Neil Young, 'Come un uragano' - Interviste sulla vita e sulla musica
Neil Young, 'Come un uragano' - Interviste sulla vita e sulla musica
Cultura

Neil Young, 'Come un uragano' - Interviste sulla vita e sulla musica

La rotta imprevedibile di un rocker da cinquant'anni su un sentiero accidentato

Fa parte di quella generazione di artisti che hanno vissuto, immaginato, creato, dissipato così tanto da diventare leggendari. A settant'anni suonati tornerà in Italia nel mese di luglio con il diserbante chitarristico antimultinazionali che ha concepito sotto forma di concept album: The Monsanto Years, suonato con i figli di Willie Nelson, sorta di nipotini dei Crazy Horse con il nome di Promise of the Year. Ma prima possiamo ripassarne le gesta - cinquant'anni di rock su e giù dallo stardom al "canale di scolo" - nella poderosa antologia di interviste curata da Eddy Cilia e tradotta da Francesco Graziosi: Neil Young - Come un uragano. L'epopea di un outsider per scelta di vita.

Preceduto da un sintetico Viaggio nel passato che in una sessantina di pagine condensa vita e opere di Young, Come un uragano raccoglie 22 interviste da giornali americani e inglesi, realizzate fra il 1967 e il 2012. Nel loro insieme tracciano un ritratto inedito e sfaccettato di questo Frankenstein dagli occhi sospettosi e penetranti il quale - ironia della sorte - non ha mai nascosto una viscerale antipatia per i giornalisti. Chiacchierando del più e del meno capita però sovente che la scorza del dinosauro si incrini, rivelando l'idealismo combattivo di una persona dotata di grande umanità e ironia, "con una vena di sardonica intelligenza che ribolle appena sotto la superficie" come ha scritto Nick Kent su Mojo nel 1995.

La sua proverbiale incostanza, in una carriera eccezionalmente prolifica, è spiegata fra queste pagine con mostruosa coerenza. Lo sconcerto dei fan per brutali passaggi come quelli da Harvest a Time Fades Away, a cavallo dei Settanta, o negli Ottanta da Rust Never Sleeps a Hawks & Doves o da Re-Ac-Tor a Everybody's Rockin', ne esce quantomeno attenuato. I miei cambi di direzione, dice Young, sono prevedibili "come il sole che sorge e tramonta". Un'intera carriera costruita secondo uno schema che si ripete. Uno schema circolare di creazione/distruzione. Arrivato all'apice di un ciclo creativo, Neil sente un impulso irresistibile a cambiare, rinnovarsi, purificarsi. Per farlo deve sterzare completamente, prima che la ruggine arrivi a corroderlo, prima che qualcuno possa dire "ecco, Neil Young è questa roba qui".

Buona la prima: Neil Young è noto per non amare le sovraincisioni e le lunghe sedute in studio. Allo stesso tempo è un perfezionista d'atmosfere e un fustigatore del suono digitale: sono solo codici binari, ha detto dei CD e non parliamo degli MP3. Insomma il classico sound dei Crazy Horse, forse grezzo e prevedibile ma potente come un uragano, è l'unico che da quasi mezzo secolo lo fa sentire a casa. Il luogo dove tutti lasciano il proprio ego fuori dalla porta. "Quella che cerco è l'essenza della registrazione". Quando sta arrivando, anche il pubblico se ne accorge. Una magia a cui contribuisce la luna piena. Ebbene sì, ha raccontato Neil, scelgo sempre di registrare in campagna perché quando esco mi piace guardare il cielo, contare le stelle e tornarmene a casa, on this harvest moon.

Il libro è pieno di aneddoti divertenti raccontati in prima persona, a partire dalla mitica fondazione dei Buffalo Springfield dopo l'incontro casuale con Stephen Stills e Richie Furay sul Sunset Boulevard di Los Angeles. Era il 2 marzo 1966, Young procedeva in direzione opposta alla guida di un carro funebre. Ma anche di storie cupe e drammatiche come quelle legate agli amici morti per droga o alla grave disabilità del figlio Ben. Trans, il disco del 1982 che segnò l'effimera svolta elettronica, fu profondamente influenzato dal programma di riabilitazione che i genitori avevano intrapreso, alla ricerca di un nuovo canale di comunicazione. Non si riesce a capire cosa dice? "Era la sensazione che provavo io con mio figlio".

Come fare a resistere alla tentazione di ascoltarlo suonare dal vivo, arruffato come al solito, le nuove canzoni come se fossero già vecchie, nell'attesa della magia di un arpeggio o un riff depositato nella memoria involontaria? Impossibile. Vederlo in concerto conferma il fatto di essere - come lui - ancora vivi.

Neil Young, Come un uragano
a cura di Eddy Cilia
minimum fax
400 pp., 18 euro

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