Economia

Comuni e aziende partecipate: un problema ancora tutto da risolvere

I dati dell’Istat dicono che il numero delle società controllate è leggermente calato, ma quello dei dipendenti invece è sempre in aumento

Marianna-Madia

Giuseppe Cordasco

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E’ un quadro certamente in evoluzione ma ancora allarmante quello che l’Istat dipinge a proposito delle partecipate pubbliche, ossia delle società, degli enti o dei consorzi a diverso titolo controllati a livello azionario soprattutto da Comuni, ma anche da Province e Regioni.

Da tempo infatti l’obiettivo dichiarato del governo centrale è quello di ridurre il numero di queste imprese, che troppo spesso a livello locale sono state e sono un vero e proprio ricettacolo di sprechi finanziari e clientelismi.

E d’altronde proprio in questa direzione va la riforma Madia che impone alle amministrazioni locali di comunicare al ministero dell’Economia entro la fine di questo mese cosa intendono fare delle quote da loro detenute nelle varie società.

Giunte locali in ritardo

In realtà, questi che dovevano essere già dei piani dettagliati di tagli, avrebbero dovuto essere pronti già per la fine di settembre, ma come spesso accade molte giunte locali hanno accumulato ritardi nel presentare le relative delibere. Da inizio novembre comunque la palla passerà al ministero dell’Economia, che deciderà quali rami secchi andranno effettivamente tagliati.

Intanto però, come accennato, l’Istat presenta un bilancio, aggiornato al 2015, che seppur evidenziando un numero di società partecipate in calo, fa registrare un preoccupante aumento dei dipendenti in esse occupati. Ma vediamole nel dettaglio queste cifre.

Meno partecipate, più dipendenti

Secondo i dati più aggiornati dell’Istat dunque, che come detto fanno riferimento però al 2015, in tutto le partecipate a livello nazionale sono 9.655, in calo del 2,1% sull'anno prima. Sale invece, come già ricordato, il numero di lavoratori alle loro dipendenze: sono 882.012 (+4,3%).

Restano le vecchie piaghe che da sempre affliggono questo settore: ad esempio si contano ancora quasi 2.000 società senza occupati, oppure poco più di mille che addirittura risultano del tutto inattive. Per quanto riguarda poi lo scottante tema dei bilanci di esercizio, ebbene, bisogna fare i conti con un 23,5% di società che risulta in perdita.

Di parziale consolazione è il fatto che, il settore delle partecipate, genera comunque circa 54 miliardi di euro di valore aggiunto, ossia il 10% di quanto realizzato dal complesso delle imprese dell’industria e dei servizi. Un segnale questo che testimonia come, in questo ambito, non tutto sia da buttare, anche se bisognerà agire con rigore per riportare sotto controllo i conti di tante di queste partecipate. Staremo a vedere.

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