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Pensioni e reddito minimo: la riforma Boeri in 10 punti

Ecco come il presidente dell'Inps vorrebbe cambiare il sistema previdenziale italiano

“Non per cassa ma per equità”. E' il titolo che il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha scelto per la sua proposta di riforma delle pensioni. Si tratta di un insieme di provvedimenti illustrati in un documento di 69 pagine e basati su tre pilastri: la riduzione dell'età pensionabile a 63 anni e 7 mesi (dagli attuali 66 e 7 mesi), la creazione di un reddito minimo per chi ha più di 55 anni ed è in condizioni di povertà, il taglio alle pensioni d'oro e ai vitalizi dei politici, quando risultano sproporzionati alla contribuzione versata. Ma ecco, di seguito, una panoramica sui punti salienti della Riforma Boeri.

A riposo a 63 anni e 7 mesi

La riforma di Boeri prevede innanzitutto una modifica della Legge Fornero, abbassando l'età pensionabile da 66 anni e 7 mesi a 63 anni e 7 mesi, purché l'assegno maturato sia pari ad almeno 1.500 euro lordi circa. Chi sceglie di mettersi a riposo in anticipo, però, subisce un taglio della rendita che in media non supera il 10-11% e incide soltanto sulla quota retributiva della pensione, cioè quella calcolata sulla base degli ultimi stipendi, secondo le vecchie regole precedenti il 2011 (anno in cui è entrato in vigore per tutti il sistema contributivo pro-rata, che lega invece l'importo dell'assegno pensionistico all'ammontare dei contributi versati).

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Le penalizzazioni

Nell'illustrare la riforma, il documento presentato dal presidente dell'Inps fa alcuni esempi di quanto può perdere sulla pensione maturata chi si ritira a 63 anni anziché a 66. Per un lavoratore che ha iniziato la carriera nel 1977 e si mette a riposo tra i 63 e i 65 anni anziché a 66, la decurtazione dell'assegno può variare tra l'1,5 e il 9% circa.

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Il sussidio per gli over 55

Uno dei pilastri della proposta di Boeri è la creazione del Sia55 (Sostegno per l'inclusione attiva per gli ultra55enni). Si tratta di una sorta di reddito minimo garantito per i nuclei familiari dove c'è un 55enne e che si trovano in una situazione di disagio economico.

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A quanto ammonta l'indennità

L'assegno sarà variabile a seconda delle condizioni dei beneficiari e dovrà essere pari a un importo di denaro sufficiente per riportare la famiglia sopra la soglia di povertà. Quest'ultima dipende dal numero dei componenti del nucleo famigliare. Per una famiglia di un solo membro, per esempio, chi ha un reddito inferiore a 500 euro al mese è considerato sotto la soglia di povertà e ha dritto a una integrazione mensile. Il reddito preso a riferimento è l'isee, che tiene conto della situazione patrimoniale complessiva del beneficiario (risparmi e immobili ) e non solo di quanto guadagna mensilmente.

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Gli obblighi di chi riceve un sostegno

Tutti i componenti di un nucleo familiare che beneficia dell'indennità, devono presentarsi in un Centro per l'Impiego e fornire immediata disponibilità al lavoro, per iniziare un percorso di inserimento professionale. Questi obblighi, dunque, non gravano solo sugli over 55enni che incassano l'assegno, ma anche sui loro figli e coniugi, fatta eccezione per certe categorie come gli studenti, i militari di leva, chi svolge il servizio civile, gli inabili o le donne incinte.

Le coperture

Per finanziare i nuovi sussidi, il presidente dell'Inps prevede un sostanziale riordino di tutte le altre prestazioni a sostegno del reddito e, soprattutto, un taglio alle pensioni più alte (escluse quelle di invalidità o ai superstiti) che non sono proporzionate ai contributi versati. Da quest'ultima misura, verrebbe un risparmio di spesa superiore a 950 milioni di euro all'anno.

Ricalcolo delle pensioni “d'oro”

Per attuare il piano di Boeri occorre fare un ricalcolo delle pensioni medio-alte (oltre i 3.500-5.000 euro lordi al mese) che risultano non in linea con i contributi versati. A essere colpite sarebbero 250mila persone, a cui si aggiungono circa 4mila beneficiari di vitalizi spettanti ai politici.

I tagli

Nel documento proposto da Boeri ci sono anche degli esempi concreti dei tagli che subirebbero le pensioni più generose, non proporzionate ai contributi versati. La decurtazione media è del 5% ma dipende dall'importo dell'assegno. Per le rendite tra 3.500 e 5mila euro lordi al mese, ci sarebbe soltanto una limatura di appena lo 0,2%, che sale al 9,7% per chi guadagna più di 5mila euro lordi e al 12% circa per chi ha un un assegno sopra i 7mila euro.

Gli obbiettivi della riforma

Lo scopo delle misure proposte da Boeri è dimezzare il tasso di povertà nelle famiglie che hanno a capo un 55enne. In questa fascia di popolazione, il 5% del totale si trova infatti in una situazione di disagio economico. Oltre a queste misure sociali, tra gli obiettivi del presidente dell'Inps c'è quello di rendere più flessibile l'età pensionabile, per facilitare il ricambio generazionale nel mercato del lavoro.

I costi

Per le misure proposte da Boeri, vengono fatte diverse stime sui costi. Quella più ottimistica, calcola un onere per lo stato di 150 milioni di euro nel 2016, 1 miliardo nel 2017, 2,5 miliardi nel 2018 e 3 miliardi nel 2019 e nel 2020. La seconda tipologia di stime, più prudenziale e basata sull'ipotesi che tutti gli aventi diritto usufruiscano dell'uscita anticipata, prevede un costo per le casse pubbliche di oltre 600 milioni nel 2016, che sale progressivamente fino a 3,8 miliardi nel 2019, per poi scendere un po' negli anni successivi, fino ad attestarsi a 2,3 miliardi di euro ogni 12 mesi.

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