Rincari estate 2021: dalle spiagge agli alberghi
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Rincari estate 2021: dalle spiagge agli alberghi
Economia

Rincari estate 2021: dalle spiagge agli alberghi

Aumenti a due cifre nel settore turistico, uno dei più toccati dalla crisi Covid. Andare in vacanza, ormai, è un lusso non per tutti

Andare in vacanza costa caro. Se più di un italiano su tre (il 38%) secondo i dati Cadacons non potrà neppure permettersi di lasciare la città a causa della crisi conseguente a oltre un anno di pandemia, gli altri si troveranno faccia a faccia con una serie di rincari generalizzati che porteranno ogni persona a spendere 100 euro in più per le ferie del 2021.

Le cause dei rincari

Dai trasporti al cornetto al bar l'estate di quest'anno vede un'impennata dei prezzi dovuta sia alla riduzione della capienza o della portata delle strutture che si sono adeguate al contesto per ottemperare alle nuove regole sanitarie imposte dal Covid, sia per i maggiori costi gestione che il settore turistico in generale deve sostenere per garantire igiene e sicurezza (dal gel igienizzante alla pulizia dei filtri dell'aria condizionata passando dalle mascherine e i guanti).

Inoltre albergatori, ristoratori, titolari di stabilimenti balneari e operatori turistici non negano di aver ritoccato i prezzi al rialzo per far fronte all'enorme tracollo economico figlio della pandemia.

Se i trasporti sono aumentati in media del 16% una volta giunti alla località balneare prescelta le cose non migliorano.

Quanto costa una giornata al mare

La premessa è che la situazione in Italia è unica nel suo genere e che la costa nostrana indossa la maglia nera europea in fatto di rincari. Negli ultimi 20 anni il costo di una giornata al mare è aumentato del 200% e in media tra sdraio e ombrellone sul bagnasciuga italico oggi si spendono circa 20 euro al giorno (in Spagna meno della metà – 9 euro – e in Croazia ancora meno, 7 euro).

Secondo l'analisi Ircaf il rincaro del 2021 delle spiagge nostrane è stato del 4,11% su base diaria e del 13,9% su base settimanale in linea con il consueto aumento annuale dei prezzi del settore che lievita di stagione in stagione a ritmi ingiustificabili.

Nel 2020, poi, le cose sono andate ancora peggio con sdraio e ombrellone aumentati del 35% rispetto al 2019, percentuale giustificata dagli esercenti con gli adeguamenti imposti dal coronavirus e la diminuzione dei posti dovuta al mantenimento delle distanze di sicurezza.

La mappa dei rincari

Non in tutta Italia, però, la spiaggia ha gli stessi prezzi. Ircaf, nella sua indagine su 45 stabilimenti balneari divisi in tutta la penisola, ha stilato una mappa dei prezzi medi in giugno da nord a sud.

Partendo dal Veneto, il costo medio di un ombrellone e due lettini considerando i più noti stabilimenti (da Bibione, passando per Lido di Venezia fino a Porto Tolle) varia tra 15 euro e 25 euro, mentre per l'intera stagione è di 600 euro fino a 1500 euro, in base al tipo di stabilimento.

In Emilia Romagna, considerando le località dai lidi ferraresi fino a Riccione e Cattolica, un ombrellone può costare fino a 700 euro per tutta la stagione, o dai 15 ai 20 euro al giorno per l'ombrellone e fino a 5-8 euro per il lettino.

Anche la Liguria ha visto un aumento dei prezzi non indifferente. Si va dai 120 euro fino a 180 euro alla settimana, circa 20 o 30 euro al giorno, mentre per lo stagionale si parte da 400 fino a 800 euro per alcune località come Santa Margherita Ligure e Alassio.

Va peggio in Toscana In Toscana dove si parte da 14 euro per arrivare fino a 100 euro in Versilia, dove l'abbonamento a tutta la stagione supera i 2mila euro.

In Campania addirittura si spende il 40% in più dello scorso anno con un singolo lettino che costa 3 euro in più rispetto allo scorso anno. A Tropea, in Calabria, un giorno al mare costa 40 euro e anche la Sicilia è diventata molto più cara con le zone più "in" della Trinacria che hanno prezzi proibitivi visto che per l'intera stagione si arriva a pagare 2.800 euro così come in Sardegna.

I rincari degli alberghi

Nell'estate della ripartenza costa caro anche alloggiare in hotel. Gli albergatori per poter riaprire hanno dovuto affrontare un grosso investimento in termini economici dovendo adeguare le strutture agli obblighi sanitari imposti dal necessario contenimento del virus.

Dai filtri per l'aria condizionata ai prodotti per igiene e pulizia tutto è stato cambiato e rivoluzionato sia in termini di mantenimento delle strutture sia da un punto di vista gestionale e organizzativo. Via i buffet, via i servizi self service, via le feste in piscina o le agglomerazioni alla reception gli ospiti degli hotel vengono seguiti e controllati di continuo. Questo implica personale in più e strutture sufficientemente capienti per gestire l'obbligo di riduzione del numero di ospiti concessi.

E così anche gli hotel, come trasporti, spiagge, bar, ristoranti e servizi hanno subito notevoli rincari. Secondo Codacons il settore alberghiero ha maggiorato i prezzi di circa il 10% complice anche il timore di cancellazioni all'ultimo momento da parte dei turisti in caso di peggioramento del tasso di contagi nella zona.

Del resto questi aumenti non riescono a compensare se non in parte il tracollo del settore dovuto alla mancanza di turisti stranieri e alla scarsa possibilità di viaggiare degli italiani tesi tra il bisogno di staccare la spina e la paura (o impossibilità) di mettere mani al portafogli.

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