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(Ansa)
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Economia

«Il pasticcio Autostrade è la prova della mancanza di prospettiva del Governo»

Tra un ultimatum che scade ed un altro, tra una lettera di Atlantia al governo e l'altra i mesi passano e la soluzione sul caso ASPI sembra lontana come conferma il Prof. Giulio Sapelli

"Il Presidente Conte dovrebbe tacere su una questione di tale portata. Neanche Maduro fa cose di questo tipo in Venezuela. Il Presidente Conte dovrebbe tacere e fa sì che gli sherpa lavorino nell'assoluto riserbo". E' categorico il Professor Giulio Sapelli a proposito della questione Autostrade-Atlantia-Benetton che, tra veti e minacce, si è trasformata in una farsa gattopardiana, ennesimo sintomo di quella che il professore definisce la "sudamericanizzazione crescente dell'Italia".

Sta, infatti, per scadere l'ennesimo ultimatum che il Premier ha dato alla concessionaria Atlantia, di proprietà della famiglia Benetton, con il Governo che vorrebbe trovare una soluzione in linea con l'accordo siglato il 14 luglio, accordo che, pero', nei fatti, e' stato firmato sull'acqua visto che la famosa società esterna che si sarebbe dovuta occupare del rilancio e del ripristino di Autostrade, non e' mai stata creata.Tra Atlantia e Palazzo Chigi nelle ultime 72 ore sono fioccate missive, ma la realtà dei fatti e' che, al momento, nessun accordo e' stato raggiunto e, alla merce' dell'opinione pubblica, si sta consumando l'ennesimo fallimento dell'amministrazione Conte.

"Queste negoziazioni - sottolinea Sapelli - se vengono fatte, vanno fatte nella segretezza più assoluta, non ci si può esporre con dichiarazioni istituzionali e minacce nei confronti di una società privata seppur con partecipazione pubblica". Scuote la testa Sapelli nel commentare la situazione surreale in cui versa Autostrade per l'Italia.

"Nella questione autostrade - spiega - misuriamo tutti gli errori di una privatizzazione fatta male, questo pero' non basta a giustificare le azioni del Governo che si e' mosso con delle procedure simili a quelle dell'espropriazione, addirittura arrivando a minacciare gli azionisti". "Sin dall'inizio - ricorda, d'altro canto il professore - ci sono cose che non sono andate bene, per esempio mi impressionò molto che il board di Atlantia dopo il crollo del ponte Morandi non si dimise subito. Davanti a una tragedia simile un board si deve dimettere".

Che la scelta del board di Atlantia sia discutibile e' indubbio, nonostante questo "però la posizione del governo che ha minacciato espropri o di non rinnovare le concessioni non ha senso. Se nel protocollo firmato non c'erano clausole che prevedevano la revoca delle concessioni in caso di disastri come questi non si poteva né doveva iniziare da lì. Di lì è iniziato un tira e molla da tutte e due le parti che non ha portato a nulla di buono". Adesso pero' la questione si trova in un cul de sac dal quale appare sempre più complicato uscire. "Bisogna rispettare - sottolinea ancora Sapelli - il diritto e la legge: la concessione ad Atlantia va rinnovata se non vogliamo cadere in un insieme di ripicche che costeranno al Paese alcuni miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro. Quella concessione messa su tanto da Prodi quanto da Berlusconi era terribilmente sbilanciata a favore del concessionario, ma ormai è stata fatta così, non c'è niente da fare. Se non c'è una clausola che toglie la concessione davanti ad atti di questo tipo è inutile pensarci."

La soluzione secondo Sapelli ci sarebbe, ma in Italia non c'è la lungimiranza politico istituzionale per cedere alle logiche imprenditoriali o statali e fare il bene comune.

"E' inutile pensare a un nuovo intervento dello stato nelle infrastrutture - ammonisce Sapelli - Le infrastrutture vanno gestite col modello Not for profit dove il pubblico fornisce un patrimonio che viene amministrato secondo il modello delle società not for profit. Nessun consiglio di amministrazione, un amministratore unico e tutto ciò che viene preso dai pedaggi viene utilizzato per la manutenzione". Secondo l'economista questa prospettiva sarebbe la soluzione migliore, ma mai come oggi frutto di un'utopia molto lontana dal potersi realizzare con un futuro prossimo dalle tinte fosche. "Il futuro di Autostrade, allo stato dei fatti, resterà una litigation permanente in cui lo Stato perderà miliardi su miliardi. Gli azionisti privati, logicamente, non vogliono vedersi espropriati dei propri diritti e bisogna anche stare attenti a non mettere troppo in mezzo Cassa Depositi e Prestiti che non può essere utilizzata in ogni occasione come se niente fosse, se non diventa appesantita da troppi compiti e perde di forza e credibilità".

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