L’ineffabile fascino del clistere
L’ineffabile fascino del clistere
Cultura

L’ineffabile fascino del clistere

Racconta F. Gonzàlez-Crussì nel suo potente Organi vitali (Adelphi) che, benché antica come il mondo, la scatologia subisce una svolta glamour dopo l’epoca puritana, nel Sei e Settecento, assumendo le forme di una vera e propria moda. Come la febbre …Leggi tutto

Racconta F. Gonzàlez-Crussì nel suo potente Organi vitali (Adelphi) che, benché antica come il mondo, la scatologia subisce una svolta glamour dopo l’epoca puritana, nel Sei e Settecento, assumendo le forme di una vera e propria moda. Come la febbre dei tulipani si era propagata in Olanda, in Francia si diffuse un vero culto della deiezione: sugli studi di Reinier De Graaf, convinto che tutte le malattie fossero da imputare alla stagnazione delle sostanze tossiche nell’intestino e sul tema scrisse un trattato dallo stupendo titolo De clysteribus, l’irrigazione intestinale diventò l’atout della classe nobile.

Il clistere si pensava potesse curare la melanconia, su cui i romantici preferiranno comporre versi: i farmacisti vendevano clismi di tutti i tipi e per tutti i gusti: emollienti, astringenti, analgesici, detersivi, carminativi, consolidanti, nutrienti. Gli emollienti si dividevano in semplici e composti: semplici se formati da una sostanza unica, tipicamente il latte o l’acqua tiepida o il brodo di castrato; composti se formati di diverse sostanze, dei cocktail insomma, di malva, altea, violetta, acanto, sassifraga, ecc. Andava molto il latte di mandorle unito all’olio di violetta e al burro.

Di pari passo con la crescente raffinatezza e sofisticazione della nobiltà europea, le siringhe per clistere divennero oggetti d’arte in sé. Ve n’erano di porcellana, d’argento dorato, di avorio, di madreperla scolpita. La Pompadour faceva mostra della sua siringa nel suo boudoir personale, mentre il Re Sole, predecessore del suo amante Luigi XV, era ghiotto degli effetti di quello alla lavanda. A proposito, ci fu una disputa sul nome quando Madame Maintenon, consorte del Re, diede una stretta moralista a Corte e impose che il clisma o clistere, il cui nome la disturbava, venisse chiamato lavement (lavativo).

Le nobildonne lo usavano anche in situazioni sociali, chiedendo un lavativo ai valletti, facendosi sollevare le gonne e restando sedute a chiacchierare. Lo si chiamò poi rimedio, cercando di farlo rientrare tra le pratiche igieniche, ma lavement suonava molto più esclusivo, tinto com’era di frivolo libertinaggio. Il controllo sanitario – il positivismo aveva ancora un secolo per arrivare – non vinse. Non a caso il clistere compare tante volte nell’opera di Sade, come delizia punitiva.

Il platonismo e il cattolicesimo avevano relegato il buco del culo alle bassezze manageriali del Demonio, e ciò che Greci e Egizi diedero al corpo – la nobiltà del divino – l’aristocrazia europea di quegli anni rese chic e il Settecento glorificò, in tutte le sue funzioni, persino politiche.


 

 

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