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(Ansa)
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Industria

Ministri assenti; il Governo abbandona gli operai della Whirplool

All'ultimo incontro tra le parti per salvare gli operai dell'azienda di Napoli ministri e sottosegretari non si sono presentati

E' passato un mese dal licenziamento collettivo per i lavoratori della Whirlpool di Napoli, il cui stabilimento da oltre un anno aveva chiuso definitivamente le saracinesche, e i lavoratori erano in cassa. Scaduta la quale, come l'azienda aveva da tempo annunciato, senza mai offrire spiragli, sono arrivate le 320 lettere di licenziamento. Nelle lettera la proposta per tutti di un reimpiego nello stabilimento Whirlpool di Cassinetta in provincia di Varese, dove lavorano circa 2500 operai e la produzione è fiorente. Oppure licenziamento con 85 mila euro di buonuscita.

Proposta che non è bastata a interrompere la lotta sindacale, con i metalmeccanici che non accettano l'alternativa offerta dall'azienda e tantomeno si adeguano alla Naspi.

Gli era stata promessa la cassa integrazione dal Ministro Orlando, che assente al tavolo si è presentato in prefettura a Napoli insieme al sindaco neoeletto, e ha garantito che il rapporto di lavoro non si sarebbe interrotto: cassa integrazione e formazione. E invece cosi non è stato. Ci contavano forti dell'esperienza del modo in cui si risolvono tutte le crisi industriali del nostro paese, da Alitalia, Embraco, Ilva, Termini imerese: cassa integrazione derogata a vita.

Ma perché questo accada, oltre alla disponibilità della politica e delle casse pubbliche, c'è bisogno che l'azienda resti. Anche solo pro forma, anche senza produrre e con gli stabilimenti chiusi, ma senza licenziare i lavoratori consentendogli di prendere la cassa pagata dallo stato.

Whirlpool aveva detto che questo non lo avrebbe mai fatto, la multinazionale americana è forte, investe tanto in italia, ha stabilimenti in crescita, assume e non vuole tenere un capannone vuoto con gli operai senza lavoro. Il problema è solo lo stabilimento di Napoli, ma sin da subito ha detto di essere disponibile a riassumerli tutti a Cassinetta. Offrendo anche un incentivo al reintegro di 25 mila euro a testa per il trasferimento. Nulla da fare, "noi siamo del sud e qua vogliamo restare" dicono i 320 lavoratori napoletani.

Dopo l'incontro in prefettura il ministro Orlando ha promesso la riconvocazione del tavolo.

Fissato al Mise il 24 novembre, ma nessuno dei ministri si è presentato. Stavolta neppure il sottosegretario Todde. E così i vertici dei metalmeccanici campani hanno occupato l'auletta di via Veneto, passando su quel tavolo tutta la notte "noi da qui non ce ne andiamo finché non vengono i ministri". Nel frattempo per sostenere la vertenza erano partiti anche tutti gli operai da Napoli, che dopo il corteo sono andati a manifestare a Palazzo Chigi.

Mentre i sindacati hanno affrontato da soli la trattativa con l'azienda e il fantomatico consorzio che dovrebbe riassorbirli.

A questo punto infatti, salvo che ormai la naspi è arrivata, e la possibilità di cassa integrazione e continuità Whirlpool sono definitivamente sfumate, due sono i punti della trattativa ancora in corso.

Ne abbiamo parlato con Gianluca Ficco, Segretario nazionale e Responsabile del settore elettrodomestico della Uilm. Da un lato bisogna chiudere con Whirlpool. I sindacati hanno mandato una lettera all'azienda chiedendo un rilancio sulla buonuscita (loro dicono 100 mila euro, l'azienda chiude a 95) in cambio della rinuncia a ogni tipo di ricorso individuale e sindacale. E maggiori tutele sui diritti acquisiti per chi invece deciderà di accettare reimpiego nello stabilimento di Cassinetta.

Su questo punto c'è stata venerdì 26 un'assemblea sindacale nella quale alla fine le sigle sono riuscite a convergere su una proposta comune che lunedì passerà al vaglio dei sindacati nazionali e successivamente all'accordo con l'azienda. Da questa trattativa il governo è totalmente fuori.

Come pure lo è stato giovedì scorso in quella con il Consorzio Campania Sistema, la nuova joint venture che lo stesso Governo nei mesi passati aveva sbandierato come soluzione da loro trovata per tutti i problemi.

Anche su questo oggi Gianluca Ficco mostra un filo di ottimismo: "ci sono due cose positive - ci dice il sindacalista della Uilm- il consorzio ha un nome, e ne fa certamente parte la Adler" un'azienda di componentistica dell'automotive che ai sindacati dà molta fiducia.

Nell'incontro con il consorzio, il Presidente che tiene le trattative, il manager napoletano Riccardo Monti, aveva detto che c'erano problemi per la cessione del sito, e che comunque non era in buone condizioni. L'azienda invece ha riferito ai sindacati, e confermato anche a noi, di attendere dal Consorzio la firma della lettera di impegno: "appena ricevuta - ci hanno riferito fonti sindacali- sgombreremo immediatamente i capannoni senza nulla a pretendere; cosa che ovviamente non può avvenire se ci chiedono di effettuare dei lavori".

Ciò che agli occhi dei sindacati rende meno ottimista il reimpiego a Napoli è invece la fumosità del progetto del Consorzio. Abbiamo personalmente potuto vedere le slide presentate e davvero c'è ben poco di concreto. Una sorta di idea sulla mobilità sostenibile, di ricerca e sviluppo, che a regime vorrebbe tra i diversi settori assumere circa 1000 lavoratori con più di duecento milioni di investimenti. Di cui gran parte sicuramente verrebbero chiesti alle pubbliche amministrazioni. Ma non si capisce ancora per fare che cosa.

Nulla si sa sui tempi. Lo stesso Andrea Orlando ha detto: "il Ministero del Lavoro ha messo in campo tutti gli strumenti necessari per affrontare questa crisi industriale. Il punto su cui adesso bisogna fare chiarezza sono le modalità e i tempi per l'avvio del consorzio".

La data per la costituzione è fissata per il 15 dicembre, ma nelle slide che abbiamo potuto visionare è chiaramente scritto che le aziende più importanti hanno bisogno di più tempo per i progetti di più ampio respiro, e quindi accelerare i tempi significherebbe costringere a reimpiegare gli ex lavoratori Whirlpool in progetti più piccoli e con meno certezze.

Anche l'intervento di Invitalia è un punto interrogativo, perché secondo fonti da noi contattate sarebbe vincolato al reimpiego di tutti i lavoratori dell'area di crisi complessa, riducendo dunque le garanzie per quelli Whirlpool che da sempre hanno detto di voler trattare solo per tutti i 320, ma anche mettendo in difficoltà le aziende coinvolte.

Eppure il governo ha detto espressamente alla multinazionale di chiudere con qualunque ipotetico acquirente per trattare solo con il Consorzio, anche se in 4 anni di crisi nessuno si è mai affacciato avanzando proposte. E a questo non ha giovato aver alzato il livello dello scontro: molti investitori sono infatti terrorizzati dal tasso conflittuale di quello stabilimento, che in effetti è spropositato rispetto a vertenze che coinvolgono aziende con molti più lavoratori, settori strategici più importanti, e strategie di uscita più nere. Del resto gli stessi dirigenti aziendali da anni non riuscivano più ad entrare nello stabilimento di Napoli con gli operai che gli facevano i picchetti. E per riuscire a far entrare quelli del Consorzio per i sopralluoghi tecnici ci sono voluti giorni di trattative con i lavoratori che si opponevano.

Fonti aziendali ci dicono che solitamente Whirlpool in tutti gli altri stabilimenti ha fondo di magazzino che non supera i 30 giorni, mentre a Napoli arrivava a 292. Una cifra insostenibile, che dimostra che davvero quello delle lavatrici di alta gamma è l'unico settore per loro in deficit. Avevano anche pensato di portare a Napoli prodotti che invece vanno bene in altri stabilimenti, ma gli stessi sindacati hanno convenuto che avrebbe significato lasciare scoperti lavoratori altrove. Per cui l'azienda ha preferito chiudere a Napoli che era da 15 anni decotta, senza sfruttare il respiratore artificiale dei sussidi statali per uno stabilimento in fine vita, e consolidare quelli che sempre in Italia vanno bene, proponendo di riassorbire lì i lavoratori napoletani. Del resto la multinazionale americana aveva promesso nel piano industriale 2019-2020 di investire in italia 250 milioni, mentre ne ha impiegati 284. E su 4200 lavoratori promessi, ne impiega 5600. Solo a Cassinetta hanno oltre i diretti 750 interinali, che loro stessi dicono che potrebbero integrare assumendo quelli di Napoli.

Ma per Gianluca Ficco ormai è inutile continuare a parlare dei rapporti con l'azienda. Forse si poteva evitare la chiusura ma, secondo il dirigente Uilm, è anche colpa dei passati governi che non lo hanno impedito. E ci dice che è inutile anche indugiare con le accuse alla politica assente "prima promettono di non far andare Whirlpool e di non farci licenziare, poi promettono che è pronto il consorzio per riassorbirci, e alla fine ci hanno lasciati soli a trattare sia con uno che con l'altro. A tutti può succedere di sbagliare e promettere cose che non sanno mantenere, basta dirlo sinceramente anziché continuare a illuderci. Nell'ultimo incontro ci hanno detto che non saremmo stati licenziati, e invece è avvenuto e da allora i ministri sono scappati. Quello che chiediamo è che invece di illuderci e scappare, ci accompagnino in questa trattativa, come una garanzia che finora non c'è stata".

Molto probabilmente la prossima settimana si chiuderà definitivamente l'ultimo accordo tra sindacati e Whirlpool, con rilancio sulla buonuscita e sull'incentivo al trasferimento dei lavoratori in un altro stabilimento dell'azienda.

Lo hanno raggiunto abbassando i toni, da soli, senza promesse e illusioni, ma con concretezza e verità, i sindacati e la multinazionale. E finirà così, con una stretta di mano, una firma, e un assegno, la lunga vertenza Whirlpool di Napoli, una fabbrica senza lavoro, mercato e guadagni. Per iniziarne una nuova.

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