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Economia

Grecia, dizionario della crisi

Dalla A di "Accordo" alla T di "Troika", le parole chiave che aiutano a capire l'importanza del referendum in Grecia e la gravità della crisi in corso

Domenica 5 luglio è il D-Day della Grecia e dell'Europa. Il risultato del referendum indetto dal premier Alexis Tsipras sul "Si" o sul "no" all'accordo con l'Eurogruppo relativamente alla rinegoziazione del debito di Atene e alle riforme da attuare è infatti determinante per il futuro non solo di Atene ma della Ue nella sua interezza. In attesa dei risultati definitivi (arriveranno nella notte tra domenica e lunedì) ecco alcune parole-chiave che aiutano a capire la crisi di questi giorni. Dalla A di Accordo alla T di Troika.

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Accordo

Proroghe nei pagamenti e aiuti finanziari, in cambio di riforme. Sono i contenuti dell'accordo tra la Grecia e l'Unione Europea che avrebbe dovuto salvare la Repubblica Ellenica dal default, cioè dall'insolvenza. Purtroppo l'intesa non c'è stata, per divergenze sulle misure attuare.

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Bce

Un ruolo fondamentale nella crisi greca è svolto in questo momento dalla Banca Centrale Europea (Bce) guidata da Mario Draghi. Oltre a fermare le tensioni sui mercati con il suo quantitative easing, Draghi ha il compito di garantire la liquidità al sistema finanziario greco, tramite programmi di sostegno alle banche. Queste misure incontrano però l'opposizione da parte di alcuni paesi del centro-nord Europa come la Germania.

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Debito

È la parola-chiave che fa da sfondo a tutta la crisi greca dal 2010 in poi. Nonostante un taglio già effettuato nel 2012 (l'haircut), il debito della Grecia ammonta a oltre 330 miliardi di euro e corrisponde al 180% del pil del paese. La maggior parte è detenuta dagli altri paesi europei attraverso il Fondo Salva-Stati (Efsf) e il Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm). Si tratta di due organismi che hanno il compito di aiutare i paesi dell'Eurozona in difficoltà.

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Ela

È una sigla che significa Emergency Liquidity Assistance e indica il programma di finanziamento straordinario che la Banca Centrale Europea concede agli istituti di credito dell'Eurozona, quando devono fronteggiare problemi temporanei di mancanza di liquidità. In questi giorni, la Bce si è impegnata a mantenere i fondi Ela a favore delle banche greche, fino a un massimo di 89 miliardi di euro.

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Eurogruppo

È la riunione dei ministri dell'economia e delle finanze dei 19 paesi dell'Unione Monetaria Europea. Dentro l'Eurogruppo sarebbe dovuto maturare l'accordo tra la Grecia e i suoi creditori. L'intesa non è però arrivata, a causa soprattutto delle divergenze tra il ministro dell'economia ellenico, Yanis Varoufakis, e i suoi colleghi dei paesi del nord.

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Fmi

Un ruolo importante nella crisi greca lo ha avuto anche il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) guidato dalla francese Christine Lagarde. La Grecia deve all'Fmi, che è uno sei suoi principali creditori, una cifra di 1,6 miliardi di euro. La somma doveva essere restituita entro il 30 giugno ma così non è stato.

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Grexit

E' l'espressione usata nel gergo finanziario per indicare il processo di uscita dall'euro della Grecia. Il fallimento della Repubblica Ellenica non significa necessariamente un suo abbandono della moneta unica. In teoria, potrebbe esservi un fallimento pilotato (come quello già avvenuto nel 2012) poiché nessuno ha il potere di espellere la Grecia da Eurolandia e solo il governo di Atene potrebbe decidere di abbandonare l'Unione Monetaria.

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Iva

L'imposta sul valore aggiunto è uno dei temi che ha portato alla rottura nei negoziati tra Atene e l'Unione Europea. La Grecia rifiuta le richieste dell'Ue di innalzare di oltre 13 punti, fino al 23%, l'iva sugli alberghi e ristoranti, che sono tra le principali attività del paese.

Pensioni

Oltre all'iva, un altro tema su cui si registrano ancora parecchie divergenze tra il governo greco e i creditori europei è rappresentato dalle pensioni. Bruxelles vuole dei tagli alla previdenza che il premier Tsipras si rifiuta di di attuare, se non con una certa gradualità.

Prelievi bancomat

Temendo una imminente uscita del loro paese dall'euro, da giorni i risparmiatori greci stanno ritirando i propri soldi dalle banche. Per arginare la fuga di capitali, il governo di Atene ha deciso di tenere chiusi gli istituti di credito per una settimana. I prelievi bancomat saranno invece possibili da martedì 30 giugno, con un limite di 60 euro per ogni operazione.

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Referendum

Per decidere se approvare o meno il piano di riforme in cambio di aiuti (come richiesto dall'Europa), il premier greco Alexis Tsipras ha voluto dare la parola al popolo. Il 5 luglio si terrà infatti nella Repubblica Ellenica un referendum per dire sì o no alle “pretese” di Bruxelles.

Scadenze

30 giugno 2015. È la principale scadenza che separa la Grecia dal fallimento. Questa data coincide infatti con il termine ultimo per saldare il pagamento di 1,6 miliardi di euro dovuti dalla Repubblica Ellenica al Fondo Monetario Internazionale. I soldi non ci sono e non sono al momento possibili proroghe sui pagamenti, poiché il governo di Atene non ha concordato con i creditori i piani di riforme da attuare.

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Syriza

È il partito politico del premier greco, Alexis Tsipras, posizionato nell'ambito della sinistra radicale. Secondo molti osservatori, il maggiore ostacolo che ha impedito l'accordo tra la Repubblica Ellenica e i suoi creditori è la presenza di alcune posizioni oltranziste all'interno di Syriza: una forza politica che ha vinto le elezioni greche della primavera scorsa, grazie alla sua battaglia contro l'austerity europea.

Troika

E' il pool di esperti inviati negli anni scorsi in Grecia dai tre principali creditori del paese: la Bce, l'Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Dal 2010 in poi, la Troika è divenuta simbolo dell'austerity poiché ha concordato con i governi di Atene le misure economiche "lacrime e sangue" per contenere il deficit e il debito.

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