I Monuments men della storia dell’arte
Getty
I Monuments men della storia dell’arte
Cultura

I Monuments men della storia dell’arte

Armati di una strumentazione avanzatissima, 175 superesperti passano al setaccio i capolavori del Tefaf di Maastricht, la fiera mercato più importante al mondo.

Sono una pattuglia di 175 superesperti. Per due giorni, prima dell’apertura, passano al setaccio la più importante fiera mercato d’arte al mondo, il Tefaf di Maastricht. Il loro compito è quello di verificare l’affidabilità delle attribuzioni, la qualità e la conservazione delle opere. Conclusi gli esami si ritrovano, discutono i casi critici, se non c’è unanimità di giudizio, mettono ai voti. Alla fine comunicano il loro verdetto agli espositori, che possono adeguarsi alle indicazioni o togliere l’opera dallo stand. Il tutto, ovviamente, nella massima riservatezza.

Il Vetting Committee è il vero valore aggiunto che distingue Tefaf (l’acronimo sta per The european fine art fair) da tutte le altre analoghe fiere di settore, e che ne ha fatto il più importante appuntamento al mondo per collezionisti e per mercanti. In realtà si dovrebbe parlarne al plurale: i comitati di controllo sono infatti 29, ciascuno per ogni segmento di oggetti esposti, dai quadri alle sculture, dai disegni ai gioielli, dal design ai tessuti e così via. Ogni comitato è composto da esperti super partes (ne fanno parte direttori di musei, storici dell’arte, restauratori) e girano per gli stand, perfettamente allestiti ma ancora chiusi al pubblico, armati di strumentazione avanzatissima per le loro analisi: dal microscopio elettronico allo spettrometro ai raggi x (il cosiddetto Xrf). Dal 2000 inoltre hanno aggiunto un altro controllo, quello relativo al grande database mondiale delle opere d’arte rubate, The art loss register.

È un’operazione che tiene con il fiato sospeso tutti gli espositori, in un calendario che scorre come un perfetto meccanismo a orologeria. Lunedì e martedì sono i giorni dei controlli e del giudizio. Il mercoledì è il giorno degli eventuali appelli da parte dei galleristi, a cui i comitati danno immediata risposta. Il giovedì si inaugura. Il venerdì la fiera apre al pubblico: ogni anno sono circa 70 mila le persone che la visitano. A volte il verdetto costringe a ritirare l’opera, o a correggere l’etichetta aggiungendo per esempio un "attribuito a" davanti al nome dell’autore, con evidente riduzione del valore.

Ma può anche accadere il contrario, come successe un paio d’anni fa per un quadro di Guido Reni, presentato come opera della sua cerchia e che invece il comitato ha assegnato con sicurezza al maestro bolognese, grazie al riferimento di un disegno segnalato da uno degli esperti del Vetting Committee. "Il valore di Tefaf è nella sicurezza che garantisce a collezionisti e addetti del settore" spiega Fabrizio Moretti, gallerista internazionale (Firenze, Londra, New York), che fa parte dell’Executive Committee della fiera. "Maastricht non è una città con particolari attrazioni e non è neanche semplicissima da raggiungere. Il profilo del frequentatore di Tefaf è quindi diverso da quello di tutte le altre rassegne del settore: chi arriva qui in genere non arriva per curiosare ma con una forte propensione a comperare. Quindi garantire la massima trasparenza e qualità è una condizione fondamentale".

È raro che chi arriva a Maastricht non trovi oggetti di suo gusto. La fiera infatti è divisa in otto sezioni, che coprono antico e moderno, arti maggiori e arti minori. Ci sono per esempio una sezione per il design e una per i gioielli. Ma Maastricht ha anche un altro valore aggiunto. Spiega Moretti: "La fiera è gestita da un’organizzazione non profit, in cui hanno una parte preminente proprio antiquari e mercanti. Questo significa che tutti i proventi generati dall’organizzazione di una fiera di successo come questa, vengono reinvestiti per migliorare ogni anno le location e le strutture. Quella di Maastricht nasce come una fiera al servizio di chi vende e di chi compra, e questo la distingue in modo netto da tutte le altre fiere di settore".

Moretti fa parte della pattuglia di espositori italiani, che quest’anno è cresciuta da 12 a 16. Nel suo stand porta in particolare un trittico del Maestro di San Martino alla Palma, un artista molto raro, attivo all’inizio del ’300, fra i primi ad allinearsi alle novità rivoluzionarie introdotte da Giotto. Da questo si intuisce come Tefaf sia un vero museo che apre le porte per 10 giorni (quest’anno dal 14 al 23 marzo) e poi si dissolve. Per l’edizione 2014, la 27esima della sua storia, mette sul piatto, fra i tanti pezzi da novanta, un Ritratto di vecchio, dipinto inedito su tavola di Rubens, presentato da The Weiss Gallery. E soprattutto un Van Gogh presentato da una galleria londinese, Simon C. Dickinson. È un quadro della stagione parigina, quella della scoperta dell’Impressionismo. Il soggetto è il Moulin de la Galette, uno dei celebri mulini ormai fuori uso che continuavano a caratterizzare lo skyline di Montmartre. È un quadro firmato "Vincent" e che ha un curriculum d’eccellenza, in quanto risulta nel catalogo delle opere dell’artista curato alla sua morte dalla cognata Johanna. A occhio, un’opera che non ha nulla da temere dal Vetting Committee.

Leggi Panorama Online

Ti potrebbe piacere anche

I più letti