Edoardo Frittoli

-

Oggi farebbero impazzire gli appassionati di custom bike per le loro forme, le cromature, i componenti in ferro e ottone, il cuoio dei sellini.

Fino a 90 anni fa erano motociclette di serie prodotte da Opel, la casa automobilistica tedesca con sede a Russelsheim nell'Assia.

Agli albori della diffusione dei motori a scoppio, come avveniva per la quasi totalità delle case produttrici, allo sviluppo dei mezzi a quattro ruote si accompagnava indistintamente quello delle motociclette, alla cui progettazione e produzione la casa fondata da Adam Opel si dedicò a partire dal 1901.

Alla fine dell'anno fu costruita la prima bicicletta a motore, la "2 HP" con telaio ciclistico e motore monocilindrico orizzontale la cui trasmissione era affidata ad una cinghia in cuoio. Il prezzo accessibile decretò il successo della prima due ruote Opel che si fece conoscere al pubblico tedesco consolidandone la fama, tanto che la casa di Russelsheim si mise all'opera per migliorare il primo modello portandone la potenza a 3,25 Cv sviluppando parallelamente il primo motore bicilindrico. Il nuovo mezzo non incontrò tuttavia il favore del pubblico della belle époque e l'insuccesso della due cilindri spinse la Opel a ritornare allo sviluppo di modelli più semplici ed affidabili, come dimostrerà il modello di bicicletta a motore in produzione negli anni '10, spinta da un piccolo monocilindrico da appena 140cc. montato direttamente sul mozzo della ruota posteriore. Il piccolo due ruote, costruito anche con il telaio da donna, era in grado di raggiungere la velocità massima di circa 40 km/h.

Fu dopo la disfatta tedesca nella Grande Guerra che la produzione motociclistica di Opel vide la sua età dell'oro. Nella Germania di Weimar, le due ruote contribuirono a salvare le finanze della casa. Parallelamente ai successi nelle competizioni delle monocilindriche da corsa, la Opel lanciò alla metà degli anni '20 una monocilindrica di 498cc. dalle prestazioni per l'epoca eccellenti, grazie alla potenza erogata di 16 Cv, considerato allora un traguardo da maximoto. Dopo una temporanea sospensione della produzione a causa della crisi che imperversava senza tregua nella Germania postbellica, le due ruote Opel videro la luce per l'ultimo biennio tra il 1928 e il 1929 nella nuova officina Elite-Diamant in Sassonia, acquisita quell'anno da Opel. L'ultimo modello uscito con il marchio del fulmine era in realtà una motocicletta già progettata e realizzata dall'eclettico progettista, grafico e pittore Ernst Neumann-Neander.

Battezzata "Motoclub", l'ammiraglia era caratterizzata da una linea modernissima e da un propulsore estremamente performante, che permetteva alla 500cc. di infrangere il muro dei 120 Km/h. Per quanto riguarda la struttura, la "Motoclub" era caratterizzata dal telaio in lamiera stampata, un sistema all'epoca estremamente innovativo che faceva dimenticare le strutture tubolari di derivazione ciclistica. Il canto del cigno della Opel a due ruote sarà l'ultima versione della "Motoclub" con motore portato a 22 Cv e caratterizzata dai due vistosi scarichi cromati.

Nel 1929, l'anno della grande crisi, la casa di Russelsheim sarà acquisita dagli americani di General Motors, che decisero di cessare definitivamente la produzione motociclistica, il cui know how sarà assorbito dalla connazionale NSU.

© Riproduzione Riservata

Commenti