Tutte le aziende fallite o vendute all'estero nel 2017

Borsalino, Alitalia, Melegatti, Lemonsoda, Buccellati e l'aceto balsamico di Modena: tra crisi e cessioni è stato un altro anno nero per il made in Italy

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I cappelli Borsalino – Credits: Clara Biondo/Getty Images

Massimo Morici

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[post pubblicato il 7 dicembre 2017 e aggiornato il 19 dicembre 2017]

È stato un altro anno nero per il made in Italy. Nonostante i fallimenti nei primi tre trimestri di quest'anno siano diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2016 (1.396 in meno), secondo i dati Ocse e Cribis rielaborati dal Centro Studi Impresa e Lavoro in una ricerca pubblicata a novembre, c'è poco da rallegrarsi: il 2017 infatti sarà ricordato soprattutto per il tramonto di due grandi realtà italiane, Alitalia e le banche venete, e il fallimento di Borsalino, lo storico marchio di cappelli. E non solo.

Borsalino

Borsalino - i suoi cappelli sono stati indossati dai divi del cinema: ricordiamo Humphrey Bogart e Ingrid Bergman in "Casablanca", Jean-Paul Belmondo in "Borsalino", Marcello Mastroianni in "8 e 1/2" e Roberto Benigni in "La vita è bella" - è fallita il 18 dicembre. Il tribunale di Alessandria ha respinto la seconda richiesta di concordato della Haeres Equita, società dell'imprenditore svizzero Camperio.

Haeres Equita due anni fa è intervenuta nel salvataggio dell'azienda, finita nel mezzo di quella che si è rivelata come la seconda bancarotta d'Italia dopo Parmalat. A far precipitare nel baratro Borsalino è stato un azionista scomodo: il bancarottiere Marco Marenco, arrestato nell'aprile del 2015 a Lugano per un crac da oltre 3 miliardi di euro accumulati con una decina di società fallite nel settore del trading del gas.

Melegatti

Poche settimane prima di Natale i dipendenti della Melegatti hanno lanciato una campagna social invitando gli italiani a comprare i prodotti dolciari dell'azienda di San Giovanni Lupatoto (Verona), il cui fondatore brevettò il pandoro: è un appello disperato per salvare i loro posti di lavoro.

I primi di novembre i soci hanno portato i libri in tribunale chiedendo il concordato preventivo per permettere l'ingresso di nuovi finanziatori. Circa 6 milioni di euro sono arrivati da Malta per garantire la produzione natalizia, ma potrebbero non bastare per evitare il fallimento.

Alitalia

L'ingresso di Etihad, la compagnia controllata dagli emiri, nel 2015 con il 49% è servita a poco: si prospettava una rivoluzione, ma nel 2016 il rosso era di 1,3 milioni di euro al giorno. A inizio 2017 di soldi in cassa non ce n'erano più. Il nuovo accordo per il rilancio è stato sottoposto al voto e bocciato dai lavoratori. Etihad si è sfilata e Alitalia è entrata in amministrazione straordinaria in attesa di un nuovo acquirente.

Banche venete

I miliardi messi da tutte le principali banche italiane nel fondo Atlante, per rimettere in sesto Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, sono svaniti in pochi mesi: troppo grande la voragine nei bilanci delle due banche che la scorsa estate, grazie a un decreto ad hoc del governo, sono finite per la cifra simbolica di 1 euro in mano a Intesa Sanpaolo.

I marchi ceduti agli stranieri

È proseguito nel 2017 lo shopping degli investitori stranieri lungo la Penisola. Quest'anno non ci sono stati particolari colpi di scena, come quelli visti negli ultimi anni (Pirelli, Italcementi e Telecom), anche se ad andarsene sono stati non pochi noti marchi del made in Italy. A partire dal settore alimentare, dove Associated British Foods (che controlla il marchio Twinings) ha messo le mani su Acetum, il principale produttore italiano di Aceto Balsamico di Modena con Indicazione Geografica Protetta (Igp), che era controllato all’80% dal fondo Clessidra di proprietà della famiglia Pesenti (ex proprietari di Italcementi).

Nel mondo dei gioielli lo storico marchio Buccellati è passato invece ai cinesi del gruppo Gansu Gangtai Holding, quotato alla Borsa di Shanghai, che si sono assicurati l’85% delle quote. La Campari, infine, ha ceduto Lemonsoda (e anche Oransoda, Pelmosoda e Mojito Soda) e i marchi Crodo (ma non il Crodino) a Royal Unibrew, società danese produttrice di bevande, per 80 milioni di euro.

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