Ecco quando e come i robot prenderanno il sopravvento sui lavoratori

L’automazione non si manifesta in modo graduale, ma si svela con la recessione

Robot

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Stefania Medetti

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Si parla spesso della sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine, ma non ci sono ancora prove che la rivoluzione annunciata si stia per abbattere sul mondo del lavoro. Un recente articolo apparso su The Atlantic, però, evidenzia le modalità con cui il cambiamento potrebbe manifestarsi. Esiste, infatti, una sorta di discrepanza fra le previsioni economiche sull’argomento e la realtà, una specie di “paradosso dei robot”. Chi sostiene che l’automazione sostituirà molti lavoratori, infatti, non è in grado di portare prove a riguardo mentre è vero che negli ultimi due anni gli stipendi negli Stati Uniti hanno registrato il più alto incremento degli ultimi cento anni.

A questo punto, si aprono tre ipotesi. La prima è che le macchine continueranno ad affiancare i lavoratori senza erodere i loro posti di lavoro. La seconda è che l’economia è prossima a un cambiamento epocale – auto che si guidano da sole, macchine che imparano, droni, digitalizzazione dello shopping -  e i robot sono pronti a sostituire migliaia di lavoratori. La terza teoria, invece, sostiene che la recessione accelera l’adozione della tecnologia. L’ipotesi trova conferma in un recente studio firmato da due economisti, Brad Hershbein del W.E. Upjohn Institute for Employment Research and Lisa B. Kahn, della Yale University School of Management che hanno preso in considerazione gli annunci di ricerca del personale. Gli economisti hanno notato che, in settori che hanno risentito pesantemente della crisi del 2007 e 2008, esiste un significativo “upskilling”. In pratica, proprio dove sono andati perduti posti di lavoro, le aziende richiedono ai candidati una laurea e conoscenza dei computer anche in posizioni tradizionalmente poco qualificate. Dunque, concludono i ricercatori, questi annunci evidenziano il fatto che la recessione ha accelerato l’adozione di tecnologia.

E questo spiegherebbe perché lavoratori e tecnologica operano fianco a fianco per un lungo periodo senza che nulla sembri cambiare. A un certo punto, però, il cambiamento accelera, cresce e diventa evidente. Dunque, se al momento non c’è molto da notare, le cose potrebbero essere ben diverse  con la prossima recessione o la successiva. A sostegno di questa tesi, il magazine americano ricorda che, per esempio, nel settore manifatturiero l’occupazione è calata del 40% negli ultimi 45 anni, per un totale sei milioni di posti. La maggior parte delle persone non ha avuto modo di rendersene conto, perché durante gli anni Settanta, l’occupazione nel settore è rimasta stabile o è cresciuta. Fra il 1969 e il 2015, il settore manifatturiero ha aggiunto quattro milioni di posti durante la ripresa, ma le fabbriche hanno ceduto dieci milioni di posti durante le recessioni. In pratica, l’economia americana è stata in recessione per meno del 15% fra il 1970 e il 2015, ma questi periodi hanno rappresentato il 167% della perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero.

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