Tesla: ecco perché vale di più di Ford e General Motors 

Wall Street premia la strategia dell’azienda e scommette che tirerà la volata al settore auto

Tesla

Una stazione di ricarica Tesla – Credits: iStock - Jag_cz

Stefania Medetti

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Con una capitalizzazione da 51 miliardi di dollari, Tesla ha superato il valore di General Motors e di Ford che si attestano rispettivamente a 50 e 45 miliardi di dollari. Se ci si sofferma solo sulle performance di mercato, fa notare Vox che dedica un articolo all’argomento, è difficile capire le ragioni di questa situazione. Lo scorso anno, infatti, Ford ha venduto 6,6 milioni di auto con un giro d’affari da 152 miliardi di dollari e un utile netto da 4,6 miliardi di dollari. GM ha venduto dieci milioni di auto con un fatturato da 166 miliardi di dollari e utile a quota 9,4 miliardi. Tesla, invece, si è fermata a 76mila veicoli, con una perdita record da 675 milioni di dollari. 

Al di là dei numeri

Il fatto che le azioni di Tesla valgano di più di quelle dei concorrenti dimostra che Wall Street ipotizza traiettorie diverse per il futuro delle tre aziende. Anche se il ceo Elon Musk dovesse riuscire a mettere sul mercato 500mila veicoli nel 2018 e quasi un milione nel 2020, gli investitori cominciano a essere ottimisti per la new entry e pessimisti per il futuro dell’industria automobilistica tradizionale. 

Alcune cose stanno cambiando

Molti osservatori sono convinti che nei prossimi dieci - vent’anni l’industria automobilistica passerà da vetture a benzina e diesel, guidate da persone a mezzi di trasporto elettrici controllati da un computer. 

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Ma se le case automobilistiche pensano di poter navigare la transizione, Wall Street non sembra essere d’accordo e prevede che sarà Tesla a trainare la volata.

Un passo indietro

Per capire le ragioni di questa prospettiva, bisogna ritornare al 2007, quando il mercato della telefonia era dominato da Nokia. L’azienda finlandese, in quell’anno, aveva venduto 435 milioni di cellulari, seguita da Motorola con 164 milioni. Apple aveva appena lanciato il primo iPhone e le vendite sfioravano i quattro milioni di apparecchi. I principali player del mercato non erano preoccupati dalla new entry: possedevano ingegneri, tecnologie e contatti con i network delle tlc. Forti di questa convinzione, non si sono resi conto che con l’avvento dell’iPhone prima e dei cellulari Android dopo la natura stessa della telefonia mobile stava cambiando. E Nokia non è stata in grado di progettare e realizzare smartphone in grado di competere con i nuovi modelli. 

Attenzione ai profitti

Un’altra importante lezione che si può apprendere dal caso degli smartphone è che i profitti in un’industria ad alta tecnologia non sono distribuiti in maniera coerente alle quote di mercato. Apple, infatti, vende meno del 20% degli smartphone del mondo, ma considerato che produce hardware e software e vende i propri prodotti a un prezzo premium, porta a casa profitti più alti della concorrenza. Come Apple, anche Tesla produce numerosi componenti delle sue auto - dalle batterie al software - e il fatto che abbia sede nel cuore della Silicon Valley permette all’azienda di avere accesso a software più sofisticato, rispetto a chi ha radici nella rust belt. 

Gioco di strategia

Tesla, dunque, sta replicando un altro elemento della strategia di Apple: investire per assicurarsi la fornitura di componenti chiave. Le batterie elettriche hanno bisogno di grandi quantità di ioni di litio per funzionare e Tesla ha capito che l’approvvigionamento fa la differenza. Per questa ragione, alcuni anni fa, ha iniziato al costruzione di Gigafactory, una fabbrica nel Nevada specializzata nella produzione di batterie su larga scala. Musk è consapevole che i suoi concorrenti si troveranno a fare i conti con le stesse variabili di scarsità legate alle batterie e, per quanto non sia ancora riuscito a produrre un’auto a prezzi accessibili alla maggior parte delle persone (il Model 3 costa 35mila dollari e dovrebbe entrare in produzione all’inizio del prossimo anno), le premesse alimentano l’ottimismo di Wall Street. 

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