La democrazia turca, dalla sua nascita all'inizio del XX secolo, è sempre stata "guardata a vista" dai militari.

Nata dalla dissoluzione dell'Impero Ottomano, la Turchia moderna fu ispirata da un soldato di rango medio reduce della Grande Guerra e delle guerre nei Balcani e contro l'Italia in Libia: Kemal Ataturk, il padre della rivoluzione laica del Paese.

A parte una tardiva dichiarazione di guerra contro la Germania nazista, Ankara rimane neutrale per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale. Le basi laiche e riformatrici posate da Ataturk si traducono in un avvicinamento della Turchia all'Alleanza Atlantica. L'ingresso nella NATO è datato 1952, quando al governo ci sono i Democratici dopo la vittoria nelle prime elezioni libere avvenute due anni prima. 

Il primo colpo di stato avviene 8 anni dopo l'ingresso del paese nell'orbita occidentale, il 27 maggio 1960. Il primo ministro Adnan Menderes aveva iniziato a smantellare alcuni punti cardine dell'era Ataturk in materia di religione: pressato dalle autorità musulmane aveva riaperto numerosi luoghi di culto, reintrodotto le preghiere in arabo anzichè in turco, inaugurato nuove scuole coraniche. Contemporaneamente si alienò l'opposizione inasprendo la censura sui mezzi di informazione. Le tensioni in esponenziale crescita fecero decidere a Menderes l'introduzione della legge marziale all'inizio del 1960. I vertici militari depongono primo ministro e presidente assieme a molti membri del governo. Il processo vide la condanna degli ex membri del governo di Ankara per tradimento. Menderes viene condannato a morte, e il potere passa nelle mani del generale Cemal Gursel, che lo detiene fino al 1965, prima della reintroduzione di libere elezioni

Dal colpo di stato del 1960, l'instabilità politica in Turchia sarà una costante, aggravata dalla pesante crisi economica della fine del decennio. Il secondo colpo di mano dei militari data marzo 1971. Per l'altissima conflittualità sociale dovuta all'inflazione e alle proteste dei lavoratori turchi che infiammavano il paese, l'esercito interviene nuovamente per "restaurare l'ordine pubblico". Questa volta i, golpe prende la forma di un "memorandum" consegnato all'allora premier Suleyman Demirel, che poche ore dopo si dimette lasciando il posto a una serie di governi "d'ordine" direttamente manovrati dai militari (11 cambi di governo dal 1970 al 1979)

Nel marzo del 1980 le condizioni socio-economiche del paese sono drammatiche. Di nuovo i militari mirano alla presa diretta del potere che avviene il 15 settembre di quell'anno. Imposta la legge marziale, il potere è preso dal generale Evren, capo della giunta in grigioverde, sotto la cui direzione la Turchia raggiunge una discreta stabilità. Durante il colpo del 1980 centinaia di migliaia di persone furono arrestate e numerose furono le esecuzioni capitali. Molti altri sgraditi alla giunta militare saranno torturati o spariranno come in Argentina. Il colpo del 1980 fu assecondato dagli Stati Uniti, per i quali era strettamente necessaria una Turchia stabile e saldamente alleata dopo la salita al potere dell'Ayatollah Khomeini l'anno precedente. Una nuova Costituzione per il paese è varata due anni dopo in seguito ad un referendum imposto ed accettato dal 92% dei votanti. La nuova costituzione blindava il generale Evren, che resterà al potere per altri 7 anni.

Nel 1995 le elezioni videro una grande avanzata del partito islamista, che prenderà il potere l'anno successivo in un governo di coalizione. Ancora una volta i militari fecero la guardia alla natura laica della Turchia, imponendo con un altro memorandum al primo ministro Erbakan la limitazione dell'educazione nelle scuole religiose, il divieto del velo per le donne. Nel 1998 i militari mettono al bando il Refah Partisi, (RP) il partito islamista di cui ha fatto parte anche l'attuale presidente Erdogan, oggetto del fallito golpe del 16 luglio 2016.

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