ANSA / MATTEO BAZZI
Economia

Carige e Mps, analogie e differenze

Per la banca toscana lo Stato ha sborsato 6,9 miliardi di euro, per quella genovese ancora nulla

Carige e Mps. Due banche distanti non molti chilometri tra loro, una a Genova e l’altra a Siena, accomunate da un destino simile: uno stato di crisi che ha rischiato di travolgerle. Il Monte dei Paschi di Siena (Mps) è infatti finito sull’orlo del crack nel 2016 ed è stato salvato da un decreto del governo Gentiloni. Anche Carige sta per essere messa in sicurezza dal governo Conte con un decreto ad hoc, che ricalca quello del precedente esecutivo. Tuttavia, oltre a non poche analogie, le situazioni dei due istituti presentano notevoli differenze. Ecco quali sono. 

Mano al portafoglio 

Nel salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, lo Stato ha dovuto mettere pesantemente mano al portafoglio. Ha infatti attuato una ricapitalizzazione precauzionale della banca finanziata con soldi pubblici, per evitare che finisse a corto di liquidità. Inoltre, lo Stato ha dovuto rimborsare (sempre con soldi pubblici) i titolari di obbligazioni subordinate emesse dall’istituto toscano che sono state convertite in obbligazioni ordinarie. 

Le procedure e le norme previste in caso ricapitalizzazione precauzionale impongono infatti di azzerare il valore dei bond subordinati. Dunque, per evitare l’ennesimo episodio di risparmio tradito, il governo ha sborsato altri soldi per tutelare gli obbligazionisti. Tirando le somme, lo Stato ha pagato per Mps quasi 6,9 miliardi di euro. In cambio è diventato azionista al 68% di una banca che oggi vale in borsa molto meno, circa 1,75 miliardi. 

Soldi virtuali

Discorso diverso per Carige dove il governo non ha ancora tirato fuori un soldo, ma si è impegnato a fornire una garanzia pubblica sul rimborso di tutte le obbligazioni che l’istituto genovese emetterà nei mesi a venire. Tale decisione è stata presa perché la banca possa emettere bond e far scorta di liquidità senza problemi. Essendo in gravi difficoltà, infatti, difficilmente oggi Carige riuscirebbe a trovare sul mercato degli investitori disposti a comprare le sue obbligazioni. 

Tuttavia, tale misura non basterà a rimettere in sesto l’istituto ligure. Come ha ricordato l’economista Angelo Baglioni sul sito Lavoce.info, i commissari straordinari probabilmente si daranno da fare per portare a termine l’aumento di capitale da 400 milioni di euro che è fallito prima di Natale a causa del dietrofront del principale azionista Malacalza. 

Ma anche questa operazione potrebbe non essere sufficiente a rimettere in sesto Carige. Non è dunque esclusa una soluzione più drastica, come l’aggregazione con un’altra banca o una ricapitalizzazione con soldi pubblici. Il che equivarrebbe di fatto a una nazionalizzazione, come nel caso di Mps, poiché lo Stato diventerebbe principale azionista di Carige. Siamo però ancora nel campo delle ipotesi, seppur con un’alta probabilità che si verifichino. I soldi sborsati dallo Stato per Carige sono insomma ancora virtuali, quelli per salvate il Monte dei Paschi sono invece soldi veri. 

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