Triestini nella prima guerra mondiale. Estate 1914

Sotto le insegne dell'Impero Austro-Ungarico i primi soldati di lingua italiana a ricevere il battesimo del fuoco nella Grande Guerra saranno i triestini, i giuliani e i friulani. Inquadrati nel 97° Reggimento Fanteria austriaco e destinati in Galizia

Edoardo Frittoli

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Tra la fine di Luglio e i primi giorni di Agosto del 1914 ebbe effetto l'ordine di mobilitazione proclamato dall'Imperatore Francesco Giuseppe. 

Tra i reparti coinvolti vi era anche l' Infanterieregiment n. 97 " Georg Freiherr von Waldstätten", dal nome del Generale che lo fondò nel 1883. Fu il reggimento dove affluirono in massima parte i coscritti giuliani. Fu concentrato presso la Caserma Grande di Trieste e, forte di un organico di 3.500 uomini, partì per il fronte con destinazione Leopoli (L'vov) capitale della Galizia orientale. Il battesimo del fuoco contro i reparti russi in avanzata fu tragico. Tra agosto e settembre 1914 il 97° perse il 50% degli organici e si disfò sul terreno paludoso nei dintorni di Leopoli. 

I superstiti finirono in gran parte prigionieri dei russi, gli altri furono rimandati nelle retrovie per essere nuovamente inquadrati.

Presto il reggimento si guadagnò l'appellativo di "Demoghèle". 

Chi non è pratico della lingua giuliana potrebbe erroneamente tradurlo con "Diamoglele!", un vero grido di guerra. In realtà "Demoghèle" si traduce con "Diamocela" (a gambe). Il soprannome derivava probabilmente dalla scarsa attitudine al combattimento e dalla mancanza di una tradizione militare che li legasse alla corona Austro-Ungarica. 

Dopo le infelici operazioni in Galizia, per i soldati del Litorale giuliano comincia la lunghissima epopea della prigionia. Nel dicembre 1914 erano caduti in mano russa circa 100.000 prigionieri austro-ungarici, tra cui i soldati del 97°. Concentrati inizialmente a Kiev (campo di Darnitsa), saranno successivamente dispersi in vari campi di prigionia dopo essere stati divisi nei vari gruppi etnico-linguistici che costituivano l'esercito asburgico. Le condizioni dei prigionieri erano eterogenee, a seconda delle condizioni specifiche territoriali.

Il lavoro coatto ai quali erano assoggettati variava da un blando servizio presso civili russi fino alle più drammatiche esperienze di deprivazione, malnutrizione e malattia che falciarono diverse vite tra i prigionieri.

Già alla fine del 1914 la diplomazia italiana si mosse presso Mosca per individuare ed isolare, nell'ottica di un rimpatrio, i prigionieri "irredenti" intenzionati ad entrare nelle file del Regio Esercito una volta rientrati nel territorio del Friuli occupato. Fu identificato quale centro di raccolta il campo di Kirsanov, a sud di Mosca e, dopo l'ingresso in guerra dell'Italia, 4000 prigionieri del Litorale furono qui concentrati. Soltanto nell'autunno del 1916 un primo contingente di "irredenti" fu rimpatriato via nave da una missione militare italiana, ma lo scoppio della rivoluzione d'Ottobre l'anno successivo bloccò tutto. 

Per gli altri prigionieri si dovette attendere ben oltre la fine della guerra. E non fu un rientro diretto. Per 2500 italiani ancora in mano russa, fu l'inizio di una vera e propria odissea che li portò ad essere trasferiti in parte in Cina, nella concessione italiana di Tientsin e in parte a Vladivostok. Qui saranno inquadrati nel "Regio Corpo di Spedizione in Estremo Oriente" e impiegati nell'opera di contrasto al bolscevismo. Questi ultimi rappresentarono i "Battaglioni Neri", mentre coloro che per formazione o convinzione personale decisero di combattere a fianco dei bolscevichi andarono a costituire i cosiddetti "Battaglioni Rossi".

Entrambe le formazioni saranno smobilitate nel febbraio del 1920 e rimpatriate. Tra coloro che vissero in prima persona la rivoluzione bolscevica vi saranno elementi che influiranno politicamente durante le lotte operaie del "biennio rosso" del 1919-1920.

Un particolare ringraziamento per la stesura dell'articolo va alla Professoressa Marina Rossi, docente e ricercatrice presso l'Università degli Studi di Trieste per la preziosa collaborazione. Per ulteriori approfondimenti sulla storia degli italiani del Litorale durante la Grande Guerra, rimandiamo al sito http://www.storicamarinarossi.it

Si ringrazia inoltre l' Associazione Culturale "F.Zenobi" di Trieste per la fornitura di parte del materiale iconografico http://www.zenobionline.com/

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