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Usa, il Partito democratico si spacca in Michigan

Usa, il Partito democratico si spacca in Michigan
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Nella locale sfida per il seggio del Senato, la deputata dem, Haley Stevens, ha dato il suo endorsement al candidato repubblicano Mike Rogers: uno schiaffo in piena regola ad Abdul El-Sayed, che potrebbe adesso complicare le cose all’Asinello

La Rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa

Outside the Beltway è l’espressione in gergo che designa la politica “fuori da Washington” (cioè in senso antiestablishment)

Terremoto politico in Michigan. La deputata democratica, Haley Stevens, ha dato il suo endorsement a Mike Rogers: il candidato repubblicano al seggio senatoriale dello Stato. Si tratta, come è facile intuire, di uno schiaffo in piena regola al candidato dem di estrema sinistra, Abdul El-Sayed.

“Ehi, Michigan, come avrete visto, il nostro candidato democratico al Senato degli Stati Uniti, Abdul, ha detto che non ero più la benvenuta nella sua campagna e che avrei dovuto starne alla larga”, ha detto la Stevens in un video. “E ha ragione, ed è per questo che oggi appoggio Mike Rogers per il Senato degli Stati Uniti. Non ho nulla a che fare con la campagna di Abdul”, ha aggiunto. La Stevens era stata sconfitta da El-Sayed alle primarie parlamentari dem lo scorso agosto. Lo scontro era stato particolarmente aspro con El-Sayed che, notoriamente su posizioni filopalestinesi e anti-israeliane, criticava duramente l’avversaria per la sua vicinanza allo Stato ebraico. Il duello era stato così acceso che le alte sfere del Partito democratico temevano che la frattura non si sarebbe ricomposta. Tutto questo anche alla luce del fatto che, smentendo i sondaggi che la davano notevolmente indietro, la Stevens aveva perso con uno scarto inferiore all’1%.

Eppure, pochi giorni fa, sembrava che il quadro si fosse rasserenato: era infatti stato annunciato che la deputata avrebbe partecipato a un comizio di El-Sayed a Detroit. Poi però è successo qualcosa. La Stevens ha infatti pubblicamente auspicato che l’ex rivale condannasse esplicitamente uno spot elettorale, da lei tacciato di antisemitismo, che era stato prodotto daRebellion Pac a favore dello stesso El-Sayed. Il candidato dem si era quindi risentito, accusando la Stevens di voler “riaprire una primaria conclusasi tre mesi fa”. Successivamente, la campagna di El-Sayed ha chiesto alla deputata democratica di non partecipare ai suoi eventi elettorali. Un fattore che ha spinto la diretta interessata a dare il suo endorsement a Rogers.

Donald Trump ha subito definito la svolta “una enorme notizia”, aggiungendo che il seguito della Stevens “è enorme e il livello di rispetto che gode presso il popolo del Michigan, in particolare le nostre comunità afroamericane ed ebraiche, è praticamente senza precedenti”. Per il Partito democratico la situazione rischia di rivelarsi assai problematica. Durante le primarie, la Stevens aveva vinto nelle contee con maggiore presenza di colletti blu. Inoltre, le alte sfere dell’Asinello temono da sempre che il radicalismo di El-Sayed possa allontanare il voto dei democratici moderati e non eccessivamente ostili a Israele. Tra l’altro, prima dell’endorsement della Stevens a Rogers, la media sondaggistica di Real Clear Politics dava lo stesso El-Sayed avanti di 3,9 punti sull’avversario repubblicano: un vantaggio non poi così considerevole in uno Stato, il Michigan, che non esprime un senatore del Grand Old Party dal lontano 2001.

Per i dem si tratta della seconda brutta notizia in pochi giorni. Il New York Times ha infatti recentemente svelato che il Partito democratico avrebbe orchestrato la discesa in campo di un candidato civetta in Alaska per danneggiare le chances di rielezione del senatore repubblicano uscente, Dan Sullivan. Nonostante l’Asinello abbia smentito, il quotidiano ha reso noto di avere in mano dei messaggi di testo che confermerebbero il suo scoop. Ricordiamo che sia l’Alaska che il Michigan quest’anno sono Stati cruciali per decidere la prossima maggioranza al Senato. Non è tra l’altro escluso che il caso Stevens e l’articolo delNew York Times possano avere ripercussioni politico-elettorali anche al di fuori dei confini di questi due Stati, mettendo il Partito democratico in cattiva luce a livello nazionale. Senza dubbio i repubblicani restano complessivamente in difficoltà a causa dell’alto costo del carburante. E difendere la maggioranza alla camera alta non sarà per loro troppo agevole. Ma, a ormai pochi giorni dall’Election Day, l’Asinello ha buoni motivi per iniziare a sudare freddo.

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