Sarah Manguso, 'Andanza' - La recensione

Fine di un diario, ovvero come cambia la percezione del tempo ai passaggi della vita

L'andanza

L'andanza, particolare del disegno di copertina – Credits: illustrazione di Marco Petrella

Michele Lauro

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Uno dei libri più strani e affascinanti di questo 2017 è il piccolo breviario di Sarah Manguso, scrittrice americana felicemente crossover - a suo agio con la poesia e il racconto, il saggio, il memoir. Qui l'ottima traduttrice, Gioia Guerzoni, è costretta a creare un neologismo per rendere l'empatia del titolo originale: Ongoingness, letteralmente "l'essenza dell'andare avanti", o qualcosa del genere. Così ecco l'Andanza: la danza dell'andare. Un piccolo poema in prosa per riflettere sull'ansia tipica del nostro tempo: quella di non avere tempo.

Ricordo del tempo e tempo del ricordo

Per 25 anni Manguso ha annotato ogni istante in un diario. Un'abitudine o meglio un vizio compulsivo per difendersi dalla "paura di svegliarmi alla fine della vita accorgendomi che mi era sfuggita". Poi quell'illusione si è dissolta e ora giace delicatamente racchiusa tra queste pagine, ricche di molti spazi bianchi: il diario della fine di un diario. Una meditazione sul tempo e sulla memoria, sul cambiamento e la mortalità, con al centro il dilemma che ispirò ai primi del Novecento il filosofo Henry Bergson: come aderire alla continuità del tempo senza perdere la vita che esso contiene?

Il tempo è un bastardo, ha sentenziato la più visionaria delle scrittrici americane contemporanee, Jennifer Egan, nel suo capolavoro debitore tanto a Marcel Proust quanto ai nuovi linguaggi dei social media e dei serial televisivi. Sarah Manguso riprende il discorso in forma più intima e sommessa, a partire dall'ossessione per il tempo. Come quando il corpo "sente" con disagio il muscolo involontario del cuore che batte, così la percezione del tempo si accompagna a una primordiale insoddisfazione. Scrivere un diario è scegliere cosa dimenticare.

L'inizio, la fine ma soprattutto il percorso

Perché il tempo non è fatto di singoli istanti, eppure attraverso la successione degli istanti abbiamo percezione del tempo. Come si esce dall'antinomia? Le filosofie orientali abbracciano un'idea del tempo circolare, fatta di cicli, nascite, morti e rinascite. La risposta dell'autrice è contenuta invece nella missione evolutiva della nostra specie: la maternità. Mentre lo scacco dell'andanza deriva dal bisogno di contemplare qualcosa (la continuità del tempo) nel momento stesso in cui svanisce, la biologia àncora la madre al presente. In quella scelta lei stessa diventa lo spazio e il tempo, per quel figlio che è parte di sé eppure anche altro da sé.

L'ontogenesi frantuma l'illusione di un inizio e una fine. "Ho iniziato ad abitare il tempo in modo diverso", racconta Manguso in pagine bellissime dove la continuità del tempo (una costruzione astratta, intellettuale) si muta a poco a poco nella continuità del bambino (un essere concreto da amare, proteggere, conoscere): "La mia vita si era trasformata nell'abilità silenziosa di aspettare il minuto successivo". L'angoscia per la memoria che si deteriora si stempera così nel privilegio di mettere la spunta alle cose, di sapere che il tempo continuerà senza di noi.

La storia di una vita

Ma attenzione, questo non è un libro di filosofia. I pensieri di Sarah Manguso sono confessioni brevi, amichevoli, leggere, piene di pause, di dubbi, spesso velate d'ironia. Mettono a proprio agio. E come accadeva nella seconda metà della futuristica Recherche di Jennifer Egan, alla fine dell'Andanza anche il lettore può liberarsi della sua camicia di forza: l'obbligo della cronologia. Può tornare bambino e ritrovarsi vecchio, tenere il libro sul comodino per un mese, leggere una pagina al giorno, dimenticarselo. 

Può cominciare a scrivere il diario dall'ultima pagina oppure smettere di ricordare e di dimenticare, abbandonare la successione di istanti per sperimentare, come l'autrice, l'ebbrezza del viaggio di sola andata. C'è uno stato qualitativo della coscienza che contiene simultaneamente tutti i momenti. In quel tempo interiore, una in(di)visibile concatenazione di eventi muove dalle scelte o dal caso a formare la storia di una vita.

Sarah Manguso
Andanza
NNE
120 pp., 15 euro

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