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Economia

Quanto costa all'Italia il Coronavirus

Lusso, turismo, auto. L'impatto sull'economia nazionale del coronavirus preoccupa alcuni settori con danni da centinaia di milioni di euro

Secondo la Bce è ancora prematuro stimare l'impatto – gravissimo - sull'economia globale della diffusione del Coronavirus che, fino a ora, ha già determinato la morte di centinaia di persone nel mondo e il contagio di oltre 28.000. L'Italia, di sicuro, sarà uno dei Paesi che pagherà più a caro prezzo la quarantena cinese soprattutto per quanto riguarda il settore del turismo e del lusso.

Ogni anno nel nostro Paese arrivano, infatti, 13 milioni di cinesi che riempiono alberghi, ristoranti, musei, aerei e piazze; turisti, tra l'altro, dal portafogli pieno che spendono e portano ricchezza all'Italia il cui Pil per il 10% è formato dal turismo.

Secondo Assoturismo Confesercenti l'epidemia rischia di costare all'Italia, solo in termini turistici d'indotto cinese, 1,6 miliardi di euro. Interi gruppi di visitatori hanno, infatti, cancellato i viaggi verso Milano, Roma, Firenze e Venezia e già ora la capitale registra un crollo del 13% delle prenotazioni.

Potrebbero, quindi essere poco meno di 5 milioni i turisti che per ridurre i rischi di contagio rinuncerebbero all'Italia come destinazione turistica generando una contrazione complessiva di 14,6 milioni di pernottamenti.

Inoltre il timore è che anche potenziali turisti provenienti dall'estero – in particolar modo dagli USA – si facciano suggestionare dalla paura di incontrare visitatori cinesi e che quindi disdicano le vacanze già prenotate con un effetto ancora più grave di quello paventato al momento. La sindrome da contagio, alimentata anche da scarsa e inadeguata informazione, rischia di produrre ricadute devastanti su gran parte dei sistemi turistici regionali e a livello mondiale l'incoming turistico italiano potrebbe segnare una contrazione della spesa turistica di ben 4,5 miliardi di euro, pari a circa il 5% per cento del prodotto interno lordo settoriale italiano.

Altro settore fondamentale per l'economia italiana che rischia di essere messo in ginocchio dal Coronavirus è quello del lusso. Via Montenapoleone a Milano, per intenderci, vive per il 90% di acquisti effettuati da clientela cinese e l'improvviso stop di arrivi dalla Cina potrebbe avere un effetto catastrofico sull'industria del lusso che, in Italia, vale il 50% del Pil.

Perché i cinesi non sono solo buyer al dettaglio, ma anche grandi compratori di eccellenza italiana e se anche solo contraessero per tre mesi le loro spese del 10% in Italia questo si tradurrebbe in 2 punti netti di Pil in meno.

Nel 2019 gli acquisti nel settore lusso effettuati dai cinesi sono stati del 28% per una spesa totale di 462 milioni di euro, oltre 300 euro al giorno, circa 1500 euro a viaggio.

E poi ci sono le aziende. L'Italia è un paese, come la Germania, che vive di export e la Cina è il suo primo acquirente. Il blocco degli scambi commerciali con Dragone potrebbe essere devastante. Inoltre ci sono le aziende italiane con sede in Cina che vendono in tutto il mondo e che al momento sono ferme. Basti pensare allo stabilimento di Wuhan di Magneti Marelli che è chiuso da due settimane e, solo questa chiusura, sta rallentando la produzione automobilistica a livello globale.

Inoltre proprio a Wuhan, epicentro della diffusione del Coronavirus, dal 2018 sta prendendo forma il progetto di creazione del cosiddetto Italian Village, ovvero un mega spazio espositivo a disposizione delle piccole e medie aziende italiane che intendono raccontare la tradizione del Made in Italy ai consumatori cinesi. L'attuale blocco è destinato a rallentare notevolmente lo sviluppo del progetto con costi economici ancora difficili da quantificare.

Gli unici "vantaggi" che al momento possono essere riscontrati, a livello economico, dalla diffusione del virus sono: il calo del costo della benzina e la diminuzione dei costi dei mutui che sono sempre più vantaggiosi sia per chi vuole aprire nuove stipule sia per chi desidera effettuare la surroga.

Il prezzo del brent, infatti, è già sceso del 3,9% e in Italia questo ha fatto sì che alcune compagnie petrolifere abbiano ridotto il costo della benzina e del diesel di centesimi.

Sul fronte mutui la crisi cinese s'inscrive in un momento già propizio sia per stipula sia per surroga a causa della politica accomodante delle banche centrali e oggi i tassi sono ancora più vantaggiosi.

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