Economia, 6 previsioni per il 2015
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Economia, 6 previsioni per il 2015
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Economia, 6 previsioni per il 2015

Ecco perché la situazione, secondo Business Week, continuerà a mantenere lo stato di sorvegliato speciale anche nel nuovo anno

1. I tempi della ripresa si allungano

L’economia mondiale ci sta mettendo più tempo del previsto per recuperare, fa sapere Business Week. Tre anni fa, infatti, il Fondo Monetario Internazionale stimava che, complice una crescita attesa del 4,8%, le cose sarebbero tornare alla normalità nel 2015. Adesso che ci siamo arrivati, solo Stati Uniti hanno incontrato le aspettative del Fondo, nel frattempo riviste al ribasso. Gli altri Paesi come Brasile, Russia, India e Cina, ma anche il Medio Oriente, l’Europa e il Giappone hanno deluso le previsioni. Per il 2015, dunque, la crescita mondiale è stimata a +3,2%. Eurozona +1,3%; Giappone +0,8%; Cina +7,1%, il dato più basso degli ultimi 15 anni. 

2. Ci saranno ulteriori dissonanze nelle scelte di QE

Le scelte di politica monetaria saranno caratterizzate da una grande eterogeneità. Ne abbiamo avuto un anticipo in questa settimane: la Federal Reserve, per esempio, ha annunciato la fine degli acquisti di titoli di stato. La Banca del Giappone, invece, ha fatto sapere che intende allargare il raggio della propria azione sullo stesso fronte, un’opzione presente anche nelle scelte 2015 della Bce. 

3. La guerra sull’austerità si farà più accesa

Secondo gli esperti, il 2015 porterà a un inasprimento del conflitto fra i sostenitori dell’austerità e fra quanti richiedono investimenti a sostegno della ripresa. La Commissione Europea, infatti, ha permesso all’Italia e alla Francia di sforare il tetto del debito a ottobre, ma ha annunciato un più forte controllo sui conti a metà novembre. Il fronte di esperti che sostiene che sarà difficile vedere una crescita senza rinunciare all’austerity diventa sempre più numeroso.

4. Ottime potenzialità per gli investimenti aziendali

Mentre i consumatori hanno forti problemi di liquidità, il business si trova in una posizione di maggior vantaggio per trainare la ripresa. Le aziende, secondo gli analisti, hanno una forte liquidità, perché con la debolezza della domanda non sentono il bisogno di aggiornare impianti, attrezzature e software, ma l’avvento di nuove tecnologie potrebbe trainare i loro acquisti, perché considerati un vantaggio competitivo. Tipico esempio: le linee aeree interessate agli aerei di nuova generazione.

5. Le scelte della Fed si faranno sentire in tutto il mondo

La variabile più critica per l’economia americana ha a che fare con le scelte della Federal Reserve. Attualmente, infatti, il tasso di sconto si attesta fra zero e 0,25%, il più basso della storia. Gli esperti fanno notare che un rialzo dei tassi avrebbe il potere di influenzare la crescita, l’inflazione e i tassi di cambio in tutto il mondo, perché potrebbe attrarre nuovi investimenti negli Stati Uniti e spingere verso l’alto il valore del dollaro. Paesi come l’India e il Brasile che stanno combattendo con alti livelli di inflazione potrebbero trovarsi costretti ad aumentare i propri tassi nel tentativo di garantire la valuta ed evitare un aumento dei prezzi delle importazioni. Per contro, l’Europa e il Giappone che non temono l’inflazione potrebbero beneficiare di un dollaro più forte e, conseguentemente, di un indebolimento delle proprie valute che potrebbe spingere l’esportazione e migliorare le previsioni di crescita.

6. La Cina potrebbe rallentare le economie emergenti

L’economia cinese è vittima della deflazione. I prezzi all’ingrosso sono calati ogni mese dall’aprile del 2012 e i tentativi del presidente Xi Jinping di promuovere una crescita trainata dai consumi non hanno portato al risultato sperato. Secondo i dati della Banca Mondiale, gli investimenti delle aziende rappresentavano il 49% del Pil lo scorso anno ed erano il 35% del 2000. L’investimento sulla produzione, dunque, ha determinato un eccesso di capacità produttiva e, conseguentemente, l’abbattimento dei prezzi e il taglio dei profitti. Considerato che la Cina sia uno fra i più grandi importatori di materie prime, un rallentamento della produzione nel 2015 rischia di impattare negativamente sui bilanci dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa. 

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