Crash Inps, il classico pasticcio all'italiana
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Crash Inps, il classico pasticcio all'italiana
Economia

Crash Inps, il classico pasticcio all'italiana

Il sito in down, la violazione della privacy, la confusione e il rimpallo delle responsabilità. Ecco cosa è successo allo scoccare del click day per il bonus da 600 euro

Una schermata bianca con scritta nera sulla pagina web dell'INPS annuncia: "Il sito è temporaneamente non disponibile", insomma, il crash. nel fatidico giorno in cui alla mezzanotte del primo aprile sono state aperte le domande per quella che è stata definita la "lotteria degli autonomi", il famoso bonus da 600 euro contro l'emergenza Coronavirus.

All'interno del decreto-calderone "Cura Italia", infatti, il Governo ha predisposto la distribuzione di un una-tantum a favore di partite Iva, professionisti e autonomi; 600 euro a testa che in questo momento di paralisi produttiva sono sembrati un po' una manna e un po' un'elemosina, ma che hanno attirato tutti coloro che rientravano nei parametri degli aventi diritti, ovvero 5 milioni di lavoratori.

Alla mezzanotte del primo aprile, quindi, è partito l'assalto al sito Inps che in breve tempo è andato in down creando il caos in Rete come spiega bene Guido Beltrame, Consigliere dell'Ordine dei Commercialisti della Lombardia: «Sin dalle prime ore della notte abbiamo ricevuto segnalazioni che il sito INPS era in crash, sembra che abbia funzionato tra le 3.00 e le 5.30 di notte, ma che dignità ha un Paese che richiede a cittadini e professionisti un simile comportamento? La giornata di oggi è una delle più tristi che io ricordi "la corsa ai 600 euro"».

Non solo: sul sito Inps e via social network, dalle prime ore del mattino, si sono succedute le segnalazioni di utenti che dopo aver inserito i propri dati personali sono stati reindirizzati su pagine di altre persone con un'impressionante violazione della privacy e della sicurezza telematica. Tra pagine non trovate e accessi negati spesso gli utenti sono finiti sul sito di un tale Luciano V., con ogni probabilità un contribuente come tanti iscritto anche lui a MyInps, la piattaforma dalla quale si sarebbe dovuti poter accedere al servizio.

Il suo nome e quello di tanti altri italiani sono diventati di dominio pubblico insieme a numero di telefono e indirizzo mail come segnalato dai cittadini che da ore, tra tensioni e nervosismi, cercano di entrare nella piattaforma e di segnalare le falle del sistema. Quel che accade è che dopo che il nome viene reso pubblico il profilo viene bloccato dal sistema e il malcapitato non solo si vede negata ogni garanzia di privacy e sicurezza, ma non può neppure accedere al bonus.


Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato di possibile attacco hacker e il Presidente Inps Pasquale Tridico ha confermato: «Abbiamo ricevuto nei giorni scorsi, e anche stamattina, violenti attacchi hacker. Per ora abbiamo sospeso il sito e ovviamente nei giorni scorsi abbiamo informato le autorità di sicurezza nazionale, polizia e ministri vigilanti».

«I disagi di oggi - prosegue Beltrame - sono il risultato della pessima comunicazione di questi giorni e, ancora una volta, la dimostrazione della distanza siderale con il Paese reale. Annunciare prima il click day, poi fare marcia indietro, annunciare a quel punto un fantomatico ordine cronologico, per fare poi un'altra marcia indietro senza specificare, peraltro, quali saranno i criteri seguiti per stilare la "graduatoria" dei "fortunati vincitori" non poteva altro che generare il caos di oggi. Inutile e del tutto fuori luogo difendersi sostenendo che le domande che arrivano sono tante».

Beltrame conclude: «Che senso ha annunciare, sempre in questi giorni, che forse ad aprile diventeranno 800? Non valeva la pena allargare, a questo punto, la platea dei "fortunati vincitori" dell'estrazione di marzo? L'emergenza Covid-19 è una minima giustificazione, quello che manca è una visione complessiva, un'analisi lucida della situazione e una reazione, di conseguenza, lucida e ponderata. Ma naturalmente i grandi decisori, che manifestano tutti i loro limiti sotto pressione, non sentono mai il bisogno di un confronto preventivo, sano e costruttivo, con gli operatori e i professionisti che devono sempre sacrificarsi per mettere le pezze a procedure insensate».

Intanto iniziano a avanzare le prime ipotesi su cosa sia tecnicamente potuto succedere al sito Inps.

Una delle cause dell'errore potrebbe essere una configurazione errata della Cdn cioè della Content Delivery Network, quella rete che permette di "distribuire" i contenuti all'utente finale. Oppure la sbagliata configurazione della cache che ha fatto sì che un utente finisse per collegarsi al profilo di colui che era entrato un attimo prima sul sito.

In ogni caso quale che sia il problema da un punto di vista tecnico quello che è successo è una delle più gravi violazioni della privacy della storia. Il Garante della Privacy ha così commentato l'accaduto: "Quella della mancanza di sicurezza delle banche dati e dei siti delle amministrazioni pubbliche è una questione che si ripropone costantemente, segno di una ancora insufficiente cultura della protezione dati nel nostro Paese".

Perché è vero che il bonus di 600 euro è rivolto a una platea di 5 milioni di lavoratori e che la logica del "Chi prima arriva meglio alloggia" ha spinto tutti a collegarsi al portale allo scoccare della mezzanotte, ma lo choc informatico non doveva avvenire visto che era assolutamente prevedibile quanto accaduto.

L'incertezza del momento e la cattiva gestione della situazione da parte dell'esecutivo non fanno che alimentare il caos e la confusione e quanto avvenuto nelle ultime 15 ore non fa che confermare la drammatica situazione in cui va alla deriva la gestione della crisi da Coronavirus.

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