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(Ansa)
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Economia

Il fondo Kkr offre 11 miliardi per Tutta Tim; il Governo osserva con interesse

Presentata l'«offerta amichevole» dal grande fondo americano da 0,50 euro ad azione

Un'offerta pubblica di acquisto "amichevole" sul 100% delle azioni Tim, volta al delisting della società: è quella presentata al gruppo telefonico dal fondo di private equity Kkr, tramite una manifestazione d'interesse "non vincolante e indicativa". Il prezzo indicato da pagare, interamente per cassa, "sarebbe pari a 0,505 euro", si legge in una nota diffusa al termine del consiglio di amministrazione straordinario di Tim.

Kkr, prima di lanciare l'opa, vuole "svolgere una due diligence confirmatoria di durata stimata in quattro settimane". La manifestazione di interesse è vincolata a questo e anche "al gradimento da parte dei soggetti istituzionali rilevanti", ovvero al parere del governo che ha sulla società la possibilità di esercitare il Golden Power a tutela della rete, considerata un asset strategico per la sicurezza nazionale.

La riunione è stata convocata nel pomeriggio di domenica: Kkr, uno dei maggiori fondi della categoria, è già azionista di FiberCop, la società in cui Tim ha spostato l'ultimo miglio della rete telefonica, e ora ha intenzione di lanciare un'offerta pubblica sull'intero capitale del gruppo, anche grazie al fatto che le azioni sono al momento ai minimi storici. Venerdì il titolo Tim, nonostante la chiusura in controtendenza con un aumento del 3,65%, a Piazza Affari era scambiato a un prezzo di 0,3465 euro.

La manifestazione di interesse di Kkr è arrivata in un momento particolarmente difficile: già nei giorni scorsi il presidente di Tim, Salvatore Rossi, aveva convocato un cda straordinario per il 26 novembre, dopo che undici consiglieri, tra i quali in particolare quelli espressi dal gruppo francese Vivendi – primo azionista con il 23,75% - avevano firmato una lettera esprimendo sfiducia e preoccupazione per l'andamento dei conti aziendali. I risultati dell'ultimo trimestre sono stati giudicati non positivi, anche perché l'accordo con Dazn per portare la seria A su Tim Vision non ha portato i numeri attesi.

Proprio la media company francese ha negato di aver avuto contatti con altri fondi, in particolare Cvc, per valutare una proposta alternativa a quella di Kkr. "Vivendi ribadisce la propria disponibilità e volontà a collaborare con le autorità e le istituzioni pubbliche italiane per il successo a lungo termine di Tim", ha fatto sapere un portavoce della società del finanziere bretone Vincent Bolloré, sottolineando che "Vivendi è un investitore di lungo termine in Telecom Italia e lo è stato fin dall'inizio". In ogni caso, i fondi Advent e Cvc si sono detti "aperti al dialogo con tutti gli stakeholder per identificare in modo trasparente una soluzione di sistema per il rafforzamento industriale di Tim", ha fatto sapere un portavoce delle due società, che stanno studiando la situazione e, almeno per il momento, non presenteranno proposte.

Ma la possibilità che Tim passi nelle mani di un fondo straniero ha suscitato forti preoccupazioni. "Tim non è un'azienda come tante: è un asset strategico per il Paese e un bene fondamentale, di interesse pubblico, determinante per la crescita economica italiana e delle nostre micro, piccole e medie imprese", ha fatto sapere il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora, secondo cui "l'evoluzione tecnologica passa anche attraverso la rete di telecomunicazioni e il governo guidato da Mario Draghi deve valutare a fondo l'utilizzo della golden share affinché la rete di tlc non sia preda di soggetti stranieri, nella peggiore delle ipotesi fondi altamente speculativi". Per Spadafora "la Cassa depositi e prestiti, già azionista al 10% di Tim, deve avere un ruolo fondamentale e chiudere, a 25 anni dalla scellerata privatizzazione, una pagina buia della nostra politica economica".

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