Umberto Boccioni, scultore e pittore, si arruola volontario allo scoppio della Grande Guerra. La sua scelta è conseguente al pensiero interventista di cui è esponente di spicco assieme al gruppo di futuristi con Marinetti, Balla, Achille Funi, Antonio Sant'Elia, Carlo Erba e Mario Sironi.

Nei mesi precedenti si era reso protagonista nelle dimostrazioni di piazza a favore dell'ingresso italiano nel conflitto. E'a Milano dal 1907, dopo aver girato molte città italiane a causa del lavoro paterno, usciere di Prefettura. Con Balla, Severini, Russolo e Carrà firma nel 1910 il Manifesto dei Pittori Futuristi. Subisce anche un arresto alla fine del 1914 in seguito ai disordini che seguirono un suo comizio interventista presso il teatro Verdi di Milano.

La produzione artistica di Boccioni, fondata sulla forza dinamica e sovrapposizione dei piani prospettici, rispecchia pienamente il pensiero politico dei futuristi: azione e rivoluzione, purificazione da tutto ciò che è considerato "vecchio" e "debole". La guerra era occasione di pulizia dallo stantio Stato Liberale, dal giolittismo, dal trasformismo politico. 

Boccioni è assegnato ad un corpo di volontari d'"élite", il “Battaglione lombardo volontari Ciclisti ed Automobilisti”, formato alla vigilia del conflitto da enti civili come il Touring Club Italiano e gruppi sportivi privati. Assegnati alle retrovie a Peschiera del Garda, i volontari futuristi vedono la battaglia da lontano. Solo nell'ottobre 1915 il gruppo di Boccioni parteciperà alla battaglia del Monte Baldo e alla presa del Dosso Casina nella zona del Monte Altissimo. Nel dicembre 1915 il Corpo Volontari Ciclisti ed Automobilisti viene sciolto. Troppo anziano per rientrare nella leva dell'Esercito Permanante, Boccioni è posto nuovamente nelle retrovie. Il 17 agosto 1916 la vita del futurista è spezzata da un banale incidente a cavallo. I suoi compagni impareranno sul campo che la guerra non era come l'avevano esaltata e dipinta. Come Boccioni, perderà la vita l'architetto Antonio Sant'Elia, che il 10 ottobre 1916 morirà nei pressi di Monfalcone durante un assalto. Carlo Erba, il pittore milanese amico di Boccioni, è falciato da una granata sull'Ortigara l'anno successivo. Il suo corpo non sarà mai ritrovato. Spazzato dalla furia e dall'impeto, già protagonisti assoluti dei suoi stessi dipinti.

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