Le peggiori banche del 2014
Epa Photo/Ansa
Le peggiori banche del 2014
Economia

Le peggiori banche del 2014

Carige, Mps, i piccoli istituti commissariati e i big internazionali. Ecco i gruppi finanziari che hanno fatto maggiormente parlare di sé nell'ultimo anno

Bocciature agli stress test, maxi-multe delle authority di vigilanza, aumenti di capitale contestati, commissariamenti e perfino arresti degli ex-manager. Anche nel 2014, molte banche italiane e straniere sono finite sotto i riflettori dei media, con vicende burrascose e scandali finanziari che spesso sono sconfinati nella cronaca giudiziaria. Ecco, di seguito, una panoramica sugli istituti che hanno fatto parlare maggiormente di sé nell'ultimo anno.

Mps

La sede di Mps Epa Photo/Ansa

Per il gruppo Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo, sembrava arrivato finalmente il momento della riscossa, grazie a tre eventi favorevoli: la conclusione dell'aumento di capitale, il rimborso dei Tremonti Bond e il faticoso piano di risanamento messo in atto dal presidente Alessandro Profumo e dall'amministratore delegato, Fabrizio Viola. A guastare la festa, però, sono arrivati gli stress test della Banca Centrale Europea (Bce). Gli esami sulla solidità patrimoniale dei principali istituti del Vecchio Continente, conclusi dalla Bce a fine ottobre, hanno portato alla bocciatura del Monte dei Paschi, a cui è stata richiesta una nuova iniezione di capitale per oltre 2 miliardi di euro.

Leggi qui: l'aumento di capitale di Mps

Banca Carige

Un buco di bilancio di oltre 328 milioni di euro tra gennaio e settembre, gli arresti dell'ex-presidente Giovanni Berneschi, con le ipotesi di reato di associazione a delinquere, truffa aggravata, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Ripercorrendo le cronache degli ultimi mesi, non ci sono dubbi: il 2014 è stato un altro anno nero per Banca Carige, che oggi tenta faticosamente di proseguire sulla strada del risanamento. In questa situazione, era quasi scontata la bocciatura agli stress test dell'ottobre scorso, con cui la Banca Centrale Europea ha stabilito che il gruppo genovese ha bisogno di un'iniezione di capitali per oltre 800 milioni di euro.

leggi qui: Gli stress test della Bce


I big nel mirino

Il 2014 non è stato un anno da incorniciare (almeno sotto il profilo dell'immagine) neppure per cinque grandi istituzioni finanziarie come Citigroup, Jp Morgan, Royal Bank of Scotland, Hsbc e Ubs. Si tratta dei big bancari internazionali che hanno manipolato per anni il Forex, cioè il mercato internazionale delle valute. A stabilirlo sono state le autorità finanziarie svizzere, britanniche e statunitensi, le quali hanno concordato con tutti gli istituti una maxi-multa per una somma complessiva di 3,3 miliardi di euro. E' rimasto coinvolto nello scandalo anche il gruppo Barclays, che però non ha patteggiato subito l'ammenda e ha ottenuto un supplemento di indagini. Dopo la sfilza di sanzioni degli anni scorsi legate alle manipolazioni dei tassi interbancari libor ed euribor, anche nel 2014 i big della finanza sono dunque finiti nel mirino delle authority internazionali.

Leggi qui: Le manipolazioni sui cambi

Piccole e commissariate

Sono molto legati al territorio in cui operano e si sono sempre tenuti lontani dalla turbo-finanza speculativa. Queste caratteristiche, però, non hanno impedito a una ventina di piccoli istituti di credito italiani di finire nei guai, fino a subire l'onta del commissariamento da parte della Banca d'Italia (una procedura iniziata spesso nel 2013 ma protrattosi anche per tutto 2014) . Colpa di gestioni un po' troppo disinvolte, soprattutto nella concessione di linee di prestito a clienti tutt'altro affidabili dal punto di vista finanziario. Sotto l'amministrazione straordinaria di Bankitalia, per esempio, sono finite Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, diverse banche di credito cooperativo (Bcc) come quella dell'Irpinia o la Cassa di Risparmio di Chieti, che però ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro la decisione delle autorità di vigilanza.

Leggi qui: Gli scandali Libor ed Euribor

Crack portoghese

Per qualche giorno, agli inizi di agosto, ha gettato un po' di timori nella comunità finanziaria, preoccupata di un nuovo buco nel sistema bancario europeo. Ma il Banco Espirito Santo, noto istituto di credito di Lisbona finito sull'orlo del crack, è stato salvato dallo stato portoghese con una dote di quasi 5 miliardi di euro, coperti in gran parte con soldi stanziati in precedenza dall'Europa. La soluzione adottata consiste nella creazione di una bad bank destinata alla liquidazione e di una nuova società, il Novo Banco, che ha ereditato le attività sane del gruppo. A parte i dettagli, però, la vicenda che ha coinvolto l'istituto portoghese ha dimostrato una cosa: nel sistema creditizio europeo, i problemi non sono completamente risolti.

Leggi qui. Le peggiori banche del 2013


Ti potrebbe piacere anche

I più letti