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"Preghiera del Mare" di Khaled Hosseini. La recensione

Una preghiera laica, una storia di paura e di speranza. Un grande atto d’amore

Preghiera del Mare di Khaled Hosseini

Valeria Merlini

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Di storie come questa ne leggiamo tante, ne ascoltiamo quasi quotidianamente dalle notizie e sempre più spesso non ci immedesimiamo nella pelle di chi queste storie non solo le vive, ma le fa proprie e con la propria vita paga un viaggio verso la speranza.

Verso qualcosa di diverso, di nuovo e che dia respiro. Lontano da una guerra, dai soprusi di un paese che si dimostra ogni giorno più lontano dal luogo chiamato “casa”.

Questo è il viaggio raccontato da Khaled Hosseini nel suo Preghiera del Mare (SEM). quella preghiera che gli occhi di un figlio rivolgono al padre nel momento del bisogno, quella stessa che ogni bambino in ogni angolo del mondo rivolge al proprio genitore quando ha paura: di un brutto sogno, anche solo di un’immagine che lo terrorizza, del lupo cattivo o dell’uomo nero.

E sempre vale quel “dammi la mano, non ti succederà niente di male” che anche Saviano, nella sua prefazione, usa come invito all’accoglienza, alla comprensione, all’accettazione di tutti coloro che si dimostrano differenti da noi, nei modi, nei gesti, nel colore della pelle, nelle credenze e nella provenienza.

Ecco allora la storia che inizia con quel “Mio caro Marwan”, la lettera di un padre al suo bambino mentre sono di notte su una spiaggia circondati da persone che parlano “lingue che non conosciamo”.

Riaffiorano tutti i ricordi dell’infanzia paterna, dei colori e dei sapori di lui bambino e poi del figlio, bambino a sua volta, mentre gli vengono mostrati gli stessi luoghi in un’infanzia che si disperde.
La Città Vecchia in cui conviveva la moschea per i musulmani e la chiesa per i cristiani. Le strade colme di profumi di cibo e i colori della sera, durante quelle passeggiate mano nella mano alla mamma che non potranno ritornare. Non in questo luogo almeno.

Perché poco per volta tutto ha perso colore e sostanza, da una protesta ad un assedio, il culmine della guerra con le sue bombe e i suoi morti.

Caduti per cui piangere, lacrime da versare e un paese da lasciare.
Perché la guerra è impietosa con quello che è stato e con chi rimane. Il dolore acuto della perdita si somma alla mancanza di una nuova patria, perché queste lingue sconosciute che si mescolano unite nella disperazione non sono benvenute altrove. Le disgrazie altrui sono solo da ascoltare, vanno bene quando sono notizie lette, ma non quando le si incontrano faccia a faccia.

Perché fanno paura, perché ci si incollano addosso e non se ne vanno. Quando il solo desiderio resta quello di un futuro oltre il mare vasto e indifferente. Ed è impossibile non sapere che tutto questo, comunque, ci riguarda.

Preghiera dal Mare è ispirata alla storia di Alan Kurdi, bambino siriano di 3 anni che, nel settembre 2015, è annegato nel Mar Mediterraneo mentre cercava di raggiungere l’Europa e la salvezza.
Il libro è dedicato alle migliaia di rifugiati che, come Alan, sono deceduti in mare mentre fuggivano dalla guerra e dalla disperazione del loro paese.
 
Preghiera del Mare
di Khaled Hosseini
SEM, 2018

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