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Economia

Mps, a che serve sapere i nomi dei debitori (che non pagano)

Svelati i maggiori crediti incagliati del Monte dei Paschi di Siena. Favorevoli e contrari alla loro divulgazione

L'ingegner Carlo de Benedetti, gli immobiliaristi Zunino e Statuto o Gianni Punzo, azionista di Ntv e patron e ideatore dell’interporto di Nola. Sono i maggiori debitori del Monte dei Paschi di Siena che, secondo le informazioni circolate oggi sulla stampa, non hanno onorato i propri impegni e contribuito così a far crescere la montagna di sofferenze della banca toscana. Si tratta di debitori esposti per diverse centinaia di milioni di euro ciascuno.  Sorgenia, azienda energetica controllata dalla Cir di De Benedetti fino al marzo del 2015, era esposta per esempio con Mps per circa 600 milioni. Ora la Cir non ha più partecipazioni nella società e Sorgenia, dopo essere finita sull'orlo del fallimento lo scorso anno, è passata sotto il controllo delle principali banche italiane che hanno nominato un nuovo managament per risanarla.


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Rivelando i nomi dei debotori incagliati, la stampa ha così anticipato in parte la richiesta avanzata di recente da Antonio Patuelli, presidente dell'Abi (associazione bancaria italiana). Nei giorni scorsi, era stato proprio Patuelli, parlando come capo dei banchieri, a proporre di alzare il velo sull'identità delle società responsabili delle sofferenze, per vedere chi è stato a trascinare nei guai diversi istituti di credito del nostro paese. A dire il vero, la proposta di Patuelli non riguarda tutte le banche ma soltanto quelle che, proprio come Mps, hanno bisogno di essere salvate dallo Stato, cioè coi soldi dei contribuenti.


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E' giusto o sbagliato accogliere l invito del presidente dell'Abi? Il sottosegretario all'economia, Pier Paolo Baretta giudica la proposta interessante mentre il garante della privacy, Antonello Soro, ha detto che non sussiste alcun problema di tutela dei dati personali quando i nomi dei debitori sono riferibili a persone giuridiche, cioè a società. Favorevoli sono ovviamente le associazioni dei consumatori e pure Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, che aveva lanciato la proposta di svelare i nomi ancor prima di Patuelli. Peccato che tra i debitori di Mps incagliati ci siano anche diversi enti pubblici come Scarlino Energia, Fidi Toscana; Bonifiche di Arezzo e l’Aeroporto di Siena o le Terme di Chianciano, in alcuni casi partecipati proprio dalla regione di Rossi.


"Credo che la divulgazione dell'identità dei debitori responsabili di certe situazioni di dissesto possa avere un effetto deterrente per il futuro", dice Roberto Limitone, avvocato esperto di diritto bancario e partner dello sudio Legalitax. "Tuttavia", aggiunge Limitone, "non credo che la strada giusta sia quella di creare una gogna pubblica con la divulgazione indiscriminata dei nomi, senza distinguere tra le varie situazioni". Piuttosto, secondo l'avvocato, sarebbe auspicabile la creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta che, con ampi poteri di indagine e procedendo con tutte le cautele necessarie, sia in grado di far emergere i comportamenti di chi, in maniera fraudolenta o dolosa, è riuscito ad avvalersi di finanziamanti bancari senza avere un adeguato merito di credito, creando poi situazioni palologiche nei bilanci di certi istituti.

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Tra i pochi a prendere posizione contro la divulgazione dei nomi dei debitori, sono gli economisti liberisti dell'Istituto Bruno Leoni (Ibl) di Torino. “La trasparenza è talvolta un principio di gogna. Con lo stesso scopo di sempre: offrire al pubblico pagante un comodo diversivo per sfogare i propri rancori”, hanno scritto nel loro blog gli economisti di Ibl, aggiungendo che “ il fallimento non è di per sé il segnale di un intento doloso. L'attività d'impresa è incerta per definizione e, proprio per questo, l'attività bancaria è così complessa e delicata a sua volta.


Solo chi non fa nulla non sbaglia mai”, continuano gli economisti di Ibl, “la lista dei bancarottieri farebbe passare per assaltatori alla diligenza persone che hanno preso consapevolmente dei rischi, sbagliando le proprie valutazioni, senza che nulla cambi nella possibilità per la banca salvata di chiedere comunque indietro i fondi mutuati.” Dietro a questa richiesta di alzare il velo sui debitori incagliati, dunque, quelli dell'Istituto Bruno Leoni vedono parecchia demagogia.

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E' più o meno la stessa posizione di Massimo Famularo, esperto di crediti deteriorati e membro del consiglio di amministrazione di Frontis Npl, società che si occupa proprio della gestione di prestiti sofferenti. Piuttosto che andare a caccia dei debitori insolventi, nel suo blog Famularo invita a tirare fuori i nomi di quei manager e funzionari che hanno erogato i finanziamenti poi trasformatisi in un buco di bilancio. Invece di accanirsi su chi si è fatto prestare i soldi senza meritarli, insomma, sarebbe meglio prendersela con chi quei soldi glieli ha dati, spesso con troppa disinvoltura perché si trattava di amici o di amici degli amici. 

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