Economia

La riforma fiscale di Donald Trump: 5 cose da sapere

Taglio delle tasse sui redditi personali e societari. Ecco cosa ha promesso in campagna elettorale il neo-presidente degli Stati Uniti

“Farò la più grande riforma fiscale mai attuata prima dai tempi di Ronald Reagan. E' una delle promesse fatte dal neo-presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante la sua campagna elettorale. Ma ci riuscirà davvero? E' ancora presto per dirlo, anche se la Camera e il Senato sono controllati dal suo partito. Prima di vederlo passare all'azione, però, ecco di seguito alcune cose da sapere sulla riforma fiscale promessa da Donald Trump.

Meno tasse per le imprese

La misura fiscale più significativa, sempre che il neo-presidente riesca ad attuarla, riguarda la tassazione sui redditi societari. Oggi il prelievo negli Usa sugli utili delle imprese è al 35% e Trump ha promesso di ridurlo drasticamente fino al 15%. Si tratterebbe di un mega-sconto sulle tasse che sicuramente renderebbe gli Stati Uniti molto competitivi dal punto di vista fiscale per gli investimenti esteri, più o meno agli stessi livelli di paesi super attraenti come l'Irlanda (che tassa le imprese di appena il 12,5%).

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Nuove aliquote per la classe media

Per i redditi personali (tassati in America maniera progressiva con un sistema che funziona con lo stesso meccanismo previsto per la nostra irpef), la promessa di Trump è una riduzione delle aliquote fiscali da 7 a sole 3: una del 12%, un'altra del 25% e una terza del 33%. Per chi guadagna tra 29mila e 37mila dollari, il prelievo dovrebbe scendere dal 15 al 12%. Un taglio più significativo ci sarebbe per i redditi medi compresi tra 37mila e 54mila dollari: anche per loro, che oggi pagano un'aliquota fino al 25%, la tassazione dovrebbe scendere al 12%. A chi guadagna tra i 91mila e i 154 mila dollari, Trump ha promesso una riduzione dell' aliquota di tre punti: dal 28% al 25%.

30 milioni di beneficiari

Secondo le stime degli economisti, le nuove aliquote sui redditi personali dovrebbero agevolare soprattutto la classe media. I potenziali beneficiari nella fascia di reddito tra 29mila e i 54 mila dollari (secondo quanto riporta l'economista Francesco Daveri sul sito Lavoce.info) sono in totale 30 milioni di persone. Pure 3 milioni di americani benestanti che guadagnano tra 91 e i 154 mila dollari dovrebbero pagare un po' meno tasse grazie alla riforma di Trump.

Tra deficit e consumi

Se il taglio alle tasse di Trump venisse attuato a pieno o comunque concentrato sulla classe media, potrebbe avere degli affetti positivi sui consumi. Questo almeno è ciò che pensano diversi economisti come Francesco Daveri, editorialista del sito Lavoce.info, il quale evidenzia però una contraddizione nelle promesse del neo-eletto presidente repubblicano. Se i consumi in America avranno una spinta enorme dalle politiche fiscali, negli Stati Uniti aumenteranno probabilmente anche le importazioni di beni dall'estero e crescerà dunque il deficit commerciale del paese. Il che appare in contrasto con i proclami di Trump che si è fatto paladino dell'industria nazionale e ha promesso un nuovo protezionismo contro le merci che arrivano dai paesi emergenti, in primis dalla Cina.

I carried interest

Una delle misure incluse nell'agenda di Trump che lo ha reso poco gradito alla comunità finanziaria di Wall Street riguarda i cosiddetti carried interest. Si tratta dei compensi che i grandi gestori di fondi statunitensi percepiscono sotto forma di redditi da capitale, tassati con aliquote meno pesanti rispetto ai redditi personali di fascia alta. In campagna elettorale Trump ha promesso di eliminare questo trattamento di favore, tassando questi proventi come gli altri redditi personali, con aliquote progressive che penalizzano i più ricchi.

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