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Economia

Musk con un tweet affossa i Bitcoin

Lotta alle criptovalute, considerate poco amiche dell'ambiente. Così il guru di Tesla la cui mossa però potrebbe nascondere ben altre finalità

Ha sconvolto il mercato delle criptovalute e non solo l'ultimo tweet di Elon Musk: il multimiliardario patron di Tesla ha annunciato la notte scorsa che il suo gruppo non accetterà più i bitcoin come forma di pagamento per le auto.


La motivazione addotta da Musk riguarda l'impatto ambientale del processo di estrazione della criptovaluta più nota al mondo: "Siamo preoccupati per il rapido aumento dell'uso di combustibili fossili per l'estrazione e le transazioni di bitcoin, in particolare di carbone, che ha le peggiori emissioni tra tutti i combustibili", ha spiegato nel tweet l'ad di Tesla, da sempre grande sostenitore della valuta virtuale. "La criptovaluta è una buona idea a molti livelli e crediamo che abbia un futuro promettente, ma questo non può avere un costo così grande per l'ambiente".

Il processo di "estrazione" dei bitcoin prevede la risoluzione di calcoli estremamente complessi, che richiedono computer molto potenti e processori ad alte prestazioni. Il "mining" del bitcoin, che sono disponibili in una quantità finita, richiede dunque l'utilizzo di quelli che si possono definire supercomputer, equipaggiati con decine di processori, e che hanno bisogno di sistemi di raffreddamento molto efficienti e avidi di energia, indispensabili per evitare il surriscaldamento delle macchine. Per avere un'idea di quanto tutto ciò costi a livello energetico, un team di ricercatori dell'Università di Cambridge ha stimato che i processi di elaborazione a livello mondiale della moneta virtuale consumano ogni anno una quantità di energia pari a quella consumata dall'Olanda nel 2019.

La clamorosa retromarcia di Musk ha ovviamente fatto sentire le sue ripercussioni sulle quotazioni dei bitcoin: la criptovaluta è arrivata a perdere i l 16%, scendendo da 51.000 euro fino a toccare un minimo di 46.045 euro per poi parzialmente recuperare, anche se il miliardario ha precisato di non voler vendere i bitcoin in suo possesso. E anche le altre divise virtuali hanno subito i contraccolpi dell'annuncio di Musk: l'Ethereum, la seconda maggiore criptovaluta al mondo, è arrivata a cedere il 14%,nonostante l'ad di Tesla abbia fatto sapere di voler guardare "ad altre valute virtuali che utilizzino l'1% o meno dell'energia necessaria per le transazioni in bitcoin".

Resta il mistero su quali siano state le vere motivazioni alla base della decisione di Musk, seguito da molti investitori e appassionati come nuovo "guru" della finanza. Alcuni analisti sostengono che la mossa sia un tentativo di compiacere la quota crescente di investitori che considera prioritaria l'attenzione alla sostenibilità e al cambiamento climatico. "I principi di sostenibilità Esg (ambientale, sociale e di governance, ndr) rivestono un'importanza fondamentale per un gran numero di investitori", ha spiegato alla BBC Julia Lee, di Burman Invest. "Tesla, che è una società focalizzata sull'energia pulita, probabilmente vuole mostrare maggiore impegno per quanto riguarda la E di Esg, cioè la sostenibilità ambientale". Tuttavia, la stessa esperta fa anche un'altra ipotesi. "Qualche cinico potrebbe suggerire che questa è solo l'ultima mossa di Elon Musk per cercare di influenzare il mercato delle criptovalute, come aveva già fatto in altre occasioni". Lo stesso numero uno di Tesla aveva infatti dato una spinta notevole alle quotazioni del bitcoin, prima a febbraio, quando ne aveva comprati per l'equivalente di un miliardo e mezzo di dollari, e poi a marzo, quando aveva appunto introdotto la possibilità di usare la criptovaluta più nota al mondo per acquistare le auto elettriche a marchio Tesla.

Altri analisti ritengono invece che l'annuncio di Musk punta ad allentare pressione sul mercato dei chip, di cui c'è attualmente forte carenza sul mercato e che sono necessari per l'estrazione di bitcoin, ma anche per la produzione di auto elettriche come Tesla. Come ha spiegato a LaPresse Eugenio Sartorelli, vicepresidente della Siat (Società italiana analisi tecnica dei mercati finanziari), "è in corso un lieve e momentaneo raffreddamento" dei prezzi delle materie prime necessarie per la creazione di chip e semiconduttori, ma nonostante questo "per quanto riguarda i microchip c'è ancora un grave problema di approvvigionamento. La mossa di Musk mi sembra quasi fatta apposta". Per l'esperto, infatti, "anche Tesla subisce la crisi legata ai chip. Se c'è bisogno di meno microchip per il mining si allenta indirettamente la pressione sui chip che riguarda soprattutto l'automotive", e quindi quello di Musk "potrebbe essere un messaggio strategico in questo senso".

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