazione di un volo su internet, un tavolo al ristorante oppure per ottenere informazioni basilari sulla compilazione di un documento.

Anche se non ve ne siete accorti potreste esservi imbattuti anche voi in un chatbot. Quando si naviga in rete è possibile scorgere banner e pulsanti che recitano “Live chat” o qualcosa del genere, lasciando intendere di poter ricevere un aiuto istantaneo su un servizio offerto dal portale. Beh, dall’altra parte dello schermo potrebbe esservi un algoritmo informatico e non una persona in carne e ossa, capace però di interagire in maniera naturale e convincente. Volete saperne di più? Freccia a destra per approfondire!

Cosa sono

second life 01 ▓▒░ TORLEY ░▒▓, Flickr

I chatbot sono account digitali che possono rispondere a domande degli utenti come farebbero i reali dipendenti di un servizio. Alla loro base vi è un algoritmo di Intelligenza Artificiale che, oltre ad essere già dotato di informazioni su determinati argomenti, può imparare osservando le reali conversazioni tra le persone online. Non è chiaro quale tipo di tecnologia Facebook utilizzerà per il suo modello di chatbot; ad esempio Cortana, l’assistente virtuale di Microsoft, sfrutta il machine-learning, che fa crescere il suo archivio di risposte tramite l’analisi delle preferenze e delle azioni compiute dal possessore di uno smartphone o computer Windows 10.

Dedicati al business

CALL CENTERS IN COSTA RICA Richard Blank, Flickr

I chatbot che Zuckerberg introdurrà durante F8 saranno rivolti principalmente al pubblico di consumatori. Ciò vuol dire che non ci ritroveremo a chattare con un semplice iscritto a Facebook ma con i brand e le aziende che vendono qualche servizio tramite il social network. Ad esempio, catene di elettronica o agenzie di viaggio potrebbero integrare i chatbot come supporto primario per gli utenti durante un acquisto; in caso di necessità potrà intervenire una persona “vera”, riprendendo la chat da dove l’aveva lasciata il bot. Il vantaggio? Un singolo bot può chattare con un numero indefinito di interlocutori, da 1 a 800.

Negozio virtuale

second life 03 ▓▒░ TORLEY ░▒▓, Flickr

La volontà di Facebook non è solo quella di realizzare chatbot ma lasciare che siano anche gli sviluppatori approvati a crearne. Per questo rilascerà il codice di sviluppo a chiunque voglia implementare lo strumento per la propria pagina, integrandolo nel sito web. Proprio gli sviluppatori giocheranno un ruolo di primaria importanza nell’adozione dei chatbot visto che dovranno ascoltare le esigenze delle aziende e tradurle in supporti parlanti e intelligenti. 

La concorrenza

android cortana panorama @Connessioni

La scorsa estate Telegram ha lanciato uno store per la piattaforma bot. Si tratta di piccole applicazioni che è possibile aggiungere ai canali per estendere la partecipazione degli iscritti. A marzo di quest'anno, durante la sua conferenza annuale a Tokyo, Line ha espresso la volontà di aprire lo sviluppo di chatbot anche ai developer esterni mentre Microsoft ha spiegato i vantaggi di avere un Cortana personalizzato all’interno di ogni chat di Skype. È andata peggio su Twitter dove la chatbot di Redmond è stata accusata di razzismo.

Chatbot nella storia

▓▒░ TORLEY ░▒▓, Flickr

Se ne parla tanto in questi giorni ma le chatbot non sono affatto un’invenzione recente. Nel 1950 Alan Turing pubblicava il suo omonimo test, volto a capire quanto un computer potesse simulare un reale individuo, dotato di giudizio e di conoscenza tali da far sorgere il dubbio sulla sua essenza digitale. Nel 1984 il chatbot Racter scrisse “La barba del poliziotto è costruita a metà, finora l’unico libro composto da un’intelligenza informatica. Negli ultimi anni i chatbot sono divenuti famosi come: controllori delle stanze su mIRC, filtri per lo spam in rete, utenti di Ashely Madison e (purtroppo) vettori di link a siti malevoli attraverso le piattaforme più famose.

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