Scandalo Mps: da Alexandria a Santorini, le dieci parole-chiave

Nota Italia, Patagonia o Fresh. I termini da conoscere per capire la vicenda del Monte dei Paschi

(Credits: Maurizio Degli Innocenti/Ansa)

Andrea Telara

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Nomi strani, esotici o poco conosciuti. Sono quelli che riempiono le pagine dei giornali da qualche giorno a questa parte, con la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il Monte dei Paschi di Siena e il suo ex-presidente, Giuseppe Mussari. Ecco, di seguito, un mini-vocabolario per orientarsi meglio nelle cronache dello scandalo.

MPS E I DERIVATI

MPS E I CORRENTISTI DELLA BANCA

BANCA ANTONVENETA

Nata a Padova come banca popolare e poi trasfiormatasi in società per azioni, è stata acquisita tra il 2007 e il 2008 dal gruppo Monte dei Paschi di Siena. L'operazione è la pietra dello scandalo nella vicenda Mps, poiché l'istituto veneto è stato comprato dai senesi a una cifra spropositata: 9 miliardi di euro circa (poi lievitati a oltre 10 miliardi) dagli spagnoli del Banco Santander che, soltanto due mesi prima, l'avevano valutata 6,6 miliardi. Il sospetto è che dietro l'acquisto ci siano delle operazioni illecite: l'utilizzo di prodotti derivati e di acrobazie finanziarie per occultare perdite e tangenti milionarie.

ALEXANDRIA

E' un'operazione effettuata dal Monte dei Paschi, prima con la tedesca Dresdner Bank e poi con i giapponesi di Nomura. Nel 2006, l'istituto senese acquista obbligazioni da un società-veicolo di Dresdner Bank che si chiama Alexandria. Si tratta di titoli complessi, legati a loro volta al debito di un'altra società-veicolo (Skylark), che provocano un buco di 220 milioni nel bilancio Mps. Nel 2009, dopo l'acquisizione di Antonveneta,  Siena si rivolge al gruppo giapponese Nomura e mette in atto un'altra acrobazia finanziaria. Tecnicamente, si tratta di un pronti contro termine, cioè un contratto con cui Mps (in cambio di liquidità per coprire le perdite) cede a Nomura una montagna di titoli (in questo caso dei Btp con scadenza a 30 anni), impegnandosi a ricomprarli successivamente a un prezzo più elevato.

ANTHRACITE

E' un'altro prodotto finanziario strutturato (e arzigogolato) che, secondo le indiscrezioni, nel 2007 è finito nelle maglie del bilancio del Monte dei Paschi, per un valore di circa 100milioni di euro. Venne creato dalla banca d'affari Lehman Brothers (fallita nel 2008) ed era legato a un paniere di fondi speculativi (hedge fund).

DEUTSCHE BANK

Big bancario tedesco che non ha certo bisogno di presentazioni e che ha preso parte all'operazione Santorini (descritta sotto) .

FRESH

E' un acronimo usato per indicare l'espressione Floating Rate Equity Linked Hybrid Preferred Securities, un'altra acrobazia finanziaria messa in atto a Siena e dintorni. Si tratta di obbligazioni convertibili in azioni Mps, con cui l'istituto toscano ha finanziato in parte l'acquisizione di Antonveneta. Quasi 5 anni fa, questi titoli sono stati sottoscritti dalla banca d'affari JpMorgan (con l'operazione Fresh 2008) per entrare di fatto nel capitale del Monte dei Paschi e appoggiare l'acquisizione di  Antonveneta.  Il sospetto degli inquirenti, però, è  che questo prestito obbligazionario (ben congegnato), sia servito alla banca d'affari americana per scaricare su Mps tutti i rischi dell'operazione.

JP MORGAN.

E' una delle maggiori banche d'affari del mondo che ha appoggiato il Monte dei Paschi nell'acquisizione di Antonveneta ed è stata coinvolta nelle operazioni Nota Italia e Fresh 2008.

NOMURA

Primaria banca d'affari giapponese, il cui nome è apparso per primo nello scandalo Mps. E' stata coinvolta nell'operazione Alexandria.

NOTA ITALIA

E' una complessa operazione, effettuata nel 2006 dal Monte dei Paschi con la banca d'affari statunitense JpMorgan, attraverso la società-veicolo irlandese Corsair Finance. Si tratta di un marchingegno con cui l'istituto toscano (secondo alcune ricostruzioni) è riuscito a vendere a JpMorgan dei prodotti derivati: i credit default swap (cds) sull'Italia, che rappresentano una sorta di "assicurazione" contro il rischio di un fallimento del nostro paese. I cds sono stati venduti nel 2006 a basso prezzo poiché nessuno, a quel tempo, credeva possibile un default del governo di Roma. Quando la crisi di Eurolandia si è aggravata, però, il valore dei cds acquistati da JpMorgan e garantiti da Mps si è impennato, riempendo di perdite il bilancio della banca senese.

PATAGONIA

E' il nome di un altro derivato finito in pancia al Monte dei Paschi, dai contenuti ancora poco conosciuti. L'attuale direttore generale dell'istituto toscano, Fabrizio Viola, ha però rassicurato sulla sua scarsa pericolosità. “Patagonia non è oggetto di analisi  da parte nostra”, ha fatto sparere Viola, “poiché non rappresenta un elemento di rischio per la banca”.  

SANTORINI

E' un altra acrobazia finanziaria simile ad Alexandria e realizzata da Mps, questa volta con il gruppo tedesco Deutsche Bank. Anche Santorini è tecnicamente un contratto di pronti contro termine, con cui Mps ha ceduto dei titoli di stato italiani di lunga scadenza (Btp a 30 anni), in cambio di soldi, impegnandosi poi a ricomprarli successivamente. Anche in tal caso, c'è il sospetto che l'operazione sia servita per occultare delle perdite di bilancio per oltre 360 milioni di euro.

IL MONTE DEI PASCHI, MUSSARI E LA POLITICA

LE PRIME INDAGINI SU MPS

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