Economia

Milan, il Tas di Losanna restituisce l'Europa. Ecco la sentenza

I giudici svizzeri cancellano il verdetto sul Fair Play Finanziario: il dossier dovrà tornare a Nyon per una sentenza più proporzionata

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Giovanni Capuano

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Il Tas di Losanna ha cancellato l'esclusione dalla prossima Europa League con cui l'Uefa aveva punito il Milan lo scorso 27 giugno per la violazione delle norme sul Fair Play Finanziario. Un ribaltone che il club rossonero ha ottenuto davanti ai giudici svizzeri che hanno imposto all'Uefa di riprendere in mano il dossier per una pena proporzionata, non è detto sia il settlement agreement rifiutato nei mesi scorsi.

Decisivo l'intervento a Losanna di Frank Tuil, esponente del fondo Elliott da pochi giorni subentrato a Yonghong Li alla guida del Milan. Una presenza che ha cancellato due dei tre presupposti su cui era fondata l'esclusione decretata dall'Uefa: il debito a scadenza breve (ottobre) e le incertezze sul proprietario e sulla sua solidità economica.

 

Il collegio del Tas ha accolto parzialmente il ricorso del Milan, confermando la sentenza Uefa nella parte che certifica la violazione dei parametri del FFP nel triennio 2014-2017, ma annullando l'esclusione dall'Europa League perché considerata pena non proporzionata. Il Milan aveva chiesto di vincolare l'Uefa all'obbligo di concedere un settlement agreement, ma l'istanza non è stata accolta pur essendo questo il prossimo passaggio.

I giudici di Losanna hanno messo nero su bianco che il Tas ha ritenuto come "alcuni elementi rilevanti non fossero stati adeguatamente considerati dall'Adjudicatory Chamber" o che, semplicemente, non potessero essere giudicati al momento del no al Milan con particolare riferimento alla situazione finanziaria del club "significativamente migliorata in seguito al recente cambio di proprietà".

Dunque il passaggio da Li ad Elliott è stato l'elemento decisivo per cancellare il bando dall'Europa e ragionare sulla possibilità di una pena più proporzionata per la quale, però, il Tas si è definito non competente rinviando alla stessa Uefa "che si trova in una posizione migliore" per irrogare una "sanzione disciplinare proporzionata".

Cosa succede adesso

Il verdetto del Tas rimanda la pratica Milan all'Uefa. Si torna indietro alla Adjuticatory Chamber di Nyon che, però, non ha tra le sue possibilità la concessione del settlement agreement: si va dal warning semplice fino alla cancellazione di titoli o premi passando per multa, penalizzazione di punti, trattenuta di ricavi Uefa, divieto di registrazione di nuovi giocatori, restrizioni sul mercato e nei costi per la campagna acquisti.

Qualcosa di simile a un settlement agreement ma senza la forma dell'accordo transattivo (il Tas non ha voluto obbligare l'Uefa a farlo). Possibile anche che siano irrogate più sanzioni insieme purchè proporzionate. Poi il Milan potrà chiedere nei prossimi mesi un nuovo voluntary agreement, essendo cambiata la proprietà, oppure dovrà passare da un settlement per le violazioni già certificate nel bilancio chiuso lo scorso 30 giugno.

La ricaduta naturale sarebbe firmare già un accordo ma non è detto che sarà così. Se fosse, il Milan, così come accaduto a Inter e Roma, dovrà sottostare a limitazioni sportive (rosa ridotta a 21 o 22 elementi) e di movimento sul mercato e nel monte stipendi. Una serie di misure che accompagnano il riallineamento verso l'equilibrio di bilancio e, allo stesso tempo, fungono da sanzione per le violazioni del passato. I settlement agreement prevedono anche il pagamento di una sanzione in parte esecutiva subito e in parte condizionata al rispetto progressivo degli impegni assunti.

Le tappe della vicenda

Il Milan era stato escluso dalla prossima Europa League il 27 giugno scorso al termine di un lungo procedimento con l'Uefa avviato nella primavera 2017 con la richiesta del voluntary agreement, un accordo per sanare le violazioni del Fair Play Finanziario nel triennio 2014-2017.

Un verdetto duro nella sostanza e nella forma, accompagnato da motivazioni che avevano allargato ai dubbi sulla proprietà cinese di Yonghong Li e alla credibilità del management rossonero il piano della discussione. Il Milan era stato punito per la poca trasparenza del suo azionista di maggioranza e per i business plan continuamente corretti e rivisti al ribasso per supportare l'assenza di ricavi commerciali asiatici che erano stati indicati come capisaldo della struttura finanziaria dell'operazione Li.

Già il voluntary agreement e il settlement agreement si erano scontrati con questa situazione di contesto e in un anno il Milan non era riuscito a cambiare in meglio la sua situazione. Anzi, il mercato da 230 milioni dell'estate 2017 aveva ulteriormente colpito in maniera negativa l'Uefa.

Le tappe della vicenda

Il Milan era stato escluso dalla prossima Europa League il 27 giugno scorso al termine di un lungo procedimento con l'Uefa avviato nella primavera 2017 con la richiesta del voluntary agreement, un accordo per sanare le violazioni del Fair Play Finanziario nel triennio 2014-2017.

Un verdetto duro nella sostanza e nella forma, accompagnato da motivazioni che avevano allargato ai dubbi sulla proprietà cinese di Yonghong Li e alla credibilità del management rossonero il piano della discussione. Il Milan era stato punito per la poca trasparenza del suo azionista di maggioranza e per i business plan continuamente corretti e rivisti al ribasso per supportare l'assenza di ricavi commerciali asiatici che erano stati indicati come capisaldo della struttura finanziaria dell'operazione Li.

Già il voluntary agreement e il settlement agreement si erano scontrati con questa situazione di contesto e in un anno il Milan non era riuscito a cambiare in meglio la sua situazione. Anzi, il mercato da 230 milioni dell'estate 2017 aveva ulteriormente colpito in maniera negativa l'Uefa.

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