Perché l'apprendistato in Germania ha tanto successo
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Perché l'apprendistato in Germania ha tanto successo
Economia

Perché l'apprendistato in Germania ha tanto successo

La formazione sul campo non è considerata un’opzione di serie B, ma un modo per favorire l’ingresso di professionalità qualificate nel lavoro

La Germania ha il tasso di disoccupazione giovanile più basso d’Europa. I giovani che non trovano lavoro, infatti, sono meno dell’8%, contro il 15% degli Stati Uniti e il 23,3% della media europa. La spiegazione, secondo alcuni osservatori, ha a che fare con l’apprendistato, un “sistema duale” che unisce la formazione in classe a quella sul campo, dove le conoscenze sono messe alla prova. Stando a The Atlantic, quasi il 60% dei giovani tedeschi che si avvicina al mondo del lavoro lo fa attraverso un periodo di formazione. Negli Stati Uniti, invece, meno del 5% dei giovani impara un lavoro tramite l’apprendistato e, tendenzialmente, si tratta di professioni nell’ambito edile. Nel Regno Unito, riferisce The Economist, alcuni grandi player si ispirano al modello tedesco, ma la maggior parte dell’apprendistato riguarda i livelli più bassi della professionalità. Gran parte dei fondi messi a disposizione dal governo, dunque, non arriva a incoraggiare le aziende a investire nella formazione e a stimolare il settore tecnico. Prova ne è il fatto che negli ultimi due anni un posto di apprendistato su dieci è stato creato nella catena di supermercati Morrisons: l’azienda ha utilizzato i finanziamenti statali per formare 52mila dipendenti in operazioni di base come la gestione della cassa. Il risultato è che, tra il 2011 e il 2013, l’investimento in apprendistato è calato di 2,4 miliardi di sterline e il numero di posizioni di lavoro specializzate non coperte è passato da 91mila a 146mila. 

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In Germania, invece, l’apprendistato viene utilizzato in settori che spaziano dall’industria manufatturiera al turismo, dall’information technology alle banche. La formazione dura da due a quattro anni, insegna a prendersi delle responsabilità e permette di assorbire la cultura aziendale. Per le imprese, inoltre, l’apprendistato rappresenta un importante bacino di talenti. Il “training”, insomma, viene considerato un percorso di carriera di tutto rispetto e non una formula per studenti con voti bassi o per la gioventù a rischio. Gli impianti di John Deere di Mannheim, per esempio, ricevono ogni anno oltre tremila candidature per sessanta posti disponibili, mentre Deutsche Bank ne riceve 22mila per 425 posti.

Sono sempre di più, dunque, i Paesi che guardano al modello tedesco come a un esempio da cui trarre ispirazione. Ma, sottolinea il Brookings Institute, la ricetta non è di immediata applicazione. In Germania, infatti, le imprese sono obbligate a iscriversi alle camere di commercio regionali che fanno da anello di congiunzione fra le imprese e il governo e classificano fino a 350 tipologie di professioni che possono ricevere i finanziamenti per la formazione. Inoltre, si occupano di monitorare il traning, il trattamento dei lavoratori e la formazione in classe. Il Paese, insomma, investe pesantamente sull’apprendistato, ma i costi sostenuti si traducono in lavoratori più specializzati che hanno meno difficoltà a trovare un impiego, sono meglio retribuiti e godono di migliori condizioni lavorative. Ogni persona ammessa alla formazione, infatti, è quasi certa di ottenere un posto di lavoro, perché sono le aziende che hanno posizioni aperte a cercare apprendisti. Uno scenario ben diverso rispetto ai laureati che si affacciano, senza molte prospettive, al mercato del lavoro.

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