Svenire bene davanti alle persone giuste
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Cultura

Svenire bene davanti alle persone giuste

5 febbraio 1882. Al teatro Carlo Felice di Genova è in programma La signora delle camelie. Fin dal pomeriggio del giorno prima la città è in attesa della diva, anzi divina, Sarah Bernhardt, “la più grande …Leggi tutto

 

5 febbraio 1882. Al teatro Carlo Felice di Genova è in programma La signora delle camelie. Fin dal pomeriggio del giorno prima la città è in attesa della diva, anzi divina, Sarah Bernhardt, “la più grande attrice francese del secondo Ottocento” che interpreterà Marguerite Gautier nel dramma che trent’anni prima aveva ispirato La Traviata di Verdi.

Lei stessa nella sua autobiografia, La mia doppia vita, ricorda quel giorno: la colpì la concomitanza del Carnevale a Genova e della messa in scena di un dramma la cui scena-madre era ambientata durante il Carnevale. Era emozionata e si chiedeva chi ci sarebbe stata a guardarla recitare “una delle parti più difficili del dramma francese”. Sarebbe riuscita a simulare il mancamento, la malattia, l’abbattimento dato dalla tisi?

Ci riuscì benissimo: alla fine del primo atto Sarah si accasciò sul palco, svenuta. Riprese dopo quasi un’ora, mentre il pubblico si riprendeva dallo sconcerto, ma fu costretta a interrompersi di nuovo.

Nella rubrica «Arte e artisti» del quotidiano genovese «Il Caffaro» il giorno dopo comparve la cronaca dell’evento, firmata con lo pseudonimo L. Cicala: «Abbassata la tela il pubblico rimase muto, addolorato e ansioso di conoscere cosa fosse accaduto… Pare si tratti di crisi nervosa complicata da sensazione eccessiva di freddo». Infatti, per le successive repliche e per la messa in scena della Adriana Lecouvreur furono prese «tutte le più scrupolose misure perché palcoscenico e platea fossero al riparo dal vento e riguardati dal freddo». Cicala concludeva che «nonostante l’episodio dello svenimento tra le artiste viventi lei è la prima».

È vero che il 5 febbraio faceva freddo, ma non così tanto. Un tedesco arrivato a Genova il giorno prima per incontrare un amico scrisse una lettera alla sorella di questi, la mattina:

«… il Suo signor fratello  sta così bene e, quel che conta quasi di più, è così di buonumore (…). Stamattina gli ho portato i suoi regali… Poi siamo andanti al teatro e abbiamo comprato 2 biglietti per questa sera (domenica). Sarah Bernhardt! Il pomeriggio [di ieri, ndr] sdraiati sulla riva del mare, in piacevole conversazione e davanti a un panorama divino (…). Alle 2 ci rivediamo, adiamo al mare, e questa sera Sarah».

L’episodio dello svenimento li turbò molto, se l’amico “genovese” e “signor fratello”, incredibile a dirsi, cinque giorni dopo cadeva anche lui svenuto a terra, nonostante il buon umore, «la compagnia più gradevole e stimolante» dell’amico e «l’uso di tutti i ricostituenti possibili». Scrive il 10 febbraio alla sorella:

«Con Sarah Bernhardt abbiamo avuto sfortuna. Siamo andati al primo spettacolo; dopo il primo atto si è accasciata come morta. Dopo un imbarazzante ora di attesa ha ripreso a recitare, ma nel bel mezzo del terzo atto ha avuto uno sbocco di sangue, proprio sulla scena – ed è finita così. L’impressione è stata tremenda, tanto più che la sua parte era proprio di una malata di questo genere (La dame aux camélias di Dumas fils). – Ciò nonostante, la sera successiva e quella seguente ha recitato riscuotendo un successo enorme, e ha convinto Genova che “tra le artiste viventi lei è la prima”».

L’amico si chiamava Paul Rée e lui era Friedrich Nietzsche.

 

 

 

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