Silicon Valley e Italia: nuove idee per avvicinare due mondi
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Silicon Valley e Italia: nuove idee per avvicinare due mondi
Economia

Silicon Valley e Italia: nuove idee per avvicinare due mondi

Le proposte dei talenti italiani a San Francisco

La visita del Presidente del Consiglio Renzi a San Francisco il 21-22 settembre scorso – la prima di un Capo di Governo italiano da trentadue anni – ha acceso i riflettori in Italia sul fenomeno della rivoluzione digitale in atto nel calderone della Silicon Valley: un ecosistema unico che coniuga talenti, servizi professionali specializzati, ricerca di base, venture capital e una cultura orientata al rischio d’impresa per far nascere e crescere le tecnologie che stanno stravolgendo le modalità di produzione nei più disparati settori manifatturiero e dei servizi.

Gli italiani di Silicon Valley – 5.000 professionisti inseriti nei gangli vitali di questa realtà – hanno dato una calorosa accoglienza al Premier e si sono mobilitati per avanzare idee e suggerimenti su come l’Italia possa intercettare l’onda della crescita economica che nasce da qui. Diversi sono le proposte che sono state avanzate dagli addetti ai lavori.

Una di queste punta a facilitare l’accesso delle startup italiane ai più qualificati acceleratori di Silicon Valley. Questi offrono alle nuove imprese tutori e mentori che le accompagnano, tra 6 e 18 mesi, per analizzare il mercato (quali sono i tuoi concorrenti? c’è spazio per te?), nella go-to-market strategy e nel business development (come faccio ad arrivare al cliente?), nelle vendite e nella ricerca di investitori.

Un gruppo di imprenditori italiani a San Francisco ha articolato una proposta che prevede un sostegno pubblico mirato per l’agevolare l’accesso agli acceleratori più qualificati, opportunamente selezionati. La proposta prevede un contributo pubblico laddove la startup italiana abbia già raccolto significativi fondi di investitori privati italiani e venga ammessa all’accelerazione da parte di tali acceleratori qualificati. In pratica, il denaro pubblico potrebbe essere investito laddove c’è già una doppia validazione di mercato per accrescere le possibilità di riuscita delle startup più promettenti. Il modello proposto tende a replicare quello realizzato con successo in Israele – nel quale le startup mantengono un centro di R&D nel Paese di origine e un centro commerciale in Silicon Valley. In questo modo Israele è riuscita a quotare un gran numero di aziende sul NASDAQ e nel solo 2012 ha attratto quasi 900 milioni di dollari di venture capital.

Un’altra proposta, redatta dall’ex “technology evangelist” di Amazon Simone Brunozzi e sottoscritta da 52 ingegneri e professionisti italiani di San Francisco, punta – tra l’altro – a convincere gli imprenditori di Silicon Valley a fare il percorso inverso. L'Italia, dice Simone, è ricca di talento ingegneristico e creativo, soprattutto in settori come la meccanica di precisione, il lusso, la moda, l'arte, l'architettura, il cibo e il turismo.

Visto che una bella fetta delle aziende che nascono in Silicon Valley si occupano di questi settori; perchè non convincere i fondatori a creare una succursale in Italia? Chi vive in California sa che l’Italia è il Paese straniero di gran lunga preferito da tutti. Convinciamo imprenditori "famosi" a fare una prova e dare l'esempio, sostengono i nostri 52: in tal modo saranno ispiratori per un gruppo molto più nutrito di imprenditori, e non solo provenienti dagli Stati Uniti. Ovviamente i fondatori dovrebbero essere forniti servizi ad hoc per agevolare al massimo il loro atterraggio.

Due proposte, un comun denominatore: la volontà dei nostri talenti in California a lavorare perchè Silicon Valley e l’Italia siano unite da un’autostrada sempre più frequentata da aziende e capitali. In ambedue le direzioni di marcia.

Matteo Renzi in Silicon Valley - Settembre 2014

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Matteo Renzi con Marissa Mayer, ad di Yahoo! group
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