Valentina Diana, "Smamma"
foto Ale Ventura / Photoalto / Plainpicture
Valentina Diana, "Smamma"
Cultura

Valentina Diana, "Smamma"

Amaro, tenero, ironico, ecco il manuale del genitore biodegradabile. Si piega, si tende, si rialza, si rimette da parte, macerato dai sensi di colpa. Tranquilli, come tutti i passaggi anche l'adolescenza prima o poi passa. E una risata la seppellirà

La riscossa del genitore imperfetto, nelle pagine di libri che i nostri figli non leggeranno mai. Il romanzo di formazione, la storia di come si diventa (o drammaticamente si rinuncia a diventare) donne e uomini attraverso il periglioso mare della giovinezza, si rinnova con un inatteso scambio delle parti tra i protagonisti. Immaginate Mark Twain nell'epoca digitale, a narrare le avventure picaresche di una madre o un padre alle prese con un alieno. Un Huckleberry con le orecchie sformate da escrescenze che sembrano cuffiette.

È questa l'adolescenza che oggi letterariamente tira. Genitori in crisi che snudano la propria inadeguatezza di fronte al cambiamento dei figli, scrittori che hanno trovato la chiave per raccontare l'iniziazione dei grandi. Da Gli sdraiati a Smamma , abrasivo esordio di Valentina Diana, provate voi a parlarci, quando è sul letto "sbagasciato al buio col cellulare" e vi fa segno di andare con la mano a paletta. Ha detto Valentina Diana che scrivere è mettere ordine le cose degli abissi, farle diventare dicibili. Proprio così, il suo libro è un puzzle di piccole sceneggiature familiari in cui traveste di leggerezza le oscurità del presente: "un tragico molto comico".

Gli stereotipi sulla bell'età sono manipolati con irriverenza fino a trasformarli in boomerang educativi. Perché i figli per staccarsi da noi devono distruggerci? È lecito odiare un figlio, anche se lo si ama profondamente? Perché hanno scelto proprio noi, proprio questa famiglia per venire al mondo? In realtà nei pensieri e azioni (reazioni o inazioni) del diciassettenne Mino è al lavoro il tormentato iter dell'individuazione. Una fase in cui il rapporto con il genitore riattiva dinamiche del periodo infantile, portando con sé un fardello di vessazioni, provocazioni, turbolenze, incomunicabilità. Sono tutte confuse manovre difensive per proteggere l'integrità dell'organizzazione dell'io. A questo scopo la natura trasforma prima o poi i genitori in Erinni o zerbini, senza scampo.

Valentina Diana usa metafore divertenti per raccontare il travaglio della coscienza femminile in una famiglia asimmetrica - due maschi in casa ma padri nessuno - ma disperatamente autentica. Le madri perfettine appollaiate in cucina a ballare il rap della risolutezza sono una geniale rappresentazione del Super Io della "madre madrona", mai così a disagio come di fronte a quel figlio divenuto improvvisamente estraneo. Cos'è allora la genitorialità? Forse una mamma-colf che miscela impasti preconfezionati inseguendo il mito della famiglia normale, frequenta un metodo tedesco di recupero per genitori, fuma di nascosto, si sposa furtivamente.

Le formiche simboleggiano invece l'umiltà che spariglia il centro e la periferia. L'adolescenza passerà, diceva il grande psicoanalista viennese Peter Blos, quando sarà completato il processo di de-idealizzazione dell'oggetto e del sé. Processo la cui importanza è paragonabile alla rivoluzione copernicana, il cui significato simbolico ed esistenziale travalicò addirittura quello scientifico, privando l'uomo del suo posto al centro dell'universo e ridimensionandone per sempre il ruolo. L'accettazione della condizione umana, cioè l'elaborazione del lutto per la perdita della propria centralità, è l'esito ineludibile e penoso (e così letterario) del percorso adolescenziale.

Ma siamo proprio sicuri, noi adulti, di aver scavallato felicemente l'epoca dell'adorazione dell'ego? Anche per questo vale per Smamma la sapida premessa di Mark Twain al suo Huckleberry Finn: "chi cercherà di trovarvi una morale sarà esiliato".

Valentina Diana
Smamma
Einaudi
234 pp., 17 euro

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