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Distaccarsi da qualcuno, che lavoraccio!

Post di risposta alle legittimissime rimostranze della (nome di fantasia) Pirilla che mi chiedeva come superare il distacco da un ex partner al quale è stata molto vicina. Esattamente riporto la frase: “ … Ok, adesso so cosa NON devo …Leggi tutto

Post di risposta alle legittimissime rimostranze della (nome di fantasia) Pirilla che mi chiedeva come superare il distacco da un ex partner al quale è stata molto vicina. Esattamente riporto la frase: “ … Ok, adesso so cosa NON devo fare per scappare dal lutto. Per favore adesso mi dice però come posso superare un distacco doloroso e difficile? Sto soffrendo (e scappando) da mesi… E mi sarei anche un po’rotta le scatole!”.

Ok Pirilla.

Molto spesso la soluzione procede, per quanto dolorosa, in automatico. Mi spiego meglio: se evitiamo come l’herpes l’elaborazione del lutto è chiaro che tutto rimane irrisolto! Nel momento in cui invece si decide di affrontare la situazione il processo si avvia probabilmente in automatico. In altre parole, se non applico le strategie di fuga che ho esposto nel precedente post l’elaborazione del lutto parte da sola.

Inizialmente il nostro cervello non accetterà la perdita e noi rimarremo in una sorta di fase surreale nella quale percepiamo che il mondo interno (psicologico) e quello esterno (reale) non coincidono. Ci sarà quindi un senso di irrealtà e paura. Alcuni pazienti mi descrivono questa fase in un modo originale: mi riferiscono come di sentirsi all’interno di una bolla nella quale le percezioni e d i sentimenti sono ovattati. Una sorta di rallentamento generale.

Finita la “bolla” subentreranno probabilmente una serie di sensazioni contrastanti (e quasi tutte brutte): lo sconforto, la paura, la rabbia, ecc. In alcuni casi avremo l’impressione di stare bene e penseremo che stiamo uscendo dal tunnel del lutto. Ovviamente non sarà così… Il lutto ci concede semplicemente qualche breve tregua di tanto in tanto, ma poi torna a picchiare duro ai reni.

Ricordiamoci che il percorso di elaborazione non è lineare: a volte avremo addirittura la percezione di tornare indietro nel nostro cammino e probabilmente vedremo la luce alla fine del tunnel che si allontana! Forse ci arriveremo alla conclusione che quelle settimane passate col mal di pancia non sono servite a niente… Ma ovviamente non è così!

In alcune di queste fasi il dolore potrebbe spingerci a tornare indietro se possibile. E’ ovvio che Peppino il cricetino non potrà mai resuscitare, ma nei casi di fratture familiari in questa fase si tende a scordarci le motivazioni che ci hanno spinto a prendere le distanze dal partner. Quando si attraversa questo periodo si può avere la tendenza a tornare sui nostri passi.

A volte il disagio (inevitabile) provocato da questa fase ci spinge ad interrompere l’elaborazione e riprendere in mano la storia interrotta.

In questi momenti sarà opportuno chiederci se vogliamo mettere solo a tacere la tristezza o pensiamo realmente di poter recuperare la situazione… Una domanda da un milione di dollari!

Alcuni psicologi riferiscono che un buon modo per accelerare (o sbloccare) l’elaborazione del lutto può essere quella di dedicare giornalmente un tempo prestabilito di alcuni minuti al pensiero della persona da cui ci siamo staccati (il nostro ex, Peppino il cricetino, un parente defunto ecc …).

Per quanto doloroso questo metodo dovrebbe spingerci ad elaborare il distacco. Suggerisco, tuttavia, un monitoraggio per coloro che vogliono utilizzare questa strategia per evitare che emergano problemi.
Cara Pirilla (anche se sei di Pisa) spero di averti dato una risposta all’altezza delle tue aspettative… E ti auguro di smaltire quanto prima il tuo benedetto lutto.

PS. Per tutti gli amici pisani (permalosissimi!)… Ovviamente scherzo!

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